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Jeffrey Sachs, l’economista ebreo americano sfida Trump e Netanyahu: "2 narcisisti maligni, vogliono 3ª Guerra Mondiale”

Sachs ha dichiarato che il governo israeliano sta arrecando al mondo e all'umanità più danni di qualsiasi altro governo attualmente in carica, e che questa è una guerra non solo israeliana, ma una follia condivisa con Washington

14 Marzo 2026

Ucraina, Sachs sostiene piano Trump: “Modo realistico di finire la guerra, pace fatta ma Ue finge di non capire, Usa assicurano Kiev fuori dalla Nato”

Sachs, fonte: imagoeconomica

C'è una voce che, in questi giorni di fuoco sul Medio Oriente, si leva con chiarezza dal coro assordante della propaganda di guerra. È quella di Jeffrey Sachs, 71 anni, economista di fama mondiale, docente della Columbia University, ebreo americano cresciuto a Detroit in una famiglia di profonda tradizione laburista e diritti civili. Una voce che vale doppio, proprio perché viene da dove viene.

Un ebreo americano contro la follia guerrafondaia di Trump e Netanyahu

Nato nel novembre del 1954, figlio di Theodore Sachs — avvocato del lavoro — e cresciuto in una famiglia ebraica di Oak Park, Michigan, Sachs non è certo un outsider del sistema. È stato due volte nella lista dei 100 personaggi più influenti del mondo e classificato dall'Economist tra i tre economisti viventi più autorevoli del pianeta. Ha consigliato tre Segretari Generali delle Nazioni Unite e ha diretto per oltre un decennio l'Earth Institute della Columbia. Non è un agitatore di periferia: è il cuore pulsante dell'establishment accademico internazionale. Eppure, in questi giorni, con gran chiarezza e grande coraggio dice quello che milioni di persone pensano e che nessun leader occidentale osa pronunciare ad alta voce. Ma prima di essere il critico feroce delle avventure militari americane, Sachs è stato uno degli architetti più creativi e coraggiosi della moderna economia dello sviluppo. Negli anni Ottanta, appena trentenne, fu chiamato in Bolivia per affrontare un'iperinflazione devastante che aveva raggiunto il 14.000 per cento: il piano di stabilizzazione che disegnò riportò il Paese alla normalità in pochi mesi. Poi la Polonia, nel 1989, alle soglie della transizione dal comunismo al mercato: Sachs fu tra gli ideatori della cosiddetta 'shock therapy'economica che consentiva una trasformazione rapida del sistema produttivo, evitando il collasso. Il governo polacco gli conferì la Croce di Comandante dell'Ordine al Merito. Da quella esperienza, e da quelle che seguirono in Africa, Asia e America Latina, Sachs trasse le fondamenta di un pensiero originale sulla povertà globale, condensato nel suo libro più celebre, 'The End of Poverty' (2005), un bestseller tradotto in decine di lingue. La sua tesi era semplice e rivoluzionaria: la povertà estrema non è un destino inevitabile, ma un problema tecnico risolvibile con le risorse e la volontà politica giuste. Era, ed è, l'uomo che credeva che il mondo potesse essere migliorato con intelligenza, rigore e umanità. È questo uomo — non un ideologo, non un demagogo, ma uno scienziato della complessità economica e sociale — che oggi si scaglia contro la guerra all'Iran con parole di fuoco che nessun leader occidentale osa pronunciare.

Jeffrey Sachs scende prepotentemente in campo contro la guerra all’Iran

Il 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato l'operazione militare contro l'Iran, Sachs è sceso immediatamente in campo. Ospite di Democracy Now, ha definito l'attacco una "war of choice" — una guerra di scelta, non di necessità — e ha dichiarato senza giri di parole che "due narcisisti maligni, Netanyahu e Trump, ci stanno conducendo al disastro" e che la deriva attuale porterà alla terza guerra mondiale. Le sue parole non lasciano spazio all'interpretazione diplomatica. Trump — dice Sachs — ha lanciato un attacco di decapitazione contro l'Iran in piena fase negoziale, convinto che il regime si sarebbe sgretolato nel giro di ventiquattr'ore. La realtà è stata ben diversa: l'Iran ha risposto, lo Stretto di Hormuz di fatto è stato chiuso e i mercati energetici mondiali hanno cominciato ad avere pesanti convulsioni e capovolgimenti di fronte. Interrogato su cosa accadrebbe se la guerra proseguisse, ha risposto che le conseguenze economiche sarebbero devastanti: uno shock energetico paragonabile a quello dell'embargo arabo del 1973 o alla crisi del 1979-80, con effetti che richiederebbero anni per essere assorbiti. Intervistato dalla trasmissione televisiva “Piazza Pulita” condotta da Corrado Formigli, Sachs ha dichiarato che Trump e Netanyahu dovrebbero fermarsi immediatamente. Se non lo faranno, i tragici postumi di questa insana guerra si ripercuoteranno sul mondo intero per anni e anni.

Sachs, la coscienza critica del sionismo targato Netanyahu

Quello che rende Sachs una figura particolarmente significativa — e scomoda — è la sua identità. Ebreo americano che parla ad altri ebrei americani, che conosce dall'interno il tessuto culturale e morale della comunità, Sachs rappresenta quella coscienza critica che il sionismo muscolare di Netanyahu vorrebbe mettere a tacere. In un confronto televisivo con l'ambasciatore israeliano all'ONU Danny Danon, ha dichiarato che il governo israeliano sta arrecando al mondo e all'umanità più danni di qualsiasi altro governo attualmente in carica, e che questa è una guerra non solo israeliana, ma una follia condivisa con Washington: gli Stati Uniti vogliono dominare il mondo, Israele vuole dominare il Medio Oriente, e insieme stanno perseguendo questo delirio con conseguenze catastrofiche. Già nel febbraio 2025, intervenendo al Parlamento Europeo, Sachs aveva già messo in guardia l'Europa: il sogno più grande di Netanyahu era sempre stato una guerra tra Stati Uniti e Iran, e non aveva mai smesso di inseguirlo. Nessuno lo aveva ascoltato abbastanza. O forse qualcuno, come sempre, lo aveva ascoltato ma aveva preferito guardare altrove. E non è certamente la prima volta che Sachs si trova in controtendenza rispetto all'ortodossia atlantista. Ha sostenuto che l'invasione russa dell'Ucraina fosse in parte conseguenza dell'espansione della NATO verso est, posizione che gli ha attirato critiche feroci. Ma la coerenza intellettuale, in fondo, è il lusso di chi non ha cariche politiche da proteggere né poltrone da conservare. Ciò che colpisce di più, oggi, è il coraggio della sua solitudine.

Trump e Netanyahu, un duo estremamente pericoloso per l’intero Pianeta

Sachs ha auspicato che il resto del mondo trovi la voce per dire a Trump e Netanyahu "non andiamo oltre il baratro per la vostra follia", e ha indicato come esempi di lucidità il premier spagnolo Pedro Sánchez e il Presidente d'Irlanda, definendo la loro presa di posizione coraggiosa e necessaria. In Europa, ha detto, quasi tutti si sono rintanati nel silenzio. Come dargli torto pensando a Kallas e von der Leyen, che non riescono ad andare oltre uno scandaloso e incomprensibile mutismo a proposito di quanto messo in campo da USA e Israele, anche e soprattutto in questi ultimi giorni, dove siamo costretti ad assistere impotenti al massacro che Israele sta perpetrando ai danni di migliaia e migliaia di civili libanesi bombardandoli addirittura fin dentro le tende di emergenza dopo averli prepotentemente sfrattati di casa e resi degli sfollati? Senza voler ribadire ancora una volta che a Gaza, nonostante il famigerato, ridicolo e ipocrita  Board of Peace”, non vi è alcuna pace ma che Israele continua – nell’indifferenza più totale – a bombardare campi profughi?  Campi profughi, capite? E’ incredibile. Terrificante. Raccapricciante. La storia poi, come sempre, darà i suoi verdetti. Tra 50 anni magari qualcuno si chiederà come può essere successo. Ma è già oggi che si misura la statura morale di chi ha il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Jeffrey Sachs lo fa da anni, pagando il prezzo dell'isolamento e degli insulti. Lo fa con l'autorevolezza di chi conosce i meccanismi del potere dall'interno e ha scelto lo stesso di stare dalla parte della ragione. E lo fa, non va dimenticato, come ebreo americano che rifiuta di essere strumento di una guerra voluta da Netanyahu che in modo assoluto non rappresenta né i valori né la coscienza di milioni di ebrei nel mondo.

Di Eugenio Cardi

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