27 Gennaio 2026
Tajani, fonte: imagoeconomica
L'esercito israeliano ha ammesso di aver compiuto un errore: l'uomo che ha fermato due carabinieri italiani in Cisgiordania, facendoli scendere dalla macchina diplomatica e inginocchiarsi mentre veniva puntata loro addosso un'arma, era un loro soldato, non un colono, come circolato nelle prime ore dopo il fatto.
Israele tenta di ridimensionare e giustificare l’episodio che ha coinvolto due carabinieri italiani in servizio presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme, fermati domenica 25 gennaio vicino a Ramallah, in territorio palestinese. Dopo le prime ricostruzioni che parlavano di un colono armato, l'Idf ha affermato che a bloccare i militari italiani sarebbe stato un soldato dell’esercito regolare, impegnato in un’area definita “zona militare chiusa”.
Secondo la versione fornita dall’Idf alla Rai di Gerusalemme, il soldato avrebbe individuato l’auto dei carabinieri lungo un percorso interdetto al traffico civile nell’area C della Cisgiordania, sotto controllo israeliano. Non avendo inizialmente riconosciuto la targa diplomatica, il militare avrebbe classificato il veicolo come sospetto, puntando l’arma e ordinando ai passeggeri di scendere e identificarsi. Solo dopo la verifica dei documenti, i due carabinieri sarebbero stati rilasciati.
Una ricostruzione che non attenua la gravità dell’accaduto, giudicato “inaccettabile” dal governo italiano. I due militari, secondo quanto riferito dalla Farnesina, sono stati costretti a inginocchiarsi sotto la minaccia di un fucile mitragliatore mentre svolgevano un sopralluogo preparatorio a una missione di ambasciatori dell’Unione Europea. Da una verifica successiva con il Cogat, il comando militare israeliano per i Territori palestinesi, sarebbe inoltre emerso che in quel punto non risulta ufficialmente istituita alcuna area militare chiusa.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano in Italia e ha disposto una protesta formale attraverso l’Ambasciata italiana a Tel Aviv, indirizzata non solo al ministero degli Esteri israeliano Gideon Saar ma anche allo Stato maggiore delle Idf, alla polizia e allo Shin Bet. Tajani ha riferito di aver ricevuto rassicurazioni dal suo omologo israeliano sull’accertamento della verità dei fatti, sottolineando tuttavia che “far mettere in ginocchio due carabinieri come se fossero terroristi è inaccettabile”.
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