30 Dicembre 2025
"Non abbiamo mai avuto un amico, neppure un amico intimo, come il Presidente Trump alla Casa Bianca. Lo dico sul serio. Abbiamo una partnership senza pari. Penso che ci abbia permesso di fare cose enormi".
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è tornato ad incensare pubblicamente il Presidente Usa Donald Trump per il suo appoggio incondizionato alla causa israeliana. Proprio questo è stato il primo commento di apertura della conferenza stampa tenutasi ieri, lunedì 29 Dicembre, a Mar-a-Lago tra i due leader dopo un bilaterale a porte chiuse. Nel loro quinto incontro dall'inizio del secondo mandato di Trump, l'attenzione si è concentrata sui temi più caldi del Medio Oriente: dal disarmo di Hamas all'avvio della "seconda fase" del presunto piano "di pace" di Gaza, inclusa la sua ricostruzione. Da Hezbollah alla "minaccia" nucleare iraniana, passando per la Siria e l'Arabia Saudita.
Nonostante qualche "piccola divergenza" in tema di Somaliland e Cisgiordania occupata (Trump: "Sul West Bank non siamo d'accordo al 100% ma arriveremo ad una conclusione. Farà la cosa giusta [Netanyahu, ndr], lo conosco molto bene), Trump ha continuato ad esaltare l'alleanza con Israele dando sostanzialmente quasi "carta bianca" a "Bibi" su Gaza e Iran. Dopo aver intimato ad Hamas il disarmo minacciandolo di venire "annientato" da "59 Paesi desiderosi di farlo", il tycoon ha promesso che la ricostruzione della Striscia "comincerà molto presto". E su Ran Gvili, ultimo ostaggio ancora presso Hamas, Trump ha detto: "Faremo tutto il possibile per riportare indietro i suoi resti".
Delicata è rimasta la questione Israele-Siria: "Abbiamo un'intesa sulla Siria. Rispetto il nuovo Presidente siriano. (...) Abbiamo avuto quella disavventura con l'ISIS e lui è stato con noi per tutto il tempo. Spero e sono sicuro che Israele e lui andranno d'accordo". Mentre "preoccupante" è lo spauracchio di Iran e Libano contro cui Netanyahu l'"eroe" - così l'ha definito Trump - ha continuato ad aizzare il tycoon. Secondo Netanyahu l'Iran starebbe ampliando la produzione di missili balistici mentre, sul fronte libanese, Tel Aviv è tornata a minacciare il disarmo di Hezbollah, eventualità affatto presa in considerazione dal leader Naim Qassem che ha definito "illogico" rinunciare alle armi con le ripetute minacce israeliane.
"Conosciamo i siti" ha paventato il tycoon augurandosi che l'Iran "non faccia nulla" perché "potrebbero esserci nuovi attacchi" se Teheran riprendesse il programma nucleare. Il summit Trump-Netanyahu è stato così l'ennesimo sipario di un'alleanza incondizionata fatta di rete di interessi reciproci e convenevoli diplomatici. Tanto che Netanyahu ha conferito il Premio Israele a Trump, "un non israeliano". Il motivo? "Per il suo straordinario contributo a Israele e al popolo ebraico".
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