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Pompei (Deloitte): "AI generativa trasforma governance; board valutano rischi e impatti; serve framework chiaro per responsabilità e controlli"

L'Amministratore Delegato di Deloitte Italia è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della Corporate Governance Conference di Assonime organizzata insieme a OECD e con la collaborazione di Borsa Italiana

12 Febbraio 2026

Fabio Pompei, Amministratore Delegato di Deloitte Italia, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione della Corporate Governance Conference di Assonime organizzata insieme a OECD e con la collaborazione di Borsa Italiana. 

Comandare la governance con l'AI, come si può fare?

Significa cambiare significativamente il modello di governance attuale perché era basato su un impianto che di fatto non esisterà più. L'impianto era quello che affidava al management la gestione e anche il monitoraggio dei sistemi nel presupposto che questi sistemi fossero fondamentalmente degli strumenti esecutivi. Con l'AI Generativa tutto questo cambia perché l'AI svolgerà dei pezzi di processo, addirittura prenderà decisioni, si evolverà e aggiornerà automaticamente. Quindi cambia necessariamente tutto il modello di governance necessaria per guidare una trasformazione di questo tipo e c'è bisogno di un framework dell'AI che definisca quelli che sono i processi di responsabilità e i controlli a vari livelli all'interno dell'azienda, controlli di linea, controlli a livello di risk management. Quindi c'è tanto da fare. È un processo sicuramente graduale, ma non sarà un processo lunghissimo perché i tempi con cui l'AI sta evolvendo sono tempi rapidissimi, incomparabili rispetto al passato e quindi anche i meccanismi di governance dovranno essere molto rapidi ad adeguarsi.

"Le competenze sull’intelligenza artificiale devono essere trasversali all’interno dei board delle società. I consiglieri non devono diventare tutti esperti di algoritmi, ma i board devono essere in grado di valutare rischi e impatti dell’utilizzo dei modelli di IA. La vera sfida non è se utilizzare l’IA, ma come i consigli di amministrazione stanno evolvendo per governarla in modo efficace. Il modello tradizionale di governance, fondato principalmente sulla delega al management delle questioni tecnologiche, non è più sufficiente. Non è solo una questione di informazione e formazione dei consiglieri, ma anche di composizione dei board. In un contesto in cui l’IA incide su strategia, rischi e compliance, la presenza di competenze tecnologiche adeguate diventa parte integrante dell’idoneità complessiva del consiglio, soprattutto per le società regolamentate. L’intelligenza artificiale non riduce la responsabilità dei consigli di amministrazione, ma la aumenta. Anche per questo serve un framework strutturato di regole e processi definito e supervisionato dal board, che chiarisca dove e come utilizzare l’IA, chi è responsabile, quali controlli adottare e quali presìdi attivare lungo tutta l’organizzazione. È questo livello di consapevolezza che segnerà l’evoluzione della corporate governance nei prossimi anni.

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