17 Marzo 2026
Meloni, fonte: imagoeconomica
Anche la premier Giorgia Meloni si accoda al netto rifiuto di Gran Bretagna e Germania sfilandosi così dalla proposta trumpiana di militarizzare lo Stretto di Hormuz. L'annuncio è stato dato dalla premier ieri sera al programma televisivo Quarta Repubblica su Rete4: "Intervenire sullo Stretto vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento" dunque, precisa Meloni, è più opportuno intervenire in modo difensivo nel Mar Rosso, intensificando gli sforzi per la missione Aspides.
L'Unione Europea si sta sfilando gradatamente dalle pretese statunitensi. I primi ad averlo comunicato sono stati ieri, lunedì 16 Marzo, proprio Londra e Berlino, respingendo l'eventualità di una missione militare per la liberazione dello Stretto di Hormuz. "La regione non deve scivolare in una guerra senza fine dagli obiettivi poco chiari. (...) Non partecipiamo a questa guerra, lo abbiamo detto fin dal primo giorno, e questa posizione rimane invariata" è stato il commento del cancelliere Friedrich Merz in risposta alle richieste di Trump. Richieste che già avevano ottenuto una sonora bocciatura da tradizionali alleati Usa come Giappone e Australia, al punto da accendere le ire del tycoon portandolo a minacciare la NATO di "conseguenze molto negative".
Sulla scia compatta degli alleati europei, l'Italia ha scelto così il suo posizionamento: nessuna nave militare sarà inviata nello Stretto, mossa che - se realizzata - significherebbe "compromettersi" irrimediabilmente in una guerra "non dell'Ue". Meloni resta ferma sulla posizione di non entrare nel conflitto, concetto che aveva già espresso il ministro degli Esteri Antonio Tajani. A Quarta Repubblica Meloni ha spiegato come "il primo problema" per lei siano le basi militari italiane nel Golfo. "C'è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell'area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait - ha fatto sapere la premier mettendo ordine alle priorità estere, e aggiungendo - i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo, internazionali".
Un colpo al cerchio e uno alla botte, con cui Meloni non entra nel conflitto ma sostiene la necessità di intervenire per una "de-escalation, cioè per fare in modo che possa terminare e possa tornare la diplomazia". "Quello che possiamo fare adesso - ha precisato Meloni -, è rafforzare la missione Aspides", di cui l'Italia è tra i promotori europei per proteggere le navi nel Mar Rosso minacciate dagli Houthi yemeniti. Aspides prevede missioni a Hormuz ma finalizzate alla difesa delle imbarcazioni. Tuttavia, specifica la premier, non vi sarà sconfinamento a Hormuz: la missione resterà limitata in quel collo di bottiglia tra Arabia Saudita e continente africano.
Ieri l'Italia si è unita ad una dichiarazione congiunta con Regno Unito, Francia, Germania e Canada, intervenendo sulla drammatica situazione in Libano: "Invitiamo tutte le parti ad agire in conformità con il diritto internazionale. Una significativa offensiva di terra israeliana avrebbe devastanti conseguenze umanitarie e potrebbe portare a un conflitto prolungato: deve essere evitato".
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