11 Febbraio 2026
Moldavia, fonte: Wikipedia
Moldavia-Romania: un’unione silenziosa che cambia gli equilibri
Il progetto di riunificazione tra Moldavia e Romania non è più soltanto un’ipotesi romantica coltivata da ambienti unionisti. È un processo politico e amministrativo che procede per gradi, con un impatto potenzialmente enorme sull’assetto europeo. Se la Moldavia dovesse confluire nella Romania, l’Unione Europea e la NATO si allargherebbero automaticamente fino ai confini della Transnistria, dove è presente una guarnigione russa. Un passaggio che trasformerebbe un dossier regionale in un nodo strategico tra Mosca e l’Occidente. Va ricordato che la storia moldava è intrecciata con quella romena, ma anche con quella russa. Dopo il 1940 e il ritorno sovietico nel 1944, la Moldavia fu integrata nell’Urss con confini che la separarono dal mare e la collocarono in un delicato equilibrio geopolitico. L’indipendenza del 1990 e la crisi transnistriana hanno lasciato una frattura mai ricomposta.
Cittadinanza, energia e infrastrutture: l’integrazione di fatto
Al di là delle dichiarazioni politiche, ciò che conta è la realtà concreta. Quasi metà dei moldavi possiede oggi il passaporto romeno. È il risultato di una strategia avviata da Bucarest per “restituire” la cittadinanza ai discendenti degli ex cittadini romeni. Parallelamente, la Romania è diventata un attore dominante nei settori bancario, energetico e infrastrutturale moldavi. Collegamenti energetici con l’Europa, investimenti in scuole e ospedali, controllo di nodi logistici strategici: sono tasselli di una integrazione progressiva. Se il percorso di adesione della Moldavia all’Ue dovesse rallentare, la riunificazione rappresenterebbe una scorciatoia giuridica. Ed è proprio questo scenario a preoccupare Mosca, che vede restringersi ulteriormente il proprio spazio strategico nel “vicino estero”.
Iran: la fine delle guerre facili
Sul fronte mediorientale, la postura iraniana dopo la cosiddetta “Guerra dei 12 giorni” segnala un mutamento profondo. Teheran ha respinto pressioni e avvertimenti, affermando che qualunque attacco limitato sarebbe stato considerato l’inizio di una guerra su vasta scala. Il messaggio è chiaro: non esistono più conflitti brevi e indolori contro potenze regionali strutturate. Washington e Tel Aviv si trovano davanti a un Iran più sicuro di sé, capace di proiettare deterrenza e di imporre condizioni. L’idea di un’operazione chirurgica senza conseguenze appare sempre meno realistica. Un conflitto aperto rischierebbe di coinvolgere l’intera regione, con inevitabili riflessi sulle grandi potenze eurasiatiche.
Ucraina: la leva energetica come strumento strategico
Nel conflitto ucraino, la Russia ha progressivamente concentrato i propri sforzi sull’infrastruttura energetica e logistica di Kiev. Non si tratta di azioni episodiche, ma di una strategia di lungo periodo. L’Ucraina disponeva di una rete sovietica ridondante e sovradimensionata, progettata per resistere a scenari estremi. Per mesi, la capacità di riparazione ha compensato i danni subiti. Ma con l’impiego massiccio di droni e missili di precisione, Mosca ha iniziato a erodere la capacità di rigenerazione ucraina. La riduzione della produzione elettrica e gli attacchi a snodi ferroviari e logistici mirano a creare una pressione sistemica, non solo militare ma anche economica e psicologica. È una guerra di attrito, dove il fattore decisivo è la profondità delle risorse.
Un continente in transizione
Dalla Moldavia all’Iran, passando per l’Ucraina, emerge un dato comune: l’epoca dell’espansione occidentale senza costi è terminata. La Russia, pur sotto pressione, continua a giocare partite decisive nei propri spazi di interesse strategico.
In questo scenario, ogni mossa — una riunificazione, un attacco mirato, un veto diplomatico — assume un peso sistemico. L’Europa orientale e il Medio Oriente non sono teatri separati, ma capitoli di una stessa transizione geopolitica. E chi pensa che si tratti di dinamiche periferiche rischia di scoprire troppo tardi che le nuove linee di frattura passano esattamente alle porte dell’Europa.
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