03 Febbraio 2026
L'esercito israeliano ha fatto esplodere la stazione idrica di Morag a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. L'infrastruttura, creata nel 2010 dalla Mezzaluna Rossa Turca, forniva acqua a 70 mila persone, circa un terzo della popolazione della zona. Le Ong hanno denunciato l'azione israeliana come "atto di terrorismo".
Le forze israeliane hanno fatto esplodere la stazione idrica di Morag, una delle principali infrastrutture per l’approvvigionamento d’acqua nel sud della Striscia di Gaza. L’impianto, secondo l’utility idrica locale, forniva acqua a circa un terzo dei residenti di Rafah prima dell'inizio del genocidio, pari a circa 70 mila persone.
Video e immagini circolati sui social mostrano soldati israeliani dopo la detonazione, accompagnati da una didascalia ironica: “Siamo specializzati in lavori di verniciatura e piccole ristrutturazioni. Dettagli in DM”. Il commento ha suscitato indignazione e accuse di scherno nei confronti della popolazione civile colpita dalla distruzione di un’infrastruttura essenziale.
La stazione di Morag era stata finanziata dalla Mezzaluna Rossa turca e inaugurata nel 2010, diventando nel corso degli anni un pilastro della rete idrica di Rafah. Nel 2025 l’impianto era stato inserito in un piano di riparazioni urgenti, sostenuto da Oxfam in collaborazione con l’ente idrico di Gaza, per far fronte ai danni accumulati e alla crescente emergenza umanitaria.
La distruzione dell’impianto aggrava una situazione già critica. Secondo le organizzazioni umanitarie, l’accesso all’acqua potabile nella Striscia è drasticamente ridotto a causa dei bombardamenti, del blocco e della mancanza di carburante ed elettricità necessari al funzionamento delle infrastrutture. L’assenza di acqua aumenta il rischio di epidemie e colpisce in modo particolare bambini, anziani e malati.
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