A meno di un anno dall’introduzione di nuovi obblighi, con l’obiettivo di correggere una rotta forse eccessivamente ambiziosa, il quadro normativo non si è ancora pienamente definito. Le regole non sono cristallizzate e il contesto resta poco chiaro. Questa incertezza si riflette sulle scelte di investimento: le risorse disponibili sono ingenti, ma faticano a essere canalizzate in modo efficace perché le imprese hanno difficoltà a pianificare nel medio-lungo periodo.
Tutto ciò rende più complesso affrontare le grandi sfide del nostro tempo: la transizione ambientale, che rimane urgente; la crisi del modello di globalizzazione; e, soprattutto, le crescenti tensioni geopolitiche. Serve un cambio di passo da parte dell’Europa, verso una maggiore unità e capacità decisionale. Senza un salto di qualità dell’azione politica, sarà difficile reggere alle sfide attuali.
Un tema centrale è l’Unione dei mercati dei capitali, progetto antico ma ancora incompiuto. L’Europa resta frammentata sul piano normativo e operativo, e questo frena la crescita. I numeri parlano chiaro: le Borse europee valgono circa il 10% di quelle mondiali, mentre quelle statunitensi il 50%, a fronte di economie reali di dimensioni non così distanti. Le prime sette imprese europee per capitalizzazione valgono complessivamente circa 2 trilioni di dollari; le prime sette americane oltre dieci volte tanto, e sono quasi tutte tecnologiche. Anche gli investimenti in intelligenza artificiale mostrano un divario impressionante.
La diagnosi è nota: i rapporti Draghi e Letta hanno evidenziato con chiarezza le fragilità europee. Alcuni passi avanti si stanno compiendo, come il recente Market Integration Package della Commissione europea, che mira a creare un’infrastruttura comune per trading e post-trading e a rafforzare la vigilanza, avvicinandosi all’obiettivo di un rulebook unico e di un supervisore unico. Tuttavia, i tempi dell’iter europeo restano un’incognita.
In gioco non c’è solo la competitività economica, ma la tenuta del nostro modello di società aperta, fondato su una collaborazione tra Stato e imprese entro un sistema di valori condivisi. Oggi la divergenza con gli Stati Uniti appare crescente: lì si riafferma il primato degli azionisti e del profitto, accompagnato da politiche fortemente orientate alla tutela degli interessi nazionali e da processi di deregolamentazione, anche in ambito ambientale. L’Europa deve scegliere se rafforzare la propria unità e il proprio modello o rischiare un progressivo indebolimento.






