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Boris Johnson rivendica i suoi successi: “Brexit, vaccini e armi a Kiev”. Ma l’inflazione al 10% affossa l’Uk


L’ex premier saluta Downing Street e assicura il suo sostengo a Liz Truss, che dovrà fare i conti col dossier energetico e col rischio recessione lasciato in eredità da BoJo

06 Settembre 2022

Boris Johnson rivendica i suoi successi: “Brexit, vaccini e armi a Kiev”. Ma l’inflazione al 10% affossa l’Uk


Boris Johnson (fonte LaPresse)

Boris Johnson ha lasciato Downing Street. L’ha fatto con la consueta modestia, rivendicato i suoi successi: “Brexit, vaccini e armi a Kiev”. Preso dalla foga, BoJo si è dimenticato un piccolo particolare: nel Regno Unito l’inflazione è al 10%, i massimi dagli anni ‘80, quando a Downing Street c’era Margaret Tatcher e nelle metropolitane di Londra i pendolari giravano con giubbotti di pelle borchiati e anfibi militari ai piedi.

Boris Johnson rivendica i suoi successi: “Brexit, vaccini e armi a Kiev”. Ma l’inflazione al 10% affossa l’Uk

“Il governo conservatore del Regno Unito ha fatto e continuerà a fare di tutto perché il popolo britannico esca dalla crisi economica dovuta alla guerra in Ucraina e se Putin pensa di avere successo con il suo ricatto al popolo britannico, sarà deluso”, ha detto  Johnson nella sua conferenza stampa di commiato. L’ex premier ha assicurato che non farà mancare il sostegno a Liz Truss, l’esponente dei Tory che porterà avanti le politiche conservatrici del suo precedessore. Prima di pensare al futuro, però BoJo ha esaltato il recente passato. “Il mio governo ha portato a termine la Brexit, ma ha anche realizzato più rapidamente una campagna vaccinale contro il Covid 19, vaccinando una percentuale altissima della popolazione in breve tempo, e, negli ultimi mesi, ha sostenuto l’Ucraina anche con l’invio di armi, contribuendo a cambiare il corso della guerra”. Il corso della guerra, in realtà, ha cambiato anche il corso dell’economia britannica. In peggio. 

Boris Johnson rivendica i suoi successi: “Brexit, vaccini e armi a Kiev”. Regno Unito a rischio recessione

Ad agosto l’inflazione ha raggiunto la doppia cifra: 10%. È la percentuale più alta registrata dal febbraio del 1982. E la Banca d’Inghilterra prefigura la recessione entro la fine dell’anno. L’incremento è superiore alle previsioni: il Regno Unito sembra essere più esposto rispetto ad altri Paesi europei, in parte anche per le normative vigenti sui prezzi. Attualmente si stima che ogni famiglia, per l’energia, e quindi per le bollette, spenda in media 2.000 sterline (circa 2.400 euro) all’anno: quasi il doppio di un anno fa. Ed è probabile che superi le 4.000 mila sterline (4.800 euro) all’inizio del 2023. Non solo: secondo le previsioni di Citibank, nel Regno Unito l’inflazione raggiungerà il 18,6% a gennaio 2023 a causa di aumenti delle spese energetiche. Johnson ricorda con enfasi che l’Uk ha inviato armi all’Ucraina e che si è allineata all’Ue e agli Usa sulle sanzioni alla Russia. Ma come ha dimostrato il Sun con una tabella pubblicata dal Giornale d’Italia ieri, lunedì 5 settembre, a Londra le bollette sono aumentate dell’80%. A Mosca del 10%.

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