19 Marzo 2026
"Questa è la dottrina di guerra israeliana: uccidere i propri nemici in massa, uccidere i civili, uccidere le donne, uccidere tutti i bambini. Non fanno distinzioni fra civili e obiettivi militari". Sono queste le dichiarazioni scioccanti e di aspra denuncia rese dal professore ed economista Jeffrey Sachs contro la politica bellica israeliana. Intervenuto da Roma in un'intervista con la CGTN America, il professore della Columbia University ha criticato apertamente i metodi di sistematica e generalizzata uccisione dell'esercito israeliano, anticipando come quanto è accaduto a Gaza possa tornare a verificarsi anche in Libano, ormai invaso a sud di Beirut dall'Idf.
Israele non fa distinzioni tra civili e obiettivi militari: la stessa logica "brutale" attuata per il genocidio a Gaza è quella che spinge ora Tel Aviv a bombardare a tappeto Teheran e ad uccidere in Libano, dove nelle ultime settimane i raid Idf hanno già portato alla morte di 968 persone e al ferimento di oltre 2.400 civili. A dirlo è Jeffrey Sachs spiegando non solo come Israele abbia bombardato consapevolmente a Gaza "le scuole, le cliniche, le moschee, gli ospedali, le abitazioni, l'approvvigionamento idrico, i servizi igienico-sanitari", ma lo abbia fatto con la totale complicità Usa. "Non conosciamo il bilancio completo delle vittime - ha detto Sachs riferendosi al genocidio di Gaza -, ma quasi sicuramente si tratta di centinaia di migliaia se si considerano non solo i corpi che sono stati raccolti (...) ma anche le persone che sono morte di freddo, per mancanza di acqua potabile, di cibo, per mancanza di accesso all'assistenza sanitaria".
I dati parlano da sé ma ciò che è peggio, è che quanto commesso da questo "regime malvagio e brutale", definisce Israele Sachs, potrebbe tornare a ripetersi in Libano, mentre l'occhio occidentale guarda in modo acritico alle vicende di sangue. I media mainstream occidentali, aggiunge Sachs, "normalizzano" la violenza nel discorso pubblico. "Gli organi di informazione non riportano la verità, e noi siamo soggetti tutto il tempo a propaganda": la deriva censoria dello sguardo occidentale, prosegue Sachs, ha fatto sì che la critica all'operato di Israele venga bollata come "antisemita", e dunque automaticamente stigmatizzata.
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