11 Febbraio 2026
Ein Samia, fonte: Telegram, @thecradle
Un gruppo di coloni israeliani hanno distrutto la stazione idrica di Ein Samia, vicino alla città di Kafr Malik, in Cisgiordania occupata. Le Ong hanno denunciato: "100 mila palestinesi sono rimasti senza acqua potabile, i Territori occupati sono in una gravissima crisi idrica, Tel Aviv cerca di strangolarli con la sete".
Un attacco di coloni israeliani contro l’importante stazione idrica di Ein Samia, a est di Kafr Malik (Cisgiordania), ha temporaneamente interrotto l’erogazione di acqua per oltre 100 mila residenti palestinesi in almeno 19 comunità della zona, secondo fonti palestinesi e rapporti delle Nazioni Unite. L’incidente, avvenuto sabato sera, ha visto più di 15 coloni assalire dipendenti e danneggiare il principale pozzo dell’infrastruttura, costringendo la società idrica di Gerusalemme a sospendere le pompe idriche.
Dopo l’attacco, forze israeliane in più mezzi corazzati hanno raggiunto il sito, mentre i tecnici cercavano di riparare i danni. Le autorità idriche locali hanno lanciato un appello urgente perché vengano protetti personale e impianti, e perché il servizio venga ripristinato immediatamente. Rappresentanti della Jerusalem Water Undertaking hanno ricordato che gli assalti contro questa stazione si sono ripetuti più volte negli ultimi mesi e anni.
Secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu (Ocha), tra il 6 e il 19 gennaio 2026 si sono registrati numerosi attacchi di coloni contro infrastrutture idriche, inclusi danni a reti e cavi idrici che hanno interrotto la fornitura in varie località della Cisgiordania. In alcuni casi i residenti sono rimasti senza acqua per ore fino alle riparazioni.
Gli operatori umanitari e le comunità locali denunciano che tali attacchi non sono episodici ma rientrano in una più ampia dinamica di restrizione dell’accesso all’acqua che colpisce quotidianamente i palestinesi. Nel 2025 sono stati documentati numerosi episodi in cui coloni hanno danneggiato o distrutto pompe, tubazioni, dispositivi di controllo e altre parti dell’infrastruttura idrica nella zona di Ein Samia e oltre, con ripercussioni su decine di migliaia di persone.
La crisi idrica si somma a una situazione già critica della Cisgiordania e di Gaza, dove la scarsità d’acqua è aggravata da restrizioni, demolizioni di infrastrutture, danni bellici e difficoltà di accesso ai materiali di riparazione, secondo organizzazioni umanitarie internazionali.
Organizzazioni per i diritti umani e autorità palestinesi accusano che la sottrazione o il danneggiamento mirato delle fonti d’acqua rientra in una strategia più ampia volta a soffocare le condizioni di vita dei palestinesi e favorire la deportazione verso altri Paesi, secondo il piano "Aurora", mentre attivisti avvertono che l’acqua — risorsa essenziale — diventa sempre più un terreno di conflitto.
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