11 Febbraio 2026
Trump e Rubio, fonte: thecradle
La tensione tra Usa e Cuba è in costante crescita dopo che Donald Trump ha dichiarato che Washington starebbe dialogando con i vertici dell’isola, mentre dall’Avana è arrivata una smentita netta. Sullo sfondo c’è l’aggravarsi della crisi energetica cubana, legata al blocco sulle forniture di petrolio e alla pressione americana sui Paesi che commerciano con l’isola, una strategia che sta mettendo in difficoltà un Paese già provato da blackout, razionamenti e carenze di carburante.
Donald Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti siano impegnati in contatti diretti con il governo cubano. "Stiamo parlando con i cubani, con i vertici dell’isola, per vedere cosa succede. Penso che raggiungeremo un accordo con Cuba", ha detto dal suo resort di Mar-a-Lago. Parole che miravano a mostrare spiragli di dialogo in una fase di massima pressione economica su L’Avana. La risposta cubana è stata però immediata e secca. Le autorità dell’isola hanno fatto sapere che non esistono negoziati in corso a livello politico e che non si è mai aperto un canale strutturato di dialogo con Washington. Il vice ministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío ha spiegato che "ci sono stati solo scambi di messaggi, ma non possiamo dire che esista un dialogo bilaterale", ribadendo la disponibilità dell’Avana a parlare solo senza pressioni e nel rispetto della propria sovranità. La frattura diplomatica si inserisce in un contesto sempre più critico. Dopo un ordine esecutivo di Trump che minaccia dazi contro qualsiasi Paese commerci con Cuba, diverse forniture di petrolio sono state interrotte, compresa quella dal Messico. Le riserve di carburante sull’isola si sono ridotte a pochi giorni e la rete elettrica, già fragile, è sottoposta a blackout continui. Il governo cubano ha varato un piano nazionale di razionamento energetico, o anche chiamata strategia di resistenza, che include tagli ai trasporti pubblici, alle quote di benzina e alla presenza scolastica.
Nonostante questo quadro, i vertici cubani hanno più volte espresso apertura al dialogo su diritti umani, investimenti esteri, turismo, immigrazione e cooperazione sanitaria. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha ribadito che Cuba è pronta a discutere di tutto, purché non vi siano precondizioni né tentativi di interferenza.
Negli Stati Uniti, però, la linea resta ambigua e sembrerebbe suggerire che sia Marco Rubio, segretario di Stato, a bloccare le linee di comunicazione diplomatica con l'obbiettivo di spingere verso il 'regime change' di Cuba. Questa tesi arriva da fonti governative americane che sostengono, per l'appunto, che la narrazione sui negoziati sia funzionale a una strategia più ampia, volta a giustificare un ulteriore irrigidimento delle politiche verso L’Avana.
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