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"2842 palestinesi morti in raid Idf a Gaza sono 'evaporati' per bombe Usa MK-84, BLU-109 e GBU-39", la denuncia della Protezione Civile

Un’inchiesta documenta 2842 palestinesi “vaporizzati” a Gaza: bombe Usa ad altissima temperatura avrebbero cancellato interi corpi senza lasciare resti

11 Febbraio 2026

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La Protezione Civile di Gaza ha affermato che 2842 palestinesi morti nei raid dell'Idf a Gaza non hanno lasciato neanche il minimo resto. Secondo analisti militari, queste persone sarebbero state letteralmente "vaporizzate" o "evaporate" a causa delle altissime temperature prodotte dal lancio di bombe statunitensi come MK-84, BLU-109 e GBU-39.

"2842 palestinesi morti in raid Idf a Gaza sono 'evaporati' per bombe Usa MK-84, BLU-109 e GBU-39", la denuncia della Protezione Civile

Un’inchiesta ha portato alla luce uno degli aspetti più estremi e disturbanti della genocidio a Gaza: la scomparsa totale di 2842 palestinesi i cui corpi non hanno lasciato resti recuperabili dopo i bombardamenti dell'Idf. Secondo l’indagine, queste persone sarebbero state letteralmente “vaporizzate” a causa dell’uso di armi ad altissima temperatura, incluse bombe di fabbricazione statunitense impiegate da Israele a partire dall’ottobre 2023.

I dati sono stati raccolti dalla Protezione Civile di Gaza attraverso un meticoloso lavoro di documentazione sito per sito. I soccorritori hanno confrontato il numero di persone presenti negli edifici colpiti con i corpi effettivamente recuperati dalle macerie. Nei casi in cui, dopo ricerche approfondite, non venivano trovati resti umani — se non tracce di sangue o frammenti minimi — le vittime venivano classificate come completamente incenerite.

Secondo esperti militari citati da Al Jazeera, armi come la MK-84, la bomba penetrante BLU-109 e la GBU-39 a guida di precisione, tutte di produzione statunitense, possono generare temperature superiori ai 3500 gradi Celsius. In ambienti chiusi, l’effetto combinato di calore estremo, pressione e ossidazione può distruggere il corpo umano in pochi secondi, senza lasciare resti identificabili. L’inchiesta evidenzia che tali ordigni sono stati utilizzati in aree densamente popolate, con effetti devastanti sulla popolazione civile.

Giuristi internazionali intervistati da Al Jazeera sostengono che l’uso di queste armi, per loro natura indiscriminate, solleva gravi responsabilità legali non solo per Israele, ma anche per i Paesi che continuano a fornire armamenti. Secondo gli esperti, il proseguimento delle forniture militari, nonostante le prove degli effetti catastrofici sui civili, potrebbe configurare complicità in crimini di guerra.

L’inchiesta arriva mentre Israele continua le operazioni militari nonostante le misure provvisorie della Corte Internazionale di Giustizia e il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale contro il primo ministro Benjamin Netanyahu. Sul terreno, intanto, la Protezione Civile di Gaza denuncia che migliaia di famiglie restano senza risposte: non ci sono corpi da seppellire, né prove materiali della morte dei loro cari. Per i soccorritori, la parola più usata per descrivere queste vittime è una sola: cancellate.

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