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Cisgiordania, Israele ordina demolizione di un parco giochi vicino a Hebron, costruito solo due anni fa serve circa 500 residenti - VIDEO

Il villaggio di Umm al- Khair appartiene ai beduini che da molto tempo soffrono la radicalizzazione degli attacchi da parte delle Idf e dei coloni israeliani. Questi puntano all'accaparramento delle terre e all'allontanamento dei palestinesi dalle loro terra, ingiustamente occupata

12 Febbraio 2026

Nel villaggio palestinese di Umm al-Khair, nella Cisgiordania occupata, un parco giochi costruito per offrire uno spazio sicuro a decine di bambini rischia di essere abbattuto per ordine delle autorità israeliane. La demolizione, notificata con un ordine militare, colpisce una comunità già segnata da anni di pressioni, violenze dei coloni e restrizioni edilizie che rendono quasi impossibile costruire o mantenere strutture essenziali. Il caso del parco giochi non è un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di controllo territoriale e progressivo strangolamento delle comunità palestinesi nelle aree sotto piena amministrazione israeliana.

Israele ordina la demolizione di un parco giochi vicino a Hebron

L’ordine di demolizione è stato affisso all’ingresso del parco giochi di Umm al-Khair, un piccolo villaggio situato a sud di Hebron, nella zona di Masafer Yatta. La struttura, costruita circa due anni fa grazie a donazioni, serve circa 500 residenti e rappresenta uno dei pochi spazi collettivi dedicati all’infanzia in un contesto segnato da povertà, isolamento e continue tensioni. Secondo i residenti, la decisione è arrivata dopo una campagna di pressione portata avanti da gruppi di coloni che considerano il parco un ostacolo all’espansione degli insediamenti israeliani.

Le autorità, attraverso l’Amministrazione Civile del Ministero della Difesa, hanno motivato l’ordine sostenendo che la struttura sarebbe priva dei permessi edilizi necessari, un argomento ricorrente nei procedimenti di demolizione in Cisgiordania. Nel gennaio precedente, un destino simile era toccato a un campo da calcio nel campo profughi di Aida, vicino a Betlemme, la cui demolizione era stata temporaneamente sospesa dopo proteste internazionali. A Umm al-Khair, però, la comunità teme che il parco giochi possa essere abbattuto senza possibilità di appello concreto, privando decine di bambini di uno spazio fondamentale per socializzare e giocare.

Se non riusciamo a fermare le demolizioni, quasi 100 persone rimarranno senza casa”, ha spiegato in un’intervista Khalil Hathaleen, uno dei leader della comunità. “Distruggeranno quasi metà del villaggio. Dal 2007 a oggi, Umm al-Khair ha già subito 97 demolizioni, ma questa nuova ondata rischia di colpire le strutture più vitali per la sopravvivenza collettiva.

Oggi almeno sei abitazioni israeliane, protette da recinzioni e filo spinato, sorgono a meno di dieci metri dalle case palestinesi. Le bandiere israeliane sventolano sulle alture circostanti, mentre Umm al-Khair appare sempre più circondata, sia fisicamente sia simbolicamente.

Le difficoltà non si limitano all’edilizia. Dopo il 7 ottobre, raccontano gli abitanti, gli attacchi dei coloni sono aumentati e l’esercito israeliano non interviene per fermarli. Le famiglie hanno ridotto drasticamente il numero di capre e pecore perché i pascoli sono diventati inaccessibili o pericolosi. La perdita dei mezzi di sostentamento si somma alla minaccia di perdere le case, creando una pressione costante che molti residenti interpretano come un tentativo di espulsione forzata.

Vogliono mandarci via dalla nostra terra togliendoci i mezzi per sopravvivere e ora anche le case”, ha dichiarato ancora Khalil. “Ma noi non lasceremo Umm al-Khair.

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