10 Febbraio 2026
Mariapia Garavaglia, Presidente della Fondazione Roche, ha rilasciato un'intervista a Il Giornale d'Italia in occasione della conferenza organizzata da Roche sulla Ricerca Circolare in cui raccontato come lavora la Fondazione e di cosa avrebbe bisogno il sistema sanitario italiano.
Quali sono stati i risultati per Roche nel 2025?
Dai risultati abbiamo osservato che sono moltissimi i giovani ricercatori che partecipano ai bandi, quindi vuol dire che è stata capita la scelta che abbiamo fatto, perché la ricerca indipendente, e soprattutto la ricerca in mano ai giovani, dà certamente al futuro una prospettiva. I malati, le aziende che studiano i farmaci hanno bisogno di credere nel futuro. Quindi è una scelta di fiducia nella scienza e nei giovani
Quali sono invece gli obiettivi per il 2026?
Nel 2026 i bandi saranno legati ad aree come l'oftalmologia, la patologia oncologica e la diagnostica
Cosa pensa della sanità in Italia al giorno d'oggi?
Il nostro sistema sanitario, che è prezioso, importante e complesso, sta segnalando anche l'età che ha, perché dal 1978 il mondo è cambiato, quindi c'è molto malcontento nell' opinione pubblica, pensiamo alle liste d'attesa, al doversi dedicare più all'iniziativa dei privati che a quella pubblica dello Stato. Perciò c'è bisogno di una revisione e anche di una "visione". Nel '78 i nostri parlamentari ebbero una visione di sanità pubblica estesa a tutti. Universalismo, quindi "per tutti i cittadini", eguale per tutti e equanime per l'accesso ai servizi. Adesso l'uguaglianza in Italia dal nord a sud, ma anche all'interno della stessa regione, viene meno. L'equità nell'inserirsi nei sistema è molto difficile. I finanziamenti, per quanto possano anche essere importanti, non bastano mai, se non c'è una riorganizzazione e una riprogrammazione del sistema
Secondo lei il nostro Paese sta andando nella direzione giusta? E in che settore bisogna investire?
La direzione diventerà giusta quando investiremo per prima cosa nella cultura, quindi quando troveremo un modo per riorganizzare anche gli studi di medicina e il rapporto fra pazienti e medici, pazienti, familiari dei pazienti e medici e il rapporto fra istituzioni e cittadini. I medici sono cittadini anche loro, i familiari sono cittadini, i malati sono cittadini. Bisogna far valere la cittadinanza, questa sarebbe la direzione di marcia.
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