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Chi è Banksy, svelata l’identità dello street artist: è il 53enne Robin Gunningham, nome poi cambiato in David Jones

Un’inchiesta rivelato la vera identità di Banksy, lo street artist famoso in tutto il mondo per i suoi graffiti ma rimasto anonimo per più di 20 anni. Sarebbe Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, e avrebbe cambiato nome in David Jones. Saltata quindi l’ipotesi che dietro ai graffiti ci fosse Robert Del Naja

14 Marzo 2026

Chi è Banksy, svelata l’identità dello street artist: è il 53enne Robin Gunningham, nome poi cambiato in David Jones

Robin Gunningham Fonte: TG @Ultimora

Sarebbe stata svelata l’identità di Banksy. L’identità dello street artist più famoso al mondo, rimasto anonimo per oltre vent’anni, potrebbe infatti non essere più un mistero. Secondo quanto emerso, dietro alle celebri opere comparirebbe il nome del 53enne Robin Gunningham, originario di Bristol. L’uomo avrebbe poi cambiato identità vivendo oggi come David Jones.

Chi è Banksy, svelata l’identità dello street artist: è il 53enne Robin Gunningham, nome poi cambiato in David Jones

Un’inchiesta dell’agenzia britannica Reuters avrebbe scoperto la vera identità di Banksy, lo street artist famoso in tutto il mondo per i suoi graffiti ma rimasto anonimo per più di 20 anni. Sarebbe Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, e avrebbe cambiato nome in David Jones. Saltata quindi l’ipotesi che dietro ai graffiti ci fosse Robert Del Naja, frontman della band Massive Attack.

Nonostante l’inchiesta di Reuters abbia svelato il vero nome di Banksy, non si sa ancora molto della vita dello street artist più famoso al mondo. L’agenzia di stampa britannica sostiene che sia nato a Bristol, città nel sud dell’Inghilterra, nel 1973, e che il suo nome di battesimo sarebbe Robin Gunningham.

Oggi, però, avrebbe cambiato nome proprio per evitare di essere trovato. Vivrebbe infatti come David Jones. L’anonimato è sempre stato una parte fondamentale dell’attività artistica di Banksy.

Per trovare Banksy, l’inchiesta si è basata principalmente su due elementi. Il primo era un viaggio in Ucraina, compiuto dall’artista nel 2022 e confermato dallo stesso artista. Banksy si sarebbe recato nel Paese insieme a quello che ora sarebbe stato indicato come un suo stretto collaboratore, ma che per anni è stato come la persona più probabile dietro all’identità dell’artista: Robert Del Naja, frontman della band Massive Attack.

L’altro elemento fondamentale per l’inchiesta è stato lo scontro con il fotografo giamaicano Peter Dean Rickards che avrebbe pubblicato immagini di Banksy originate da un suo arresto a New York nel 2000. Dalle procedure di arresto sarebbe emerso anche un documento firmato dall’artista.

Mark Stephens, avvocato di Banksy, ha risposto affermando che il suo cliente non conferma molti dei dettagli contenuti nell’inchiesta. Il legale ha anche accusato Reuters di aver violato la privacy del suo assistito interferendo con il suo lavoro, per il quale l’anonimato sarebbe, secondo questa tesi, essenziale.

Lavorare in anonimato o sotto pseudonimo serve interessi sociali fondamentali. Dire la verità al potere senza timore di ritorsioni, censura o persecuzioni” ha affermato Stephens.

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