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11 Settembre, il rapporto desecretato: "Arabia Saudita dietro gli attacchi"

Biden ha fatto rendere pubblici alcuni rapporti dell'Fbi sugli attentati del 9/11. Ed emergerebbe una responsabilità saudita. Ma gli Usa non possono agire contro l'alleato in Medio Oriente

13 Settembre 2021

11 settembre 2001, vent'anni fa l'attacco che ha cambiato il mondo: l'America si ferma

Sono passati 20 anni, ma la verità su che cosa sia accaduto il tremendo giorno dell'11 Settembre 2001 ancora non è conosciuta. Eppure, qualche passo in quella direzione si sta facendo. Il Federal Bureau of Investigation (Fbi) ha declassificato un documento fino a ora segreto che faceva parte delle sue indagini sul possibile coinvolgimento del governo saudita negli attacchi dell'11 settembre, dopo forti pressioni da parte dei parenti del vittime. Il rapporto di 16 pagine, rilasciato però con più sezioni censurate, viene declassificato come parte di un ordine del presidente degli Stati Uniti Joe Biden di rilasciare documenti precedentemente segreti sull'indagine dell'Fbi per chiarire gli attacchi terroristici dell'11 novembre 2001.

Il report segreto degli Usa sull'11 settembre

Il documento descrive i contatti che i terroristi hanno avuto con i sauditi negli Stati Uniti, ma non offre prove evidenti di un possibile coinvolgimento del governo dell'Arabia Saudita nel piano di attacco al Paese. Anche se il dubbio di un coinvolgimento esiste. "Il governo americano possiede informazioni per provare il ruolo saudita, come minimo nel sostegno finanziario. I fatti
dimostrano che avevano un grande network di appoggio negli Usa, già 18 mesi prima dell’attacco. Vari governi stranieri hanno giocato un ruolo, all’interno e all’esterno degli Usa", afferma a La Stampa Kristen Breitweiser, attivista dell'istituzione per la commissione d'inchiesta sugli attentati. 

11 Settembre, ecco perché Biden non può dire tutta la verità sull'Arabia Saudita 

"Molte transazioni finanziarie che hanno consentito agli attentatori di colpire sono originate negli Emirati Arabi Uniti. Khalid
Sheikh Mohammed, mente dell’operazione, era in Qatar prima degli attacchi, ma per qualche ragione non siamo andati a prenderlo. Bin Laden, infine, è stato trovato in Pakistan: cosa ci faceva libero in quel Paese? Sono domande scomode, perché riguardano alleati degli Usa, e quindi avrebbero un impatto sulla politica estera", dice ancora Breitweiser. Washington non può attaccare l'Arabia Saudita a cuor leggero, anche perché ha in ballo numerosi interessi con Ryad. Tra le altre cose, gli Stati Uniti hanno sempre utilizzato i sauditi contro l'Iran, vero rivale in Medio Oriente, e ci sono numerosi contratti di armi vendute dall'America ai sauditi. Ecco perché, forse, la verità non emergerà mai del tutto. 

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