Il funzionamento dell’assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo mostra come per alcuni grandi investitori istituzionali, come BlackRock, Weimar o Nortel, la partecipazione diretta all’assemblea abbia un impatto limitato. Questi azionisti votano secondo indicazioni predefinite dai dirigenti del fondo, che rappresentano centinaia di investimenti diversi e seguono strategie già stabilite. La persona fisica presente all’assemblea si limita a eseguire il voto deciso a tavolino e, nel caso emergessero nuove proposte durante l’assemblea, non avrebbe né il tempo né le indicazioni necessarie per modificarne l’esito.
Per questo motivo, il meccanismo del rappresentante designato risulta più efficace: garantisce che tutto ciò che viene messo ai voti sia noto agli azionisti con congruo anticipo, comprese le risposte della società a domande e richieste, pubblicate sul sito prima dell’assemblea. Anche la riforma introdotta, che permette a soci con almeno il 5% del capitale di richiedere un’assemblea fisica, viene considerata gestibile, pur comportando sfide logistiche per ospitare eventualmente migliaia di partecipanti.
Intesa Sanpaolo stabilisce inoltre soglie per interventi in assemblea, generalmente non superiori a 1‰ del capitale, con possibilità di ridurle ulteriormente, bilanciando trasparenza e funzionalità. La banca apprezza che i principali azionisti non abbiano mai proposto liste proprie per il Consiglio di Amministrazione, consentendo di selezionare membri altamente qualificati e con competenze specifiche, come ad esempio la presenza di consiglieri con ruoli sia nel Comitato rischi e sostenibilità sia in quello remunerazioni, per garantire che gli incentivi non spingano i manager a correre rischi eccessivi.
In questo modo, la governance di Intesa Sanpaolo unisce efficienza, preparazione tecnica e tutela degli interessi sia degli azionisti istituzionali sia del funzionamento complessivo della banca.






