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GreenItaly 2021: il futuro è un’economia a misura d’uomo, in Italia 3,1 milioni di green jobs

Realacci: “Nel Rapporto c’è un’accelerazione verso un’economia che punta sulla sostenibilità, sull’innovazione, sulle comunità e sui territori”

20 Ottobre 2021

GreenItaly 2021: il futuro è un’economia a misura d’uomo, in Italia 3,1 milioni di green jobs

GreenItaly, ricerca annuale sul valore della Green Economy, torna a Roma con il suo dodicesimo rapporto. Al centro la riflessione che rivela come l’Italia sia in grado di cogliere le grandi sfide ambientali puntando su innovazione e ricerca, sviluppando il valore economico delle imprese e del Paese. GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, dal 2010 è uno strumento per conoscere numeri, territori e settori dell’economia green italiana, ma soprattutto per analizzare e capire il ruolo da protagonista che il Made in Italy può avere nel mercato internazionale puntando sulla sostenibilità.

L’Italia è infatti il principale destinatario delle risorse del Recovery Plan e anche per questo è chiamata a un ruolo da protagonista nella transizione verde. La sostenibilità, oltreché necessaria per affrontare la crisi climatica, riduce i profili di rischio per le imprese e per la società tutta, stimola l’innovazione e l’imprenditorialità, rende più competitive le filiere produttive. Lo dimostrano i dati e le storie del Rapporto GreenItaly, arrivato alla dodicesima edizione, è realizzato con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne e con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica.

GreenItaly 2021, Starace (Enel): "Elettrificazione, bisogna snellire i processi autorizzativi"

VIDEO-GreenItaly 2021, Starace (Enel): "Elettrificazione, bisogna snellire i processi autorizzativi"

"Lo sviluppo dell'economia verde in Italia continua con passo molto sostenuto. Questo fatto è dovuto ai trend mondiali, a cui ovviamente l'Italia si appoggia, e alla nostra preminenza mondiale nel campo dell'economia circolare, che si traduce in efficacissime politiche industriali". Così Francesco Starace, CEO di Enel, a Il Giornale d'Italia.

"C'è però la necessità di aumentare la coscienza e la capacità delle aziende di abbracciare con grande determinazione i temi della sostenibilita, della circolarità e dello sviluppo economico legato a questo ambito. Già da vari anni, Enel sostiene attivamente i suoi fornitori in questo percorso.

In questo momento la sfida più urgente per l'Italia è, da un lato, lo snellimento dei processi autorizzativi per le infrastrutture che servono allo sviluppo delle energie rinnovabili e, dall'altro, l'elettrificazione dei consumi industriali e residenziali.  Quest'ultima è una grande possibilità per il nostro Paese e, fino a questo momento, nessuno ha ancora imboccato questa strada con cosciente determinazione. La consapevolezza in questo campo si sta sviluppando solo dal basso.

Se in Italia mettessimo in campo delle politiche industriali per l'elettrificazione, come abbiamo fatto per l'economia circolare, avremmo un vantaggio competitivo".

GreenItaly 2021, Realacci (Symbola): “Sono 441 mila le imprese che negli ultimi 5 anni hanno fatto investimenti verso la green economy”

VIDEO - GreenItaly 2021, Realacci (Symbola): “- Sono 441 mila le imprese che negli ultimi 5 anni hanno fatto investimenti verso la green economy”

“Una conferma anche negli anni difficili della pandemia, la scelta per l’ambiente e la green economy è fatta proprio ormai da un terzo delle imprese italiane" - afferma a Il Giornale d’Italia Ermete Realacci Presidente Fondazione Symbola - "Sono 441 mila le imprese che negli ultimi 5 anni hanno fatto investimenti che vanno nelle direzioni delle fonti rinnovabili, del risparmio energetico, della riduzione del consumo di materie prime, di acqua, dell’innovazione di processo e di prodotto. Queste imprese sono quelle che innovano di più, esportano di più, producono più posti di lavoro, attualmente sono 3 milioni e centomila gli occupati che devono avere competenze green. Quindi il tema di affrontare la crisi climatica, tema che sarà al centro della COP26 di Glasgow e che è al centro delle politiche europee, è un tema che non solo fronteggia i pericoli, ma presenta anche la possibilità di rendere la nostra economia, come dice il Manifesto di Assisi, più a misura d’uomo e più capace di futuro.

Su questo il rapporto fornisce moltissimi dati e informazioni anche sulla distribuzione territoriale di queste imprese, sono 200 le imprese che vengono nominate nel rapporto e sui nostri punti di forza, sia quelli che riguardano il futuro, penso alla chimica verde o all’agricoltura di qualità, o a settori in cui noi siamo fortissimi come il legno-arredo e che presentano andamenti dal punto di vista ambientale migliori di altri paesi, o a settori in cui siamo leader in Europa. Penso ad esempio al recupero delle materie prime, all’economia circolare nei cicli produttivi, noi lì recuperiamo il doppio delle materie prime in media, rispetto al resto d’Europa, molto più della Germania e questo come spesso accade in Italia è figlio dei cromosomi, dell’antropologia più che delle politiche. Noi siamo un paese povero di materie prime e quindi abbiamo dovuto utilizzare quella grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l’intelligenza umana e questo fa sì che noi utilizzando l’innovazione ma anche ricorrendo alla bellezza, alla qualità, al design possiamo aiutare una battaglia per l’ambiente che è sempre più una battaglia per un’economia più forte.”

GreenItaly 2021, Prete (Unioncamere): "Energie rinnovabili, in Italia non sufficienti"

VIDEO-GreenItaly 2021, Prete (Unioncamere): "Energie rinnovabili, in Italia non sufficienti"

"Unioncamere gestisce molti albi di attività che sono inerenti all'ambiente. Abbiamo quindi conoscenza di attività amministrative nell'ambito ambientale e, allo stesso tempo, conoscenza del sistema dell'impresa". Andrea Prete, Presidente Unioncamere, a Il Giornale d'Italia.

"La transizione ecologica nel post pandemia è diventata un'ulteriore priorità. I cambiamenti climatici e i valori della CO2 ci impongono di fare una svolta. L'Italia nell'economia circolare è prima in Europa con valori molto sopra la media. Ma, mentre le imprese più grandi hanno già intrapreso la trasformazione green, c'è ancora molto da fare riguardo le imprese più piccole.

È importante non complicare la vita alle PMI e far capire loro che la transizione ecologica non consiste in un ulteriore aggravio. Anche inconsapevolmente, una disattenzione in questo ambito può far incorrere in un reato penale. Perciò l'impresa si deve sentire supportata e far riferimento a un quadro normativo molto semplice.

L'obbiettivo di raggiungere il -55% di anidride carbonica nel 2030 è molto importante e non facilmente raggiungibile. In Italia per fare questo dovremmo avere, ogni anno per dieci anni, un'installazione di 7 Gigawatt di potenza per energie rinnovabili. ll problema sta nella burocrazia e nell'eccesso di tempo per ottenere le autorizzazioni, motivo per cui l'ultima asta non è andata a buon fine. C'è bisogno di tempo e che ognuno faccia la sua parte. La produzione attuale è di 0,9 Gigawatt di potenza: a questo ritmo non ci riusciremo".

GreenItaly 2021, Cingolani: "Transizione ecologica, da insegnare ai bambini già alle elementari"

VIDEO-GreenItaly 2021, Cingolani: "Transizione ecologica, da insegnare ai bambini già alle elementari"

"Abbiamo un problema serio di formazione. Il concetto della transizione ecologica ed energetica deve essere impartito a i bambini già all'età di sei anni". Così Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica.

"Come ho detto spesso in altre occasioni: invece di far studiare per quattro volte le guerre puniche nelle scuole, cominciamo a insegnare dei principi di economia circolare. Però per cambiare seriamente i programmi scolastici è necessaria una partnership pubblico-privata.

In futuro serviranno nuovi jobs. Francesco Starace parlava di 5mila nel settore tecnico. Mentre, nel settore ricerca e sviluppo l'Italia ha circa 35mila ricercatori in meno rispetto a nazioni con Pil pro capite comparabile al nostro.

La battaglia della transizione green si vince con le competenze. Dobbiamo prenderci l'enorme responsabilià di fare grandi investimenti pubblici e privati".

GreenItaly 2021: il futuro è un’economia a misura d’uomo. I dati 

Il 2020 ha mostrato nuovi record di potenza elettrica rinnovabile installata nel mondo, pari all’83% della crescita dell’intero settore elettrico nell’anno. In Italia - nel 2020 - il 37% dei consumi elettrici è stato soddisfatto da fonti rinnovabili, con una produzione di circa 116 TWh. Tuttavia, la potenza installata è ancora distante dai target di neutralità climatica previsti per il 2030. A fine 2020 risultano in esercizio in Italia circa 950.000 impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, per una potenza complessiva di oltre 56 GW. Di questi impianti, quasi 936.000 sono fotovoltaici, circa 5.700 eolici, mentre i restanti sono alimentati dalle altre fonti (idraulica, geotermica, bioenergie). Ma la strada da percorrere è ancora lunga. E i recenti aumenti delle bollette elettriche dovuti essenzialmente all’aumento del prezzo del gas dimostrano quanto sia importante accelerare sulle rinnovabili anche per salvaguardare l’indipendenza e la competitività della nostra economia.

Sono oltre 441 mila le aziende che nel quinquennio 2016-2020 hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green: il 31,9% delle imprese nell’industria e nei servizi ha investito, nonostante la crisi causata dalla pandemia, in tecnologie e prodotti green, valore che sale al 36,3% nella manifattura. Non è difficile capire le ragioni di queste scelte. Queste imprese hanno un dinamismo sui mercati esteri superiore al resto del sistema produttivo italiano, innovano di più e producono più posti di lavoro: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (5–499 addetti), nelle eco-investitrici la quota di esportatrici è pari al 31% nel 2021, contro un più ridotto 20% di quelle che non hanno investito. Anche sul fronte dei di risorse destinate investimenti ambientali; sulle norme e sulla fiscalità, semplificando le procedure amministrative oltre a incentivi e agevolazioni; sulla creazione di mercati per la sostenibilità (Green Public Procurement, ecc.); sull’affiancamento da parte delle istituzioni alle imprese, sia nelle problematiche di carattere tecnico e tecnologico, sia di assistenza all’accesso a risorse e servizi.”

Il 2020 ha mostrato nuovi record di potenza elettrica rinnovabile installata nel mondo, pari all’83% della crescita dell’intero settore elettrico nell’anno. In Italia - nel 2020 - il 37% dei consumi elettrici è stato soddisfatto da fonti rinnovabili, con una produzione di circa 116 TWh. Tuttavia, la potenza installata è ancora distante dai target di neutralità climatica previsti per il 2030. A fine 2020 risultano in esercizio in Italia circa 950.000 impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, per una potenza complessiva di oltre 56 GW. Di questi impianti, quasi 936.000 sono fotovoltaici, circa 5.700 eolici, mentre i restanti sono alimentati dalle altre fonti (idraulica, geotermica, bioenergie). Ma la strada da percorrere è ancora lunga. E i recenti aumenti delle bollette elettriche dovuti essenzialmente all’aumento del prezzo del gas dimostrano quanto sia importante accelerare sulle rinnovabili anche per salvaguardare l’indipendenza e la competitività della nostra economia.

Sono oltre 441 mila le aziende che nel quinquennio 2016-2020 hanno deciso di investire in tecnologie e prodotti green: il 31,9% delle imprese nell’industria e nei servizi ha investito, nonostante la crisi causata dalla pandemia, in tecnologie e prodotti green, valore che sale al 36,3% nella manifattura. Non è difficile capire le ragioni di queste scelte. Queste imprese hanno un dinamismo sui mercati esteri superiore al resto del sistema produttivo italiano, innovano di più e producono più posti di lavoro: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (5–499 addetti), nelle eco-investitrici la quota di esportatrici è pari al 31% nel 2021, contro un più ridotto 20% di quelle che non hanno investito. Anche sul fronte dei fatturati il 14% delle imprese investitrici attende un aumento di fatturato per il 2021, contro un 9% delle altre.

Sotto il profilo dell’occupazione il 2020 si conferma un anno di consolidamento nonostante le gravi difficoltà generate dalla pandemia. I contratti relativi ai green jobs – con attivazione 2020 - rappresentano il 35,7% dei nuovi contratti previsti nell’anno. Andando nello specifico delle figure ricercate dalle aziende per le professioni di green jobs, emerge una domanda per figure professionali più qualificate ed esperte in termini relativi rispetto alle altre figure, che si rispecchia in una domanda di green jobs predominante in aree aziendali ad alto valore aggiunto. A fine anno gli occupati che svolgono una professione di green job erano pari a 3.141,4 mila unità, di cui 1.060,9 mila unità al Nord-Ovest (33,8% del totale nazionale), 740,4 mila nel Nord-Est (23,6% del totale nazionale), 671,5 mila al Centro (21,4% del totale nazionale) e le restanti 668,6 mila unità nel Mezzogiorno (21,3% del totale nazionale). La pandemia ha avuto un effetto asimmetrico sui diversi settori e comparti dell’economia: se molti hanno perso quote di reddito ed occupazione nel 2020, per altri c’è stata, invece, crescita o consolidamento. Il settore green rientra tra questi, avendo sostanzialmente confermato nel 2020 le performance del precedente anno sia in termini di investimenti (come visto in precedenza) sia di occupazione.

Siamo leader nell’economia circolare con un riciclo sulla totalità dei rifiuti - urbani e speciali - del 79,4% (2018): un risultato ben superiore alla media europea (49%) e a quella degli altri grandi Paesi come Germania (69%), Francia (66%) e Regno Unito (57%) con un risparmio annuale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nelle emissioni (2018) grazie alla sostituzione di materia seconda nell’economia. Confermiamo la leadership nella riduzione di materie prime per unità di prodotto (- 44,1% di materia per unità di prodotto tra 2008 e 2019). Tuttavia, per alcuni settori – acciaio e alluminio – i rifiuti prodotti non sono sufficienti a sostenere la produzione, pertanto il nostro Paese deve ancora far affidamento sull’importazione di materia seconda dall’estero. A sottolineare il potenziale dell’Italia nella valorizzazione di materia a fine vita, anche il quarto posto al mondo come produttore di biogas – da frazione organica, fanghi di depurazione e settore agricolo - dopo Germania, Cina e Stati Uniti.

La sostenibilità è oramai presente nelle strategie industriali di tutti i settori dell’economia italiana, con l’economia circolare che avanza all’interno delle aziende del made in Italy. Nella filiera del legno arredo già oggi il 95% del legno viene riciclato per produrre pannelli per l’arredo, con un risparmio nel consumo di CO2 pari a quasi 2 milioni di tonnellate/anno. Anche il complesso mondo dell’edilizia si muove in questa direzione, favorita dagli incentivi statali per l’efficientamento degli edifici. Un percorso che sta avendo effetti benefici anche sull’occupazione del settore cresciuta di oltre 132.000 unità fra il 2019 e il 2021, di cui oltre 90.000 a tempo indeterminato. Nelle strategie del settore tessile e moda, le soluzioni su cui ci si sta focalizzando sono legate anche all’eliminazione di sostanze tossiche e/o inquinanti dai tessuti, l’Italia è il primo paese al mondo nell’utilizzo della certificazione detox promossa da Greenpeace e all’impiego di materiali di origine naturale o rigenerati da tessuti pre e post consumo.

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