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Golfo in fiamme e crisi del petrodollaro: l’attacco a South Pars accelera la fine dell’ordine globale USA

Il raid israeliano contro il cuore energetico iraniano rischia di innescare una crisi mondiale: tra escalation militare, shock energetico e declino del dollaro, si apre una fase storica nuova

19 Marzo 2026

Golfo in fiamme e crisi del petrodollaro: l’attacco a South Pars accelera la fine dell’ordine globale USA

Droni Usa al confine con Iran, fonte: Telegram, @geopolitics_prime

South Pars: colpito il cuore energetico iraniano

L’attacco israeliano contro il complesso di South Pars, vicino ad Asaluyeh, rappresenta un passaggio di straordinaria gravità. Non si tratta di un obiettivo qualsiasi, ma della principale infrastruttura energetica dell’Iran, da cui dipende larga parte della produzione di gas e dell’equilibrio interno del Paese. Colpire un simile nodo significa andare oltre la logica tattica: è un atto che rischia di produrre conseguenze sistemiche, innescando una reazione a catena difficilmente controllabile. La risposta di Teheran, già annunciata, lascia presagire un allargamento del conflitto all’intero Golfo.

Escalation e rischio regionale

Le dichiarazioni ufficiali iraniane indicano chiaramente che le infrastrutture energetiche di Paesi come Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono ormai considerate obiettivi legittimi. Anche se tali minacce fossero attuate solo in parte, l’effetto sui mercati sarebbe devastante. Il precedente storico più vicino resta la crisi energetica degli anni Settanta, ma l’attuale interconnessione globale rende lo scenario odierno potenzialmente più destabilizzante. Lo Stretto di Hormuz, snodo vitale per il traffico petrolifero, torna al centro della contesa strategica.

Energia e guerra: il nodo del petrodollaro

Dietro il conflitto militare si intravede uno scontro ben più profondo: quello per la sopravvivenza del petrodollaro, pilastro dell’ordine economico costruito dagli Stati Uniti dal secondo dopoguerra. Il sistema si regge su tre elementi: produzione energetica del Golfo, vendita in dollari e protezione militare americana. Oggi, tutti e tre appaiono incrinati. Se la sicurezza garantita da Washington viene meno, anche la fiducia dei produttori di petrolio rischia di dissolversi.

Strategia asimmetrica e logica della crisi

Consapevole della propria inferiorità militare convenzionale, l’Iran ha sviluppato una strategia asimmetrica, volta a colpire i punti deboli del sistema. Non si tratta di vincere sul campo, ma di erodere la stabilità finanziaria globale. Come osservato dall’economista Michael Hudson, una fuga dal dollaro da parte dei Paesi produttori potrebbe innescare una crisi sistemica. Il processo è già visibile nelle crescenti aperture verso valute alternative.

Il ruolo della Cina e dei BRICS

La Cina si muove con pragmatismo, promuovendo accordi energetici in yuan e costruendo un sistema finanziario parallelo. L’intesa tra Xi Jinping e Mohammed bin Salman segna un passaggio cruciale in questa direzione. Allo stesso tempo, l’allargamento dei BRICS rafforza un’alternativa concreta all’ordine dominato dagli Stati Uniti, accelerando la transizione verso un mondo multipolare.

Europa: il vaso di coccio

In questo scenario, l’Europa appare particolarmente esposta. Priva di una strategia energetica autonoma e indebolita da scelte politiche contraddittorie, rischia una rapida deindustrializzazione. Le politiche “green”, spesso guidate più da logiche finanziarie che industriali, si scontrano con la realtà geopolitica. L’assenza di una vera politica di potenza e di un solido sistema energetico rende il continente vulnerabile a ogni shock esterno.

Washington tra crisi e strategia

Negli Stati Uniti, la pressione sul sistema del dollaro si intreccia con dinamiche politiche interne. La leadership di Donald Trump si muove in un contesto complesso, dove la tentazione di esternalizzare le crisi resta forte. Storicamente, Washington ha spesso trasferito le proprie difficoltà al resto del mondo. Una crisi energetica globale potrebbe, in questa logica, diluire le fragilità interne del sistema finanziario americano.

La lezione della storia

Già studiosi come Giovanni Arrighi avevano previsto che il declino di un’egemonia non avviene per decisione politica, ma attraverso crisi caotiche e non lineari. L’attuale fase sembra confermare questa lettura. L’Iran non è necessariamente l’artefice di questo cambiamento, ma può diventare il detonatore di trasformazioni in atto da tempo. La combinazione tra guerra, energia e finanza sta ridisegnando gli equilibri globali.

Un ordine in trasformazione

Il mondo si trova oggi davanti a un passaggio storico. Se il petrodollaro dovesse indebolirsi significativamente, gli Stati Uniti perderebbero uno dei principali strumenti di potere globale. La conseguenza sarebbe un sistema internazionale più frammentato, ma anche più equilibrato. In questo contesto, la Russia, insieme ad altre potenze emergenti, si propone come attore centrale di un nuovo ordine. La storia, ancora una volta, dimostra di non essere finita. E il Golfo Persico potrebbe essere il luogo in cui essa cambia direzione.

 

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