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Gli Epstein files e il Covid già "nei pensieri" dell'ex finanziere, mail del 2011: "Faremo guadagnare a Bill Gates soldi coi vaccini"

Le campagne vaccinali contro il Covid sarebbero state ideate da Gates, Epstein e altri uomini di potere con un fine prettamente lucrativo. I malori improvvisi e gli effetti avversi dei sieri sarebbero quindi una conseguenza delle loro decisioni sulla sanità pubblica

12 Febbraio 2026

Epstein files, "un Covid era nei piani di Jeffrey e Bill Gates": da "fare i soldi coi vaccini" (2011) alle simulazioni pandemiche (2017, 2019)

Epstein e Gates, fonte: imagoeconomica

Nei nuovi Epstein files desecretati emergono scambi e progetti che ruotano attorno alla preparazione alle pandemie, ai fondi per i vaccini e a simulazioni sanitarie svolte anni prima del Covid-19. Documenti e mail mostrano contatti tra Jeffrey Epstein, Bill Gates, dirigenti finanziari e istituzioni globali già dal 2011, quando si discuteva apertamente di strutture per "fare soldi attraverso un ente di beneficenza" e di progetti capaci di generare ulteriori fondi per i vaccini. Tra il 2015 e il 2019 compaiono poi riferimenti a riunioni sulla preparazione pandemica, simulazioni di ceppi virali e grandi esercitazioni internazionali. Inoltre, è necessario menzionare come nel primo periodo successivo alle campagne vaccinali si siano moltiplicate le segnalazioni di "malori improvvisi", spesso con effetti avversi mortali. Secondo gli ultimi documenti rilasciati, queste morti potrebbero essere la conseguenza delle operazioni in campo medico volute dagli uomini di potere qua riportati. 

Epstein files, "un Covid era nei piani di Jeffrey e Bill Gates": da "fare i soldi coi vaccini" (2011) alle simulazioni pandemiche (2017, 2019)

È nel 2011 che, secondo le email oggi rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia statunitense, Jeffrey Epstein chiede a Bill Gates "come possiamo eliminare i poveri" e un mittente non identificato risponde al finanziere "ho la risposta per te". 15 anni fa, Jeffrey inizia a concentrarsi con maggiore insistenza sul settore della salute globale come terreno di investimento. In una comunicazione indirizzata a un dirigente di JPMorgan, l’ex finanziere scrive "Sarà la più grande fondazione del mondo, l'obiettivo è fare soldi attraverso un ente di beneficenza". In un altro passaggio si parla della necessità di strutturare proposte che consentano di generare ulteriori fondi per i vaccini, senza che il focus principale sembri essere l’emergenza sanitaria in sé. In quegli anni Epstein svolge un ruolo di collegamento tra la Bill & Melinda Gates Foundation e ambienti finanziari per la creazione di strumenti come il Global Health Investment Fund, pensato per attrarre capitali verso tecnologie sanitarie globali. I vaccini vengono descritti nelle comunicazioni come asset capaci di produrre ritorni economici stabili, con aspettative di rendimento nel range del 5-7 per cento.

Tra i documenti desecretati figurano anche email del 2015 e del 2017 che menzionano esplicitamente la preparazione a scenari pandemici. In una mail del 2015 intitolata "Preparing for pandemics" si allega una bozza di agenda per una riunione dedicata ai prossimi passi da compiere, compreso il coinvolgimento formale dell’Organizzazione mondiale della sanità e del Comitato internazionale della Croce Rossa. Nel 2017 uno scambio di comunicazioni tra Epstein, Gates e altri collaboratori fa riferimento alla "simulazione di un ceppo pandemico", con discussioni su soluzioni tecniche, analisi dei costi sanitari e scenari di diffusione su larga scala. In altri messaggi si parla della pandemia come campo di interesse strategico insieme all’energia, mentre un collaboratore scrive di aver appena completato una simulazione pandemica. 

Il 18 ottobre 2019, poche settimane prima che il nuovo coronavirus iniziasse a diffondersi a livello globale, si svolge a New York l’esercitazione nota come Event 201. L’iniziativa, organizzata dal Johns Hopkins Center for Health Security insieme al World Economic Forum e alla Bill & Melinda Gates Foundation, simula una pandemia da coronavirus di origine animale. L’evento include non solo modelli epidemiologici, ma anche scenari di gestione dei media, coordinamento internazionale e strategie di risposta pubblica. Gli organizzatori hanno sempre sostenuto che si trattasse di un’esercitazione per migliorare la cooperazione globale in caso di emergenza sanitaria, ma la coincidenza temporale con l’arrivo del Covid ha alimentato sospetti e interpretazioni controverse. Dai documenti emerge l’esistenza di un ecosistema in cui fondazioni filantropiche, grandi banche, istituzioni internazionali e centri di ricerca dialogano sulla gestione delle pandemie non solo come rischio sanitario, ma anche come ambito di investimento strutturato. 

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