12 Febbraio 2026
Giuseppe Recchi, Presidente Stretto di Messina è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della decima edizione dell’evento "La Ripartenza, liberi di pensare", ideato da Nicola Porro. Il Presidente della società ci ha spiegato il perché del suo sostegno alla per la costruzione del ponte.
Per quanto riguarda la pericolosità e i rischi della costruzione del ponte, cosa ci può dire?
A seguito della frana di Niscemi, c'è chi sostiene che la priorità sia mettere in sicurezza il territorio siciliano e non la questione del ponte sullo Stretto. Come risponde?
È importantissimo mettere in sicurezza Niscemi. Leggendo dai giornali vedo che era un piano che risale a molti anni fa e non è stato eseguito. Non lo trovo in contraddizione con quello che è il budget destinato al ponte. Noi tradizionalmente abbiamo in Italia un problema di pianificazione a lungo termine delle opere infrastrutturali, un qualcosa che è assolutamente fondamentale, non possiamo occuparci di risolvere problemi quando siamo in una fase di congestione. Il ponte avremmo potuto realizzarlo tempo fa, oggi costa nel suo complesso, comprese tutta la parte della rete metropolitana che coinvolgerà 400.000 persone, circa 13 miliardi e mezzo di euro, spalmati su sette anni. Ecco, è sicuramente un investimento che ritornerà allo Stato ed è stato calcolato nell'importo di un investimento utile. C'è un costo del "non fare" di cui non si tiene mai conto, e non si parla nemmeno delle altre spese pubbliche che non fanno parte del dibattito quotidiano che a volte sono state considerate uno spreco. Pensiamo ai 180 miliardi del bonus facciate di cui nessuno ha detto niente quando invece con 13 miliardi e mezzo ci troviamo con un'opera che collegherà 5 milioni di persone, risolvendo il problema del costo dell'insularità della Sicilia e sarà un soprattutto un elemento di sviluppo e un'opportunità di creazione di posti di lavoro per l'Italia, ma soprattutto di creazione di competenze. Sarà la Silicon Valley delle competenze dell'ingegneria, perché verranno a studiare da tutto il mondo. Parliamo di oltre 130.000 persone di unità lavoro, per cui noi avremo 4500 persone all'anno che lavoreranno con picchi di 7000 nel periodo di sette anni. Per cui parliamo per noi di più di 35.000 persone.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia