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Carlo Maria Viganò, chi è l'arcivescovo che nei suoi VIDEO attacca il Green pass

L'arcivescovo Carlo Maria Viganò, dall'interno della Chiesa, continua la sua attività di benedizione dei No-pass: "Il Green pass è uno strumento di repressione". VIDEO

20 Ottobre 2021

L'arcivescovo Carlo Maria Viganò è ormai da tempo la "voce", all'interno della Chiesa, che condanna, senza usare mezzi termini, le misure che il Governo italiano ha imposto per contrastare il Covid, tra cui per esempio il Green pass. Per la verità l'arcivescovo non condanna e non denuncia solo le misure anti-covid in atto in Italia, ma in tutto il mondo, anche se sul nostro Paese si sofferma particolarmente. In un VIDEO, diventato famoso sui social, l'arcivescovo ha aspramente criticato il Green pass obbligatorio per lavorare (misura per altro esistente solo in Italia). Da Viganò il certificato verde è stato definito "uno spregevole strumento di repressione".

Carlo Maria Viganò, Green pass: "Strumento di repressione"

Ma non è finita. Carlo Maria Viganò, usando parole fortissime, ha attaccato ogni tipo di restrizioni che negli ultimi 18 mesi ci è stata imposta - dalle mascherine, al lockdown -, ritenendole un mezzo per "istaurare una tirannide globale". "Milioni di cittadini di ogni parte del mondo", dice Viganò, "nel silenzio assordante dei media, da mesi urlano il proprio no". "No, alla follia pandemica", continua. "No, ai coprifuoco. No, all'imposizioni delle vaccinazioni. No, ai passaporti sanitari. No al ricatto di un potere totalitario asservito all'élite". E ancora: "Sono trascorsi 2 anni dall'inizio di quest'incubo planetario. Ci siamo addentrati in un labirinto, passo dopo passo. All'inizio erano le mascherine al chiuso, poi le autocertificazioni, poi il coprifuoco". "Ogni volta", continua, "abbiamo accettato di farci sottrarre un pezzo di libertà".

"Ci hanno impedito di andare in Chiesa, di andare a scuola, di andare a lavorare, di andare a visitare i nostri parenti in ospedale", dice ancora Viganò. "A una certa ora della sera si vedevano solo i rider per le consegne di Amazon, i nuovi schiavi del Great reset". "Oggi occorre delegittimare i tamponi, perché costituiscono l'unica alternativa al siero sperimentale", e, infatti, sostiene l'arcivescovo, "ecco che non sono più attendibili". "Abbiamo da poco scoperto che, anche se vaccinati, dobbiamo portare la mascherina", va avanti. "Poi abbiamo scoperto che una dose di vaccino non è più sufficiente, e forse nemmeno due, e forse nemmeno tre". Intanto "i fragili e i malati muoiono di Covid anche se vaccinati".

Su Mario Draghi: "Dice il falso quando dice che non ci sono cure al Covid. Sono falsi i dati sul numero dei morti. Sono false le notizie sulla non pericolosità dei vaccini. Falsi i ricoveri nelle terapie intensive. Falsi i programmi con le solite 'virus star'. False le previsioni degli statisti". "Siamo umani, fatti a immagine e somiglianza di dio, ma questo i demoni non possono comprenderlo e per questo falliranno miseramente", continua, prima di concludere rivolgendosi ai No pass che ancora, nel silenzio, protestano a Trieste e in altre città: "Che questo giorno in cui manifestate pubblicamente non rimanga sterile e privo di luce spirituale".

Insomma posizioni forti, su cui mai, almeno fino a questo momento, il Vaticano ha preso posizione ufficialmente. Alcuni giornali, per altro, hanno etichettato come "bufale" tutte le parole dette dal Monsignore, o meglio, hanno etichettato come bufale le conclusioni "complottistiche" a cui è arrivato. Noi de Il Giornale d'Italia riportiamo i VIDEO di Carlo Maria Viganò, le sue parole, i suoi dubbi, e lasciamo che siano ai lettori la libertà di farsi un'idea propria (cosa che ormai pochi giornali permettono di fare).

Covid, Viganò: "Modello dittatura cinese è in fase di attuazione"

"Anche la Cina sta sicuramente approfittando della crisi economica (dovuta al Covid, ndr), sulla cui scia i gruppi finanziari cinesi stanno acquisendo infrastrutture, società strategiche, hotel e immobili prestigiosi, a partire dall’Italia". Queste le parole dei Monsignor Carlo Maria Viganò, intervistato da Maike Hickson per Kultur Magazin. "Il modello della dittatura cinese verrà presto importato", continua.

Nell’intervista-fiume tradotta e diffusa sul blog di Aldo Maria Valli, Viganò attacca la dittatura cinese. "Il paradigma di ciò che attende il mondo intero", la descrive il cardinale, "se l’alleanza tra liberalisti e comunisti viene definitivamente suggellata. La Cina dimostra che la dittatura è l’unica forma possibile per imporre il Grande Reset alle masse, replicando in una forma adattata alla situazione attuale ciò che Mao Zedong ha fatto con la Grande Rivoluzione Culturale negli anni '60".

Un modello, quello cinese, che secondo l’arcivescovo "dovrà essere applicato anche alle nazioni alle quali deve essere imposto il Grande Reset". Prima silenzieranno, "il dissenso civile, politico e religioso", prosegue. Soprattutto "quando dimostra la grottesca cospirazione contro i popoli del mondo con valide argomentazioni e prove evidenti". E la "rivoluzione" sarebbe già in atto "in Occidente e nelle nazioni libere", continua. "Censura spietata sui social media, totale asservimento dei media mainstream, controllo esasperato della vita degli individui, tracciamento dei movimenti e, ultimo ma non meno importante, il cosiddetto 'credito sociale', che è già stato adottato in Cina e che alcuni suggeriscono dovrebbe essere usato anche da noi".

Il credito sociale "viene utilizzato per assegnare a ciascun cittadino un punteggio che ha lo scopo di indicare la propria affidabilità agli occhi dello Stato, sulla base di informazioni possedute dal governo sulla base dell’analisi dei big data riguardanti la condizione economica e sociale dei propri cittadini". Una forma di sorveglianza di massa quindi, "volta a classificare individui e aziende, con la possibilità di escludere individui e organizzazioni dalla vita sociale ogni volta che non rispettano i parametri decisi dal governo. Ogni cittadino viene ricompensato o punito sulla base del proprio comportamento".

Un credito sociale basso comporta "l’esclusione dalle scuole private, il rallentamento della connessione Internet, l’esclusione da lavori di alto prestigio, la divieto di prenotare soggiorni negli hotel e infine l’immatricolato in una lista di divieto pubblico". "Se consideriamo le misure che vengono adottate grazie alla pandemia relativa al 'passaporto vaccinale', mi sembra che il modello cinese sia già in fase di attuazione quasi ovunque", conclude il cardinale.

Carlo Maria Viganò: chi è, dove vive, ultime notizie

Carlo Maria Viganò è un arcivescovo cattolico italiano. Dal 12 aprile 2016 è nunzio apostolico negli Stati Uniti d'America. Nato a Varese, città capoluogo di provincia nell'arcidiocesi di Milano, ha un fratello, Lorenzo Viganò che è sacerdote a sua volta e una sorella Rosanna. Il 24 marzo 1968 è ordinato presbitero per la diocesi di Pavia. Nel 1989 viene nominato Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa.

Il 4 aprile 1998 è stato nominato delegato per le Rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato della Santa Sede. Il 16 luglio 2009 è invece stato trasferito all'ufficio di segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, presieduto dal cardinale Giovanni Lajolo. La sua gestione, attraverso procedure contabili centralizzate e verificabilità dei costi, ha portato da un deficit equivalente ad oltre 10 milioni di dollari del 2009 a raggiungere un saldo positivo equivalente a circa 44 milioni di dollari l'anno successivo. Dopo insistenti voci che lo volevano allontanato da questo incarico per attriti con vari elementi di spicco del Vaticano, il 19 ottobre 2011 è nominato nunzio apostolico negli Stati Uniti d'America. Vi resta fino al 12 aprile 2016, quando, dopo aver presentato le dimissioni come prescritto al compimento dei 75 anni, viene annunciata la nomina del suo successore.

Nel 2018 è stato condannato da un tribunale a pagare a uno dei suoi fratelli, don Lorenzo Viganò, sacerdote disabile, un maxi-risarcimento di quasi due milioni di euro, oltre gli interessi legali e le spese processuali, per aver gestito da solo i proventi dei beni immobili ricevuti in eredità dal padre. Monsignor Carlo Viganò fu l'iniziatore del primo scandalo Vatileaks, in cui accusava Bertone di averlo cacciato dal Vaticano per coprire scandali e corruzione.

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