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Israele nega acqua potabile ai prigionieri palestinesi nelle carceri per 12 ore al giorno, le Ong: "Politica sistematica di morte"

Rapporti ufficiali rivelano la negazione dell’acqua ai detenuti palestinesi nel carcere di Ketziot, tra accuse di punizione collettiva e violazioni dei diritti umani

13 Gennaio 2026

Israele nega acqua potabile ai prigionieri palestinesi nelle carceri per 12 ore al giorno, le Ong: "Politica sistematica di morte"

Report di diverse Ong hanno fatto emergere che nelle carceri israeliane venga negato l'accesso all'acqua potabile anche per 12 ore al giorno ai prigionieri palestinesi. Gli attivisti hanno parlato di una "politica sistematica di morte" messa in atto da Tel Aviv.

Israele nega acqua potabile ai prigionieri palestinesi nelle carceri per 12 ore al giorno, le Ong: "Politica sistematica di morte"

Autorità israeliane hanno riconosciuto, attraverso documenti interni resi pubblici dal ministero della Giustizia, che detenuti palestinesi classificati come “prigionieri di sicurezza” sono stati privati dell’accesso all’acqua potabile per 12 ore alla volta. A rivelarlo è un’inchiesta pubblicata da Haaretz, basata su rapporti redatti dall’Ufficio del Difensore Pubblico israeliano dopo visite ispettive nel carcere di Ketziot, nel sud di Israele, effettuate tra maggio e settembre 2024.

Secondo le relazioni, durante le prime due visite i monitor hanno documentato una politica sistematica di limitazione dell’accesso all’acqua. Le testimonianze dei detenuti parlano di interruzioni prolungate, in alcuni reparti “per circa metà della giornata”, applicate come forma di punizione collettiva e non giustificate da lavori di manutenzione o problemi logistici. I prigionieri hanno descritto la pratica come una misura disciplinare indiscriminata.

Il ministero della Giustizia ha trasmesso sei di questi rapporti all’Associazione per i Diritti Civili in Israele (ACRI) solo questa settimana, dopo averli inizialmente trattenuti per motivi disicurezza nazionale” e per il timore che la loro diffusione potesse danneggiare gli ostaggi israeliani detenuti a Gaza. ACRI aveva presentato un ricorso al Tribunale distrettuale di Gerusalemme già a gennaio 2024 per ottenerne la pubblicazione.

L’ultimo rapporto, relativo alla visita di settembre, indica che la restrizione dell’accesso all’acqua sarebbe cessata prima dell’ispezione. L’Amministrazione penitenziaria israeliana ha tuttavia respinto le accuse, sostenendo di operare “nel pieno rispetto della legge” e garantendo che tutti i detenuti abbiano accesso regolare ad acqua e beni essenziali.

Le rivelazioni si inseriscono in un contesto più ampio di denunce sulle condizioni di detenzione dei palestinesi nelle carceri israeliane. I rapporti del Difensore Pubblico descrivono fame estrema, perdita di peso drastica, svenimenti, violenze abituali da parte delle guardie, negazione di cure mediche e difficoltà di accesso ai tribunali. Un rapporto di inizio dicembre 2025 ha rilevato che il 90% dei prigionieri di sicurezza è detenuto in celle inferiori ai tre metri quadrati, spesso senza letti.

Nel settembre 2024 l’Alta Corte israeliana ha stabilito che le autorità carcerarie non rispettavano gli standard minimi di vita, ordinando misure correttive. A novembre, tuttavia, Haaretz ha riferito che le condizioni non erano migliorate. Organizzazioni per i diritti umani continuano a denunciare abusi sistematici, in un quadro che alimenta crescenti critiche internazionali contro il sistema di detenzione israeliano.

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