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Istat verso il Centenario, 100 anni di dati per leggere l’Italia, tra iniziative 2026 e analisi su istruzione e alfabetizzazione

Presentato il programma per festeggiare un secolo di trasformazioni; eventi, mostre, pubblicazioni e studi che ricostruiscono la storia della scuola italiana

10 Febbraio 2026

Istat verso il Centenario, 100 anni di dati per leggere l’Italia, tra iniziative 2026 e analisi su istruzione e alfabetizzazione

Francesco Maria Chelli, Presidente

Nel 2026 l’ISTAT celebra 100 anni dalla sua istituzione, avvenuta nel 1926. Prende vita, quindi, un anno di iniziative dedicate alla storia e al ruolo della statistica ufficiale in Italia. Nel corso della conferenza stampa di presentazione sono stati illustrati gli eventi previsti per il Centenario, che includono appuntamenti istituzionali, attività culturali

Inoltre, durante l’incontro è stato presentato uno studio sull’istruzione in Italia che ricostruisce l’evoluzione dell'alfabetizzazione dal 1861 fino ai giorni nostri. All’epoca, infatti, circa il 75% della popolazione era analfabeta mentre ad oggi si stima solo lo 0,5%.

Il 9 luglio 1926 con la legge n. 1162 e l’istituzione dell’Istituto Centrale di Statistica nasceva la statistica ufficiale italiana.

Istat compie cento anni e con la Conferenza di oggi, il presidente, Francesco Maria Chelli dà l'avvio all’anno del Centenario illustrando le numerose attività programmate dall’Istituto per le celebrazioni.

La prima novità è nel logo e nella pagina web dedicata al Centenario, che verrà progressivamente aggiornata con le iniziative in corso.

Rapporto annuale 2026

Le celebrazioni si aprono ufficialmente il 21 maggio con la presentazione del Rapporto annuale 2026 nell’Aula dei Gruppi Parlamentari, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Esposizione digitale immersiva

Grazie all’accordo siglato con l’Azienda Speciale Palaexpo di Roma Capitale, il 9 ottobre verrà inaugurata a Roma a Palazzo Esposizioni l’Esposizione digitale immersiva, aperta al pubblico dal 10 ottobre al 30 novembre 2026. L’obiettivo è condividere con il più ampio pubblico la storia dell’Istat e il suo percorso di innovazione, anche attraverso azioni mirate di edutainment per i giovani e le scuole.

Modulo itinerante dell’esposizione

Un modulo itinerante dell’Esposizione sarà esposto in alcune città sedi degli uffici territoriali dell’Istat e sarà utilizzato anche in altri luoghi e contesti, tra cui Treviso, la città che ha ospitato negli ultimi anni StatisticAll, il Festival della Statistica e della Demografia.

Ciclo di seminari sul presente e futuro della statistica ufficiale

Nel corso dell’Esposizione digitale si terrà anche un Ciclo di seminari sul presente e il futuro della statistica ufficiale, concepito come uno spazio di ascolto e confronto multidisciplinarededicato ad analisi e riflessioni sull’evoluzione dell’ecosistema dei dati, le sfide tecnologiche e metodologiche, i cambiamenti del fabbisogno informativo, le nuove forme di comunicazione, le prospettive della ricerca pubblica; i seminari coinvolgeranno figure di rilievo ed esponenti di alto profilo delle istituzioni, della società civile, del mondo imprenditoriale, della ricerca, dell’accademia e della comunicazione.

I Seminari costituiranno un ideale percorso di avvicinamento alla Conferenza Nazionale di Statistica 2026.

XVI conferenza nazionale di statistica

La Conferenza nazionale di statistica, momento di confronto pubblico aperto agli enti del Sistema statistico nazionale, ai cittadini, alle scuole e alle Istituzioni, si terrà nell’ultima settimana di novembre 2026; con essa si concluderanno le celebrazioni del Centenario.

Tante altre iniziative, eventi e pubblicazioni

Sono molte altre le iniziative che verranno realizzate in occasione delle celebrazioni del Centenario.

Durante la Conferenza nazionale di statistica verrà diffuso un Volume storico che ripercorre l’evoluzione della produzione statistica nell’arco di cento anni, delineandone anche le prospettive per il futuro; sarà un Volume in italiano e in inglese con numerosi approfondimenti tematici.

Verrà anche pubblicato il Volume 1926-2026. La storia dell’Istituto nazionale di statistica attraverso immagini e documenti che rievoca le tappe principali dell’Istituto attraverso l’operato dei suoi Presidenti.

Inoltre, la pagina web dedicata al Centenario ospiterà un link ad una Consultazione pubblicacreata per raccogliere il riscontro dei nostri utenti sui loro fabbisogni informativi.

Altre iniziative saranno organizzate con gli istituti scientifici con cui l’Istat collabora.

Nella giornata di ieri, 9 febbraio 2026, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato hanno presentato la Collezione Numismatica 2026, tra cui una moneta celebrativa del Centenario dell’Istat.

Eventi territoriali

Diversi gli eventi territoriali che si terranno nel corso del 2026: si tratta di conferenze territoriali,finalizzate a portare le celebrazioni del Centenario su tutto il territorio nazionale e coinvolgere il più ampio pubblico possibile.

Attività di comunicazione

Moltissime le attività di comunicazione e promozione del Centenario, tra cui un video celebrativo, gli «IstatTalk» per presentare sugli account social dell’Istituto le «Storie di Dati» e altre pubblicazioni, video interviste ai Presidenti dell’Istat, prodotti di diffusione (Nuovo ASI2026, NoiItalia100, dashboard e grafici per il web), iniziative per il Sistan, laboratori per le scuole sul territorio, attività social e altro ancora.

Domani, 11 febbraio, prenderà il via un Concorso nazionale per poster statistici «Cento anni di storia del tuo territorio». L’iniziativa è rivolta agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e delle lauree triennali ed è finalizzata ad accrescere nei giovani la percezione della statistica ufficiale quale strumento di conoscenza della realtà quotidiana.

Open day e altre iniziative per le lavoratrici e i lavoratori dell’istat

Non possono mancare le iniziative per i dipendenti dell’Istituto: sono generazioni di lavoratrici e lavoratori che hanno costituito e costituiscono la linfa vitale dell’Istituto. Prima fra queste, a luglio, mese nel quale ricorre la data di promulgazione della legge istituiva dell’Istituto, verrà organizzato un Open day nella sede centrale dell’Istituto - con collegamenti ad altre sedi centrali e territoriali - per creare occasioni di incontro e condivisione delle esperienze della comunità del suo personale.

L’Italia letta attraverso i dati istat

L’analfabetismo e la scolarizzazione

Nel 1861, al momento dell’Unità d’Italia, tre persone su quattro di almeno 6 anni non avrebbero potuto capire questo testo perché non sapevano leggere. Oggi gli analfabeti sono meno dello 0,5%, ma per eradicare l’analfabetismo c’è voluto più di un secolo.

Nei primi decenni post-unitari, l’analfabetismo in l’Italia era più diffuso che negli altri maggiori paesi europei: nel 1871, la quota di analfabeti (il 68,8%) era analoga alla Spagna ma molto maggiore rispetto alla Francia (41%), al Regno Unito (circa un quarto degli adulti), e ai paesi della Confederazione germanica e dell’Impero austriaco (tra il 15 e il 20%), dove l’istruzione pubblica era stata introdotta già a cavallo del 1770. Sottostanti il dato aggregato, vi erano forti differenze territoriali nell’accesso all’istruzione: considerando gli adolescenti tra i 12 e i 19 anni, in Piemonte gli analfabeti erano il 23,3%, in discesa dal 39,7% del 1861, mentre in tutte le regioni del Mezzogiorno a eccezione della Campania l’incidenza rimaneva superiore all’80%. A queste differenze si accompagnava una rilevante disparità di genere: nell’insieme del Regno sapeva leggere e scrivere circa il 40% degli uomini adulti, ma meno di un quarto delle donne.

Nei decenni successivi i progressi sono stati graduali, e diseguali tra Nord e Sud e tra città e campagne, anche perché fino all’inizio del Novecento l’obbligo di erogare l’istruzione primaria era in capo ai Comuni, che in molti casi non disponevano delle risorse necessarie. La partecipazione piena all’istruzione elementare è stata raggiunta alla fine della Prima guerra mondiale, ma cent’anni fa – nel 1926 – non sapeva leggere e scrivere circa un quarto della popolazione di almeno 6 anni e il 13,5% degli sposi, in prevalenza giovani e quindi più istruiti, non poté sottoscrivere l’atto di matrimonio perché analfabeta: questo fenomeno è scomparso solo a metà degli anni Sessanta del secolo scorso.

All’alfabetizzazione degli adulti si è cercato di provvedere in diversi modi: dai corsi per i militari di leva (che contribuiscono a spiegare il differenziale di genere nel periodo prebellico), all’istituzione delle scuole serali e, nel Secondo dopoguerra, con le scuole popolari: i corsi di queste ultime, che realizzavano anche attività di formazione, nei venticinque anni tra il 1947-48 e il 1971-72 furono frequentati da 7,7 milioni di persone, tra cui quasi 2,9 milioni di adulti analfabeti, con una presenza di donne all’incirca paritaria dalla metà degli anni Cinquanta. Merita inoltre di essere ricordato il primo esempio di insegnamento a distanza in forma radiotelevisiva realizzato in Italia dalla Rai: la trasmissione “Non è mai troppo tardi”, andata in onda tra il 1960 e il 1968.

La crescita dell’istruzione superiore

I progressi nell’istruzione superiore sono stati più tardivi, ma anche più rapidi. Nel 1951, il 90% della popolazione di 6 anni e oltre disponeva al più della licenza elementare: il 5,9% aveva la licenza media, il 3,3% un diploma e appena l’1% un titolo universitario. Oggi, oltre metà dispone almeno di un diploma secondario superiore e quasi il 17% di un titolo terziario (Figura 5). Cent’anni fa, nel 1926, si laureavano meno di 8.000 persone l’anno; a distanza di 50 anni, nel 1976 erano circa 72.000, divenuti 171.000 nel 2001 e – in seguito all’introduzione delle lauree di primo livello – oltre 400.000 del 2024; la quota femminile era del 15% nel 1926 e circa il 30% negli anni Cinquanta, ma ha superato stabilmente quella maschile a partire dal 1991.

I giovani nel confronto europeo

Nel 2024, il 31,6% dei 25-34enni ha conseguito un titolo universitario (il 38,5% tra le donne) e solo il 19,3% ha al più la licenza media.  Tuttavia, nel confronto europeo l’Italia resta tra i paesi con l’incidenza maggiore di giovani poco istruiti (in forte calo rispetto al 2004) e, complice la scarsa diffusione delle qualifiche post-diploma, è penultima per i titoli terziari. Sul territorio l’incidenza dei laureati supera il 35% (e il 45% tra le donne) in diverse regioni del Centro-Nord, ma è inferiore al 25% in Puglia e Sicilia.

L’orientamento degli studi terziari si è evoluto considerevolmente negli ultimi 100 anni, per l’ampliamentonell’offerta formativa associato alla diversificazione della domanda di professionalità e, più di recente, per gli effetti dell’introduzione delle lauree brevi: in quota, sono diminuite le lauree con orientamento tecnico-scientifico e ancora di più quelle in giurisprudenza, scese da più di un quinto al 6% del totale, a beneficio dei gruppi economico-statistico, politico-sociale e delle scienze umane. Vi sono, tuttavia, forti differenze per genere, che si riflettono sulle opportunità di occupazione e reddito: i laureati con indirizzo tecnico-scientifico sono circa la metà del totale tra i maschi e poco più del 30% tra le femmine (fino a un rapporto di 3 a 1 per ingegneria e architettura). Le donne sono meno rappresentate anche nelle discipline economico-statistiche e, di converso, nel 2024 in quasi la metà dei casi hanno conseguito titoli universitari in scienze umane e sociali (esclusa l’economia), una proporzione doppia rispetto agli uomini.

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