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Recchi (Stretto di Messina): "Sarà la Silicon Valley italiana; anche non fare il ponte prevede dei costi e nessuno ne parla"

Il Presidente Stretto di Messina è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della decima edizione dell’evento "La Ripartenza, liberi di pensare"; focus su temi di economia, cultura e politica

12 Febbraio 2026

Giuseppe Recchi, Presidente Stretto di Messina è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della decima edizione dell’evento "La Ripartenza, liberi di pensare", ideato da Nicola Porro. Il Presidente della società ci ha spiegato il perché del suo sostegno alla per la costruzione del ponte.

Può parlarci degli ultimi aggiornamenti per quanto riguarda la questione dello Stretto?
Siamo nel processo autorizzativo e stiamo rispondendo a quelle che sono state le osservazioni della Corte dei Conti. Pochi giorni fa c'è stato un decreto ministeriale che ha reso molto chiaro il percorso, quindi metteremo le eccezioni sollevate. Per adesso la previsione è di riprendere per l'estateÈ sempre difficile fare una previsione precisa perché si tratta di risolvere procedure, produrre documenti, aspettare le risposte. Ci sono dei tempi che sono obbligatori su cui poi si fa una previsione temporale, poi si spera di essere in anticipo. Per quello che riguarda il nostro lavoro noi siamo assolutamente nei tempi previsti. Abbiamo una serie di controlli legislativi che si sono accumulati negli anni, riguardano in particolare le infrastrutture, sono necessari e giusti. L'opera, essendo un record mondiale, richiede tutta l'attenzione necessaria

Per quanto riguarda la pericolosità e i rischi della costruzione del ponte, cosa ci può dire?

Io non credo a commenti tecnici che non siano provenienti da persone ferrate sulla materia. Da questo punto di vista devo dire che questa è un'opera straordinaria, è stata progettata da soggetti che sono riconosciuti nel mondo sia a livello individuale che a livello di società. L'impianto contrattuale prevede che la costruzione venga fatta da un gruppo di imprese italiane e spagnole che hanno una tradizione storica nelle costruzioni fantastica. Il progettista è un'impresa danese che si chiama COWI, considerata il meglio che c'è al mondo. Questa azienda sta  anche progettando un altro ponte record in Cina. Il nostro controllore tecnico si chiama Parsonun'altra società quotata alla Borsa di New York che esiste dal 1940 che ha più di 20.000 ingegneri, considerata anch'essa tra le migliori del mondo. Abbiamo messo tutte le verifiche necessarie, comprese delle Commissioni tecniche indipendenti nominate dal Ministero. I nostri tecnici sono tra le persone più qualificate e in più abbiamo istruito anche dei panel di esperti ulteriori. Questa è l'opera più assistita dal punto di vista tecnico e monitorata che si possa immaginare in Italia

A seguito della frana di Niscemi, cchi sostiene che la priorità sia mettere in sicurezza il territorio siciliano e non la questione del ponte sullo Stretto. Come risponde?

È importantissimo mettere in sicurezza Niscemi. Leggendo dai giornali vedo che era un piano che risale a molti anni fa e non è stato eseguito. Non lo trovo in contraddizione con quello che è il budget destinato al ponte. Noi tradizionalmente abbiamo in Italia un problema di pianificazione a lungo termine delle opere infrastrutturali, un qualcosa che è assolutamente fondamentale, non possiamo occuparci di risolvere problemi quando siamo in una fase di congestione. Il ponte avremmo potuto realizzarlo tempo fa, oggi costa nel suo complesso, comprese tutta la parte della rete metropolitana che coinvolgerà 400.000 persone, circa 13 miliardi e mezzo di euro, spalmati su sette anni. Ecco, è sicuramente un investimento che ritornerà allo Stato ed è stato calcolato nell'importo di un investimento utile. Cun costo del "non fare" di cui non si tiene mai conto, e non si parla nemmeno delle altre spese pubbliche che non fanno parte del dibattito quotidiano che a volte sono state considerate uno spreco. Pensiamo ai 180 miliardi del bonus facciate di cui nessuno ha detto niente quando invece con 13 miliardi e mezzo ci troviamo con un'opera che collegherà 5 milioni di persone, risolvendo il problema del costo dell'insularità della Sicilia e sarà un soprattutto un elemento di sviluppo e un'opportunità di creazione di posti di lavoro per l'Italia, ma soprattutto di creazione di competenze. Sarà la Silicon Valley delle competenze dell'ingegneria, perché verranno a studiare da tutto il mondo. Parliamo di oltre 130.000 persone di unità lavoro, per cui noi avremo 4500 persone all'anno che lavoreranno con picchi di 7000 nel periodo di sette anni. Per cui parliamo per noi di più di 35.000 persone.

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