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Orsini (Confindustria): "Guardiamo con interesse al Mercosur e all'India; raggiungere i €700 miliardi di export significherebbe fare il bene del Paese"

Il Presidente di Confindustria è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della prima tappa della 3° edizione del Roadshow "Shaping tomorrow"; focus su scenari macroeconomici e impatti locali e globali

10 Febbraio 2026

Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della prima tappa della 3° edizione del Roadshow "Shaping tomorrow".  In tale occasione, il Presidente ha dialogato con l'amministratore delegato di BNL BNP Paribas, Elena Goitini, sugli attuali scenari macroeconomici e sugli impatti locali e globali.

Quali sono le sfide per le aziende Italiane nell'attuale contesto geopolitico?

È evidente che l'instabilità che circonda l'Europa rappresenti un problema per l'Italia, specialmente perché i dati sulle nostre esportazioni sono fondamentali per la tenuta del Paese. È importante ricordare come l'industria italiana sia il motore del nostro welfare: le imprese con oltre dieci dipendenti, circa 250.000 realtà su un totale di 4 milioni, generano da sole l’83% del welfare nazionale. Per questa ragione, è per noi vitale che il contesto globale tenga.

Oggi, tuttavia, i conflitti e i movimenti geopolitici costituiscono una criticità. Proprio per questo stiamo spingendo, con l'auspicio che si possa giungere a un accordo, anche provvisorio, con il Mercosur, un mercato fondamentale per noi, a patto di mantenere la necessaria reciprocità per gli agricoltori e le giuste tutele. Parallelamente, guardiamo con grande interesse all’India, un mercato enorme da quasi un miliardo e mezzo di persone che possono utilizzare i nostri prodotti. Dobbiamo lavorare per incrementare sempre di più la nostra presenza all’estero: raggiungere l’obiettivo dei 700 miliardi di export significherebbe, infatti, fare il bene del Paese.

L'asse con la Germania sta si sta rafforzando?

Per noi la Germania resta un partner fondamentale, considerando che il 52% delle esportazioni italiane è diretto in Europa. È chiaro che il settore dell'auto è venuto a mancare a causa delle scelte miopi della precedente Commissione; scelte da cui quella attuale non ci sta ancora liberando. Credo che rimandare sia un problema in un momento come questo: mentre nessuno al mondo pensa al Green Deal, noi continuiamo a subire lacci e lacciuoli. L’Europa su questo fronte deve darsi una grande svegliata: è ineludibile fare asse tra mercati chiave come Germania, Francia e Spagna. In generale, il coordinamento di tutta Europa per noi è fondamentale, così come è vitale che i nostri prodotti continuino a raggiungere il mercato tedesco, come stanno facendo oggi.

Dal vostro punto di osservazione, come sta andando l'industria in questo primo scorcio dell'anno?

Siamo in attesa. Speriamo che il decreto sull’iper ammortamento arrivi presto: credo che riuscirà a dare una spinta importante all’economia italiana e anche a quella europea. Oggi abbiamo assoluto bisogno di rendere le nostre imprese più competitive e l'unico modo per farlo è riuscire a produrre di più. Tuttavia, scontiamo ancora gap significativi, a partire dal tema dell'energia. Anche su questo fronte attendiamo il decreto Energia; so che il Governo ci sta lavorando e che dovrebbe essere varato nei prossimi giorni. Per noi è indispensabile: in un'Europa dove purtroppo non esiste ancora un mercato unico dell'energia, il divario dei costi rappresenta un problema enorme. Vediamo aziende, anche multinazionali, che non scelgono l'Italia o che addirittura valutano di spostarsi altrove proprio a causa dei costi energetici. È qualcosa che non possiamo permetterci.

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