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"Usa verso la presa di Hormuz, inviati 5000 marines con navi d'assalto, pronti a raid su porti iraniani dello Stretto" - RUMORS

Trump punta al controllo di Hormuz: piano con navi, marines e raid sui porti iraniani per un'exit strategy da "vincitore" apparente

19 Marzo 2026

Stretto di Hormuz, la mina sotto il consenso: così l’Iran può inceppare la macchina di Trump - RETROSCENA

Stretto di Hormuz, fonte: Facebook, @Termometro Geopolitico

Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, gli Stati Uniti starebbero valutando la presa dello Stretto di Hormuz attraverso una missione di mare e d'aria. Il presidente Donald Trump sarebbe infatti pronto all'invio di 5000 marines su navi d'assalto per attaccare le imbarcazioni iraniane nel canale, mentre preparerebbe raid aerei sui porti di Teheran sullo stretto

"Usa verso la presa di Hormuz, inviati 5000 marines con navi d'assalto, pronti a raid su porti iraniani dello Stretto" - RUMORS

L’amministrazione guidata da Donald Trump starebbe considerando una nuova missione in Medio Oriente, che si pone l'obiettivo controllare lo strategico Stretto di Hormuz. Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, tra le opzioni allo studio vi è lo schieramento di migliaia di marines su navi d’assalto, accompagnato da bombardamenti mirati contro infrastrutture portuali iraniane. Il tutto per cercare di uscire dal conflitto con un'immagine da "vittorioso", un'exit strategy costruita ad hoc.

Il piano prevederebbe operazioni anfibie lungo la costa meridionale dell’Iran, con obiettivi chiave come il porto di Bandar Abbas e altri snodi energetici fondamentali. L’idea è quella di neutralizzare la capacità iraniana di minacciare il traffico marittimo e garantire il passaggio delle petroliere attraverso uno dei chokepoint più cruciali al mondo.

Prima ancora di un eventuale sbarco, tuttavia, le forze statunitensi si troverebbero esposte a un rischio elevatissimo. Le navi d’assalto, infatti, opererebbero entro il raggio dei missili antinave iraniani, tra cui sistemi come Noor e Khalij Fars, oltre a lanciatori mobili nascosti lungo la costa. Un singolo impatto su una nave carica di truppe potrebbe provocare perdite catastrofiche.

Anche nel caso di uno sbarco riuscito, le difficoltà operative resterebbero enormi. Il terreno montuoso e altamente difendibile dell’Iran meridionale è stato preparato per decenni proprio in funzione di un’invasione. Le forze locali, tra cui i Pasdaran e milizie territoriali, avrebbero il vantaggio della conoscenza del territorio e della rapidità di mobilitazione.

Gli esperti militari sottolineano inoltre le criticità logistiche: rifornire un contingente di circa 5000 uomini via mare, sotto attacco costante, appare estremamente complesso. Senza profondità strategica e con linee di rifornimento vulnerabili, le truppe rischierebbero di rimanere isolate in tempi brevi.

Il piano si inserisce in una più ampia strategia statunitense per il controllo dello stretto, che includerebbe anche misure economiche come sistemi assicurativi per le petroliere scortate.

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