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Francesca Albanese, il VIDEO che ha portato Francia a chiederne dimissioni: "Genocidio Gaza continua ma non se ne parla, nemico comune umanità"

Dopo le frasi pronunciate all’Al Jazeera Forum di Doha sul “nemico comune dell’umanità”, la Francia accusa Francesca Albanese e chiede la sua rimozione dall’Onu

11 Febbraio 2026

La relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha tenuto un discorso in videocollegamento a un forum di Al Jazeera sul Medio Oriente, sabato 7 febbraio. Il suo intervento si è concentrato sulla situazione a Gaza, dove "il genocidio continua", anche perché "in molti continuano ad armare Israele" e "l'Occidente non ne parla". La condanna di Albanese è chiara: contro il sistema dei media e l'ipocrisia dei governi occidentali. Per questo ha utilizzato il termine "nemico comune". La Francia, oggi, proprio per queste parole, ha chiesto le dimissioni di Albanese dal suo incarico all'Onu, accusandola di aver usato espressioni "antisemite e oltraggiose su Israele".

Francesca Albanese, il VIDEO che ha portato Francia a chiederne dimissioni: "Genocidio Gaza continua ma non se ne parla, nemico comune umanità"

È l’espressione "nemico comune dell’umanità" ad aver fatto esplodere lo scontro diplomatico tra Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui Territori palestinesi occupati, e la Francia, che ora ne chiede apertamente la rimozione dall’incarico. La frase è stata pronunciata sabato scorso all’Al Jazeera Forum di Doha, durante un intervento in videocollegamento dedicato alla situazione in Medio Oriente e al ruolo dell’informazione globale.

Nel passaggio più controverso del suo discorso, Albanese ha affermato: "Noi, come umanità, vediamo oggi di avere un nemico comune", spiegando che tale nemico emerge dal combinato di violenza militare, impunità politica e sostegno internazionale garantito a Israele. Il riferimento non era astratto: "Invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo lo ha armato, offrendogli copertura diplomatica, supporto economico e finanziario".

La relatrice Onu ha collocato l’espressione “nemico comune” nel contesto del collasso del diritto internazionale, affermando che "se il diritto è stato pugnalato al cuore, oggi almeno vediamo chiaramente le sfide che affrontiamo tutti". A suo avviso, l’asimmetria di potere – "algoritmi, capitali, armi" – contrapposta alla società civile globale definisce il terreno di uno scontro che va oltre Gaza e la Palestina.

Albanese ha poi collegato il concetto al ruolo dei media, accusando gran parte dell’informazione occidentale di aver "amplificato una narrativa genocida e di apartheid", contrapponendola alla testimonianza diretta dei palestinesi: "Sono loro che continuano a raccontare ciò che hanno subito, ed è questo che viene percepito come una sfida".

Proprio questa lettura ha scatenato la reazione di Parigi. Quaranta parlamentari francesi hanno chiesto al governo di intervenire, ottenendo una presa di posizione durissima del ministro degli Esteri Jean-Nicolas Barrot. Le parole di Albanese sono state definite "oltraggiose e colpevoli". Secondo Barrot, la relatrice Onu "non prende di mira il governo israeliano, ma Israele come popolo e come nazione, cosa assolutamente inaccettabile".

La Francia chiederà ufficialmente le dimissioni di Albanese al Consiglio dei diritti umani dell’ONU del 23 febbraio, accusandola di essere una "militante politica" che diffonde "discorsi di odio". Uno scontro che ruota attorno a una formula – “nemico comune” – e che solleva una questione più ampia: dove finisce la denuncia dei crimini e dove inizia, per gli Stati, la linea rossa dell’inaccettabile.

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