18 Marzo 2026
Netanyahu morto Simpsons, fonte: X, @SaedKusay
Sui social è diventato virale un post in cui appare il premier Benjamin Netanyahu, in versione Simpsons, morto, in una bara, con le date "1949-2026". Un fotogramma che, secondo molti, è stato tratto dall'episodio 7 della stagione 28 della celebre serie tv animata, mandato in onda nel 2016, che predirebbe l'uccisione di Netanyahu. Ciò però non è verificato: nell'episodio non compare in nessun punto quest'immagine, rendendo il post un deepfake generato dall'intelligenza artificiale.
Negli ultimi giorni, mentre continuano a circolare teorie e speculazioni sulla morte del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, un nuovo elemento virale ha catturato l’attenzione del pubblico online: una presunta “profezia” della serie animata The Simpsons.
Secondo numerosi post diffusi sui social, l’episodio 7 della stagione 28 — trasmesso circa dieci anni fa — avrebbe previsto la morte di Netanyahu nel 2026. La notizia, accompagnata da immagini e clip decontestualizzate, è diventata rapidamente virale, alimentando ulteriormente il clima di sospetto già acceso dai recenti video controversi del premier.
Tuttavia, un’analisi più attenta rivela che queste affermazioni sono, con ogni probabilità, infondate. Nell’episodio in questione, infatti, non esiste alcun riferimento diretto o esplicito alla morte di Netanyahu nel 2026. Come spesso accade con The Simpsons, la fama della serie per aver “predetto il futuro” — in realtà basata su coincidenze, satira politica e ricostruzioni a posteriori — contribuisce a rendere credibili anche teorie prive di riscontri concreti.
Nel corso degli anni, la serie è stata associata a numerose presunte previsioni, da eventi politici a innovazioni tecnologiche. Alcune di queste si sono rivelate semplici interpretazioni forzate o contenuti manipolati digitalmente per adattarsi a eventi reali successivi.
Nel caso specifico, le immagini circolate online potrebbero essere state modificate o estratte fuori contesto, contribuendo a creare una narrazione ingannevole. Questo fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di disinformazione.
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