12 Febbraio 2026
Sono esplose in Argentina le proteste contro la nuova riforma del lavoro voluta dal Governo di estrema destra di Javier Milei: nella giornata di ieri, 11 Febbraio, migliaia di persone si sono riversate per le strade, per le piazze e soprattutto davanti al Parlamento in un corteo convocato da sindacati e organizzazioni sociali. Le proteste sono subito degenerate in quella che il Governo ha definito "violenza organizzata", portando all'arresto di 70 persone e al ferimento di quattro agenti dell'Ordine, secondo quanto riferito da media locali.
È passata anche in Senato la controversa riforma del lavoro avanzata dall'esecutivo filo-trumpiano di Javier Milei. La riforma ha ottenuto l'ok con 42 voti favorevoli e 30 contrari, pronta a passare tra le mani della Camera dei deputati al fine di discuterla e - nelle intenzioni dell'establishment - approvarla entro il prossimo 1° Marzo. Nonostante i violentissimi scontri registratisi davanti al Parlamento a Buenos Aires nelle ultime ore, dove dimostranti hanno lanciato pietre e bombe molotov contro il cordone di polizia che ha risposto con idranti e gas lacrimogeni. 70 gli arrestati, di cui 43 durante la dispersione della folla e 27 nelle stazioni ferroviarie. Al centro del malessere popolare la riforma stessa, che Milei descrive come necessaria per una "modernizzazione del lavoro" e che invece i sindacati respingono come embrionale per nuova precarietà.
Secondo Milei, che già dal 2023 procede a politiche di austerità che sembra - secondo il segretariato del lavoro argentino - abbiano causato la perdita già di 300mila posti di lavoro, la nuova riforma dovrebbe incoraggiare la regolarizzazione di gran parte del lavoro nero. In campo: facilitazione dei licenziamenti, limitazioni al diritto di sciopero, riduzione dei limiti massimi delle indennità.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia