11 Marzo 2026
"Non saremo in grado di raggiungere nessuno dei nostri obiettivi dichiarati. La distruzione del programma nucleare iraniano? Irrealizzabile". È così che ieri, 10 Marzo, il senatore democratico Chris Murphy è intervenuto a MS Now "distruggendo" un secondo "baluardo" di legittimazione usato da Donald Trump a giustificazione della guerra in Medio Oriente, ovvero la "distruzione dell'arsenale nucleare iraniano".
L'intervista di Christopher 'Chris' Scott Murphy, avvocato e senatore per lo Stato del Connecticut, ai microfoni di MS Now seguita ad un briefing classificato a porte chiuse sull'attuale situazione bellica in Medio Oriente ha rappresentato l'ennesimo inciampo ai sogni di gloria del tycoon. Infatti, dopo che un documento dell'Intelligence Usa ha fatto emergere, giorni fa, che l'obiettivo di un regime-change a Teheran era fin dall'inizio irrealizzabile e impraticabile a fronte di un establishment clericale non solo ben strutturato e radicato, ma che era già pronto all'eventualità della morte di Khamenei, ora un punto interrogativo si accende anche sulla propaganda della distruzione delle testate nucleari iraniane.
Murphy parla chiaro: "La maggior parte del loro programma nucleare è sepolto sottoterra, non c'è davvero alcun modo di distruggerlo a meno che non lanciamo un'invasione terrestre". Eventualità che, spiega lapidario il politico, sarebbe non solo "più impopolare" ma "più disastrosa" di quanto già non si stia rivelando la missione statunitense in Iran. E tutto questo in risposta all'opzione paventata dallo stesso tycoon di inviare "boots on the ground" nel Paese degli ayatollah. Chris Murphy, che in un ulteriore passaggio del discorso ha confermato irrimediabilmente come "sia stato Israele a costringerci in questa guerra", ha così demolito la seconda grande giustificazione addotta dall'establishment americano (e israeliano) a supporto di un conflitto illegale e "dalle reali finalità ancora ambigue".
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