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Stretto di Hormuz, "Usa verso missione per controllarlo militarmente", ma portaerei Ford e Lincoln in ritirata - RUMORS

Trump punta a controllare Hormuz con la forza, ma le principali portaerei Usa si ritirano dall’Iran: strategia in bilico tra escalation e segnali di debolezza

18 Marzo 2026

Mappa Stretto di Hormuz

Fonte: Limes

Diverse fonti vicine all'amministrazione di Donald Trump hanno riportato che il presidente statunitense starebbe valutando di avviare una missione per cercare di prendere il controllo militare dello stretto di Hormuz, bloccato dall'Iran in seguito all'aggressione americana e israeliana. Molti analisti internazionali hanno fatto notare, però, che le portaerei Uss Gerald R. Ford e la Abraham Lincoln, le più potenti e meglio equipaggiate dell'arsenale Usa, sono in ritirata dal Medio Oriente, rendendo l'ipotesi del tycoon molto improbabile.

Stretto di Hormuz, "Usa verso missione per controllarlo militarmente", ma portaerei Ford e Lincoln in ritirata - RUMORS

Un nuovo fronte di tensione si apre nel Golfo Persico mentre emergono indiscrezioni su un possibile piano del presidente Donald Trump per assumere il controllo militare dello Stretto di Hormuz. Secondo fonti citate da media israeliani, l’operazione potrebbe richiedere settimane e coinvolgere un massiccio dispiegamento di forze navali, con l’obiettivo di garantire il passaggio delle petroliere in una delle rotte energetiche più cruciali al mondo.

Tuttavia, il piano si scontra con una crescente opposizione internazionale. Paesi alleati come Francia, Giappone, Australia e Regno Unito avrebbero rifiutato di partecipare a un’operazione militare per riaprire lo stretto, lasciando Washington sempre più isolata sul piano diplomatico.

Nel frattempo, sul terreno — o meglio, in mare — la situazione appare contraddittoria. Le due principali portaerei statunitensi nell’area, la Uss Gerald R. Ford e la Uss Abraham Lincoln, risultano essersi allontanate dalle coste iraniane. La Lincoln, in particolare, si troverebbe ora a oltre 1100 chilometri di distanza, nei pressi dell’Oman, mentre la Ford è stata mandata verso Creta per riparazioni urgenti, dopo lo scoppiare di un incendio a bordo.

Questo riposizionamento, interpretato da alcuni analisti come una misura di sicurezza, ha sollevato interrogativi sulla reale capacità degli Stati Uniti di sostenere un’operazione offensiva diretta nello Stretto di Hormuz, proprio mentre si ipotizza un’escalation.

A rafforzare la presenza americana in movimento è invece il gruppo anfibio guidato dalla Uss Tripoli, che sta avanzando rapidamente verso il Medio Oriente con circa 2000 marines a bordo. La nave ha attraversato il Mar Cinese Meridionale a velocità sostenuta e si avvicina ora all’Oceano Indiano, segnalando preparativi per possibili operazioni più ampie.

Il conflitto, entrato nella sua terza settimana, mostra segni di crescente complessità. I costi militari sono già elevati, mentre aumentano le perdite umane e le tensioni interne negli Stati Uniti. Anche all’interno della base politica di Trump emergono dubbi sulla strategia adottata.

Tra piani ambiziosi e segnali di cautela sul campo, l’eventuale tentativo di controllo militare dello Stretto di Hormuz appare oggi come un’operazione ad alto rischio, in un contesto sempre più instabile e senza una chiara via d’uscita.

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