12 Febbraio 2026
Matteo Zoppas, Presidente dell'Italian Trade Agency, ha rilasciato un'intervista a Il Giornale d'Italia in occasione del Forum "ForgiAre il futuro delle imprese" in collaborazione con il Comitato Leonardo, in cui ha espresso il suo punto di vista riguardo l'urgenza dello sviluppo dell'AI anche nel nostro territorio.
ICE e Comitato Leonardo, come hanno collaborato per questo progetto?
Intanto ICE è un co-fondatore del Comitato Leonardo, quindi come componente del Comitato Leonardo ci siamo confrontati con il Presidente Dompé e abbiamo fatto un una considerazione importante, ossia che l'intelligenza artificiale è un elemento in questo momento che sta creando una grandissima differenza disparità tra chi la adotta e chi non la adotta all'estero. Stiamo vedendo i segnali molto forti di quanto le aziende straniere soprattutto della Cina, dall'Oriente, hanno già portato a frutto l'applicazione dell'intelligenza artificiale. Vedere questa disparità fa sì che noi cerchiamo, attraverso il Comitato Leonardo, che è un punto di riferimento per il Made in Italy, per gli imprenditori, per i capitani di impresa, di trasferire un messaggio forte, ossia che si sta presentando un'occasione ottima che dobbiamo cogliere assolutamente. Per esempio, prendiamo in considerazione l'intelligenza artificiale applicata alla guida autonoma che in Italia sta facendo qualche migliaia di chilometri a livello sperimentale, in America ci sono dei servizi che stanno già circolando per strada, esistono già automobili senza volante. Vediamo applicazioni industriali dove ci sono degli umanoidi che hanno già avuto le prime esperienze in comparti industriali. In Italia siamo assolutamente indietro. Chi può decidere se andare avanti o meno è il capo di industria, il proprietario, l'imprenditore o comunque la Governance, noi cerchiamo di dare un messaggio alle Governance delle aziende, desideriamo che capiscano che stanno perdendo un'occasione, non è una questione di velocità o di rapidità ma una questione di accelerazione. L'intelligenza artificiale sta accelerando, dobbiamo prendere coscienza che siamo indietro, dobbiamo assolutamente darci una mossa
E per quanto riguarda l'accordo con Mercosur?
Mercosuro è assolutamente un'opportunità importante, soprattutto in un contesto in cui sono vive le tematiche dei dazi, del cambio euro-dollaro. Il piano export della Farnesina indica varie destinazioni. Era stato fatto prima del Mercosur, ma comunque ci sono anche alcune destinazioni del Mercosur. Ci si sta concentrando per riuscire a mettere comunque a sistema, così come indicato anche dal Ministro Antonio Tajani, tutte quelle attività che vadano nella direzione del Mercosur. Si tratta di una negoziazione che vede a 360 gradi varie categorie, vari elementi ed è necessario che quadrino tutti. Sono sicuro che il nostro Governo, che ha preso delle posizioni forti per tutelare tutte le categorie, sta cercando di ottenere il massimo per tutti da questo accordo. Spero che sia solo questione di tempo, sono stati stimati 14 miliardi di euro in dieci anni. Chi conosce bene l'export sa bene che questo numero è estremamente sottovalutato, quindi c'è un potenziale molto più ampio perché non è da calcolare solo l'applicazione o il calcolo del dazio, la domanda, l'offerta, ma da considerare sono anche le barriere tariffarie e non che possono sbloccarsi. Io conosco degli imprenditori che hanno impiegato 7 anni per ottenere la certificazione dei propri prodotti nei Paesi Mercosur, per cui non è solo una questione di calcolo economico, ma una questione di barriere non tariffarie che stanno incidendo tantissimo. C'è anche l'accordo con l'India in ballo, il Piano Mattei, ci sono i Balcani, c'è il Far East, il Middle East. Dobbiamo, inoltre, compensare quello che sta succedendo sui dazi ma, ancora di più, con il cambio euro-dollaro. I dazi sono certi, per il cambio euro-dollaro si potrebbe fare ancora qualcosa, non solo dal punto di vista dei tassi di interesse in America, ma anche in Europa
Quali sono i mercati su cui l'Italia deve puntare maggiormente?
Dobbiamo puntare su tutti i mercati indicati dal piano export. Poi bisogna andare nel dettaglio, categoria per categoria, per capire quale apprezza di più, quale risponde di meno, o meglio da quale categoria si possono ottenere più opportunità. Il mercato degli Stati Uniti è un mercato di riferimento per tutti quelli internazionali, è uno showroom sul quale bisogna esserci e se si perdono dei contratti negli Stati Uniti, riprenderli in un secondo momento potrebbe essere faticoso e richiedere molto tempo. Il più grande peccato sarebbe se si perdessero contratti a beneficio di competitor internazionali non italiani.
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