10 Febbraio 2026
Riccardo Raffo, Partner e CFO Program Leader di Deloitte Italia
Riccardo Raffo, Partner e CFO Program Leader di Deloitte Italia, è intervenuto su Voices, la piattaforma che ospita i contributi degli esperti Deloitte, per commentare l’impatto dei recenti eventi economici e geopolitici sulle aziende italiane. L’intervento, reso in occasione della pubblicazione del Global Risks Report 2026 del World Economic Forum e dei risultati dell’ultima European CFO Survey 2025 di Deloitte, ha posto l’accento sull’importanza cruciale della gestione del rischio geopolitico per i CFO, figure centrali per la solidità e la resilienza delle imprese.
"Gli eventi economici e geopolitici degli ultimi mesi segnalano chiaramente come il mondo sia entrato in una nuova era caratterizzata da competizione strategica, frammentazione dei mercati, nuove forme di protezionismo e un’incertezza strutturale di fondo". Così Riccardo Raffo, Partner e CFO Program Leader di Deloitte Italia, è intervenuto su Voices, la piattaforma che ospita i commenti a firma degli esperti Deloitte, parlando dell’importanza della gestione del rischio geopolitico per i direttori finanziari italiani (Chief Financial Officers).
"Dai dati del “Global Risks Report 2026” del World Economic Forum (WEF)", scrive Raffo, "emerge che il 50% degli esperti intervistati prevede un’evoluzione turbolenta nei prossimi due anni, mentre il 57% estende questa visione al prossimo decennio. In un contesto di crescente complessità in cui la gestione del rischio è divenuta imprescindibile e coinvolge direttamente i CFO, quali figure chiave per la solidità aziendale si pone una domanda cruciale: come possono le imprese prepararsi a nuovi (e più complessi) rischi sistemici?".
Simili evidenze emergono anche dall’ultima edizione della European CFO Survey 2025 di Deloitte. Secondo l’indagine, i direttori finanziari italiani, nonostante la complessità del contesto, rivelano un cauto ottimismo che li porta a definire strategie pragmatiche e consapevoli delle criticità in atto. Perché l’incertezza di oggi può trasformarsi in nuove opportunità di consolidamento futuro, se le organizzazioni riescono a prepararsi efficacemente e con lungimiranza.
"Fra i molteplici fattori di preoccupazione per il business, il WEF identifica la geoeconomic confrontation come rischio principale nel breve termine. Non si tratta semplicemente di una contrapposizione geopolitica tradizionale, ma dell’emergere di un nuovo ordine mondiale caratterizzato da una multipolarità senza multilateralismo. In altre parole, il sistema internazionale si sta frammentando in grandi blocchi competitivi, dove gli strumenti economici, dazi, tariffe e limitazioni agli investimenti esteri diventano armi strategiche di primo ordine", sottolinea l’esperto.
"Inevitabilmente, questa frammentazione ha conseguenze serie e concrete per le imprese: le catene di approvvigionamento globali diventano più instabili e vulnerabili, mentre i mercati si segmentano lungo confini più geopolitici che settoriali, e la prevedibilità normativa si riduce drasticamente. I CFO italiani percepiscono chiaramente questa realtà", osserva il CFO Leader di Deloitte.
Secondo la survey Deloitte, oltre la metà dei direttori finanziari intervistati (51%) identifica i rischi geopolitici fra le tre principali minacce, dietro soltanto alla prospettiva di una recessione economica (55%). Dati da leggere anche alla luce del fatto che l’Italia in quanto economia aperta, fortemente integrata nelle catene del valore globali e con una forte vocazione all’export appare particolarmente esposta alle turbolenze dei mercati esteri.
Tuttavia, dalla ricerca Deloitte non emergono soltanto elementi di preoccupazione, ma anche segnali di fiducia e cauto ottimismo: sebbene sia solo il 13% dei CFO italiani a dichiararsi “più ottimista” sulle prospettive finanziarie della propria azienda, quasi due terzi (65%, il secondo valore più alto in Europa) mantengono una visione sostanzialmente stabile. Ciò non indica pessimismo, ma piuttosto una postura di “wait-and-see” consapevole e disciplinata. I CFO italiani non stanno cioè reagendo passivamente ai nuovi rischi, ma rimangono concentrati sulle possibili strategie per “navigare” l’incertezza con spirito proattivo.
"Si tratta di cogliere l’occasione per rafforzare la propria impresa in vista dei tempi futuri, in una prospettiva di cambiamenti sempre più assidui, dirompenti e interconnessi», scrive Raffo. «La combinazione tra mercati frammentati, tensioni internazionali e instabilità economica delinea infatti un ambiente dove la resilienza operativa, la flessibilità e la disciplina patrimoniale e finanziaria diventano fattori competitivi cruciali. In altre parole, non è più sufficiente crescere a livello dimensionale o espandersi in nuovi Paesi: è necessario crescere in modo lungimirante, dinamico e solido, presidiando la marginalità e la capitalizzazione aziendale, facendo leva principalmente sull’autofinanziamento (il 73% la ritiene una modalità di interesse), ottimizzando i processi e investendo nella capacità di adattarsi rapidamente a scenari profondamente mutevoli!.
In quest’ottica, le priorità strategiche identificate dai CFO italiani intervistati da Deloitte rivelano una risposta coerente e articolata: l’efficientamento dei costi rimane la priorità assoluta (45%), ma non come mero strumento di austerità, bensì come protezione della marginalità in un contesto di pressioni economiche crescenti. Non a caso, il 51% (rispetto al 36% della media europea) prevede un aumento dei margini operativi nei prossimi 12 mesi, che richiama anche una maggiore propensione alle spese in conto capitale (Italia al 41% vs media italiana al 34%).
"Una crescita resiliente richiede anche investimenti mirati a una migliore capacità di adattamento", prosegue l’esperto Deloitte. "Ecco, quindi, che il connubio tra innovazione e trasformazione digitale emerge come la seconda priorità strategica, un punto confermato da circa un terzo (32%) dei direttori finanziari. Un’impresa più digitale e innovativa che oltre a ridurre ulteriormente i costi operativi, aumentando la produttività, riesce infatti a muoversi in modo più dinamico e versatile nei mercati, grazie a un’elasticità organizzativa che consente di seguire e idealmente guidare i cambiamenti, anziché esserne dominati o sopraffatti".
Non meno importante, secondo la rilevazione Deloitte, è la crescita organica, che mantiene la terza posizione (27%) sul podio degli obiettivi strategici. Un dato da leggere in combinazione con il 41% (valore quasi doppio rispetto alla media europea del 26%) che prevede un aumento del numero di dipendenti entro il prossimo anno.
"In breve, fatta salva la necessaria cautela dettata dall’incertezza di fondo, i CFO italiani mantengono una significativa fiducia nel potenziale di crescita a medio termine della propria azienda, investendo sia nella capacità produttiva e tecnologica che nel capitale umano. La chiave è che la gestione del rischio non è più limitata ad una funzione di compliance, ma dev’essere concepita come leva strategica competitiva, integrata in una visione di crescita di lungo periodo. L’incertezza è reale, i rischi imminenti. Ma proprio da questo contesto nascono nuove opportunità per le imprese più audaci e preparate, che nello scenario tempestoso dei mercati sanno intravedere nuove traiettorie di sviluppo futuro", conclude il CFO Leader di Deloitte Italia.
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