Lunedì, 04 Luglio 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Cattolica, Generali chiederà alla Consob l’autorizzazione per il sell-out

Da poco salita al 91% del capitale della controllata, Trieste si appresta a fare gli ulteriori passi in vista di una fusione che, secondo quanto risulta a Il Giornale d’Italia, dovrebbe eliminare la società ma conservare il marchio

Di Silvano Telesi

26 Maggio 2022

Cattolica Assicurazioni , al via analisi dati 2020. Approvato piano rolling 2021-2021

Ormai controllata pienamente dal gruppo Generali, Cattolica Assicurazioni è sempre più avviata verso il delisting da Piazza Affari.

Il Leone di Trieste ha annunciato oggi l’acquisto di 302mila azioni ordinarie, pari allo 0,13% della compagnia veronese, ottemperando all’obbligo di acquisto dai restanti azionisti di Cattolica che ne facciano richiesta di tutte le residue azioni ordinarie in circolazione, essendo stata superata la quota del 90% del capitale della controllata.

Tale soglia era stata raggiunta lunedì scorso, quando erano state rilevate oltre 15 milioni di azioni, corrispondenti a circa il 6,834% del capitale di Cattolica, attraverso una procedura di reverse accelerated book-building (Rabb), rivolta esclusivamente a investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri. Il corrispettivo pagato è di 6,75 euro per ciascuna azione, un valore che incorpora un premio sul prezzo di chiusura dell’azione ordinaria Cattolica alla data del 23 maggio 2022 (pari al 7,7% circa), per un esborso complessivo di oltre 105,3 milioni, che saranno versati giovedì 26 maggio.

Generali al momento è arrivata così a detenere direttamente il 91,438% della compagnia controllata. Il Leone dovrà ottemperare all’obbligo di acquisto su oltre 19 milioni di azioni (corrispondenti a circa l’8,4% del capitale).

Cosa succede ora

Il superamento della soglia del 90% ha posto le condizioni per l’operazione di Opa residuale per poter arrivare a detenere l’intero capitale di Cattolica e procedere al delisting del titolo dalla Borsa. Secondo quanto risulta a Il Giornale d’Italia, Generali nei prossimi giorni chiederà alla Consob l’autorizzazione per procedere con il sell-out a favore dei soci che non avevano aderito all’Opa.

A quel punto si apriranno due scenari. Se Generali riesce a salire al 95,1% del capitale di Cattolica, partirà il cosiddetto squeeze-out, cioè il procedimento in base al quale, in seguito alla promozione di un’opa totalitaria, l’offerente può avvalersi del diritto di acquisto delle azioni residue se viene a detenere almeno il 95% del capitale con diritto di voto. Il corrispettivo dovrebbe essere sempre quello di 6,75 euro, salvo aggiustamenti. Il passo successivo, in questo primo scenario, sarà quello di procedere a una fusione per incorporazione di Cattolica all’interno di Generali, mantenendo il brand, ma non la società.

Nel secondo scenario, Generali potrebbe fermarsi sotto alla soglia del 95% del capitale di Cattolica. Le azioni sarebbero sempre pagate al prezzo di 6,75 euro, salvo aggiustamenti. Qualora si verificasse questa ipotesi, si procederà una fusione semplificata, e si aprirebbero due possibilità per i possessori di azioni Cattolica: conservare le azioni di una Cattolica non quotata, che poi, al momento della fusione con Generali, sarebbero cambiate con azioni del Leone di Trieste, oppure procedere subito al concambio con le azioni di Generali.

In ogni caso, sempre secondo quanto risulta a Il Giornale d’Italia, si arriverà comunque alla fusione per incorporazione di Cattolica in Generali, con mantenimento del brand e annullamento della società. Tutta la governance sarà integrata dentro Generali e tutto il personale di Cattolica dovrebbe essere riassorbito all’interno del gruppo del Leone alato.

Ricucire gli strappi nel cda

Intanto si smuovono le acque per ricucire i dissensi in seno al cda. Il 12 maggio scorso i consiglieri di minoranza, Francesco Gaetano Caltagirone, Flavio Cattaneo e Marina Brogi, hanno rinunciato a far parte dei comitati endoconsiliari. Alla base dello strappo c’è la gestione delle operazioni strategiche e, più nel dettaglio, la richiesta di creare un comitato endoconsiliare sull’esame preventivo di operazioni aventi valore strategico che, nella proposta presentata, sarebbero state esaminate direttamente dal plenum del cda.

Lunedì prossimo, secondo quanto rivelato dal quotidiano MF, dovrebbe tenersi la riunione del comitato nomine che dovrà affrontare il tema oggetto di discordia. L’ipotesi su cui si starebbe lavorando è quella di ricalcare il modello adottato dalla concorrente Axa, e prevederebbe di innalzare l’attuale tetto di 50 milioni per le operazioni che non richiedono l’ok preventivo del cda. Allo studio, secondo il quotidiano, ci sarebbe l’accorpamento del comitato investimenti con quello per le operazioni strategiche, creando un organismo incaricato di istruire i potenziali deal sopra i 500 milioni di euro, lasciando ampi poteri al group ceo Philippe Donnet per le operazioni sotto tale tetto.

Di Silvano Telesi

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti

x