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Sudan, aumentano le vittime, ministro della Salute: "In 3 anni di guerra 33mila morti registrati solamente nelle strutture sanitarie"

Il ministro ha sottolineato l’impossibilità di determinare un numero complessivo delle vittime, data l’ampiezza della guerra

28 Gennaio 2026

Sudan, aumentano le vittime, ministro della Salute: "In 3 anni di guerra 33mila morti registrati solamente nelle strutture sanitarie"

Darfur (Fonte: Lapresse)

Il ministro della Salute sudanese, Haitham Mohammed Ibrahim, ha tracciato un quadro della situazione sanitaria del Paese a tre anni dall’inizio della guerra, evidenziando segnali di miglioramento in alcune aree ma anche gravi criticità ancora irrisolte, in particolare nel Sudan occidentale e nel Kordofan. Dopo oltre 1000 giorni di guerra tuttavia, le vittime continuano ad aumentare così come gli sfollati.

Sudan, aumentano le vittime, ministro della Salute: "In 3 anni di guerra 33mila morti registrati solamente nelle strutture sanitarie"

In un’intervista ad Al Jazeera, Ibrahim ha spiegato che negli stati settentrionali ed orientali, relativamente più stabili, si registrano progressi nei servizi sanitari di base e in quelli specialistici. La situazione resta invece molto complessa negli stati occidentali e nel Kordofan, dove la popolazione fatica ad accedere all’assistenza primaria, soprattutto per quanto riguarda la salute materno-infantile, i servizi di emergenza e il supporto nutrizionale. Il ministro ha aggiunto che il governo sta concentrando gli sforzi di riabilitazione nel Sudan centrale, comprese Khartoum e Sennar, territori interessati dal rientro di un elevato numero di sfollati.

Tra i principali ostacoli alla ripresa del sistema sanitario, Ibrahim ha indicato le difficoltà di accesso alle aree più remote, in particolare in Darfur e nel Kordofan, e la grave carenza di risorse finanziarie. Secondo il ministro, i fondi attualmente disponibili, provenienti sia dallo Stato sia dalla comunità internazionale, coprono meno del 30% dei bisogni sanitari di base di una popolazione stimata in circa 30 milioni di persone. In questo contesto, il Ministero della Salute è costretto a dare priorità ai servizi essenziali, come le cure d’emergenza, il contenimento delle epidemie e l’assistenza a madri e bambini.

Per quanto riguarda il bilancio umano del conflitto, il ministro ha sottolineato l’impossibilità di determinare un numero complessivo delle vittime, data l’ampiezza della guerra. Tuttavia, ha riferito che i decessi registrati solamente nelle strutture sanitarie hanno superato quota 33.000 negli ultimi tre anni. Sul fronte della gestione dei cadaveri, Ibrahim ha spiegato che a Khartoum oltre 4.000 corpi sono stati riseppelliti attraverso un comitato congiunto che coinvolge medicina legale, protezione civile e altre autorità competenti, mentre in altri stati, come il Sennar, il numero di casi segnalati è stato inferiore. Intanto, restano in attesa di riesumazione le fosse comuni in cui, il 25 gennaio 2026, sono state sepolte in modo irregolare le persone morte nelle prigioni gestite dalle Forze di Supporto Rapido (RSF).

Il ministro ha affrontato anche il tema della violenza sessuale legata al conflitto, affermando che il suo dicastero, in collaborazione con le Nazioni Unite e con centri sanitari specializzati, ha fornito assistenza ai sopravvissuti. Per far fronte all’emergenza, sono stati attivati oltre 400 centri dedicati, una linea telefonica riservata e programmi di formazione specifica, oltre alla fornitura di farmaci e supporto medico e psicosociale.

Rispondendo alle accuse sull’uso di armi chimiche, Ibrahim ha escluso un impiego diffuso di agenti chimici o biologici a Khartoum o in altre aree del Paese. Secondo il ministro, le verifiche condotte dall’Autorità generale sudanese per la medicina legale, dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica e dal Laboratorio nazionale di sanità pubblica non hanno rilevato casi di morte di massa o contaminazioni chimiche. Alcune segnalazioni relative al gas di cloro, ha aggiunto, sarebbero invece riconducibili all’uso di disinfettanti, senza effetti tossici sulla popolazione civile.

Sul piano umanitario e della sicurezza, le Nazioni Unite hanno lanciato nuovi allarmi. Il 21 gennaio l’Alto commissario ONU per i diritti umani, Volker Turk, ha avvertito che le atrocità denunciate a Al-Fashir non devono ripetersi, mentre i combattimenti si intensificano attorno a Kadugli e Dilling, nel Kordofan meridionale. Secondo l’ONU, dalla fine di ottobre oltre 25.000 persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case, con un appello urgente a garantire corridoi sicuri e la protezione dei civili.

Attualmente, delle 18 regioni del Sudan, le RSF controllano tutti e cinque gli stati del Darfur occidentale, ad eccezione di alcune aree del Darfur settentrionale rimaste sotto il controllo dell’esercito. Le forze armate sudanesi mantengono invece il controllo della maggior parte dei restanti 13 stati, inclusa la capitale Khartoum. Il conflitto, iniziato nell’aprile 2023 tra l’esercito e le RSF, ha già provocato migliaia di morti e oltre 18 milioni di sfollati, lasciando il Paese in una profonda crisi umanitaria e sanitaria.

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