10 Febbraio 2026
6 assolti Palestine Action Fonte: X @CPGBML
I 6 attivisti del gruppo Palestine Action, considerato “terroristico” dalle autorità britanniche, sono stati assolti dalla Woolwich Crown Court di Londra. Gli imputati erano accusati di furto con scasso aggravato e danneggiamento per il blitz dimostrativo compiuto il 6 agosto scorso presso una sede della fabbrica d’armi israeliana Elbit Systems. Dopo oltre 8 giorni e 36 ore consecutive di deliberazione, la giuria ha escluso la sussistenza delle accuse principali. La Corte ha riconosciuto che l’azione rientrava in un “tentativo di sensibilizzare su genocidio a Gaza”.
Applausi, sospiri di sollievo, esultanza, abbandono. Così Samuel Corner (23 anni), Charlotte Head (29), Leona Kamio (30), Fatema Zainab Rajwani (21), Zoe Rogers (22), Jordan Devlin (31) e il pubblico in aula hanno accolto la sentenza assolutoria per sei attivisti di Palestine Action dall’accusa di furto con scasso aggravato e danneggiamento per cui erano stati arrestati il 6 agosto dopo un blitz dimostrativo compiuto presso una delle 16 sedi britanniche della fabbrica d’armi israeliana Elbit Systems.
Il verdetto è arrivato ieri dopo più di 8 giorni e 36 ore filate di deliberazione, in un processo cominciato lo scorso novembre. La giuria della Woolwich Crown Court (sud di Londra) non è riuscita a esprimersi su una serie di altre accuse, inclusi i crimini di violenza di gruppo contro Corner, Head e Kamio. Né ha saputo pronunciarsi sull’accusa di danni alla proprietà contro tutti e sei gli imputati e di un’ulteriore accusa a Corner per aver inteso causare lesioni volontarie aggravate ai danni di una poliziotta.
Il Crown Prosecution Service (il pubblico ministero) ha dichiarato che “valuterà attentamente” se richiedere un nuovo processo e ne darà comunicazione al tribunale entro sette giorni.
I 6 avevano fatto irruzione nella struttura a bordo di un cellulare della polizia prima di essere affrontati dalle guardie di sicurezza e dagli agenti. Ciascuno di loro brandiva una mazza, che secondo l’accusa sarebbero stati pronti a usare come “arma” contro le persone benché avessero tutti dichiarato di essersi portati le mazze per distruggere la proprietà, negando di aver avuto l’intenzione di aggredire o ferire chicchessia in quello che era un tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul genocidio in corso a Gaza grazie anche alle armi prodotte in quella fabbrica.
In seguito all’inquietante decisione presa dal governo dell’ex avvocato dei diritti umani Keir Starmer, Palestine Action è dall’anno scorso bandita in quanto organizzazione terroristica, condividendo lo stesso status giuridico di al-Qaeda e Isis.
Non è improbabile pensare che il giovane Starmer di inizio carriera avrebbe probabilmente deciso lui stesso di difendere i sei ragazzi di PA in un processo dove, nonostante gli sforzi del giudice Jeremy Johnson – che ha ripetutamente invitato i giurati a esprimersi soffermandosi unicamente sulla base delle nude prove e non secondo coscienza -, il coefficiente morale e politico è alle stelle. Non a caso Johnson aveva comunicato ai giurati che il raid di Bristol fosse avvenuto molto prima della messa al bando e che era irrilevante ai fini del caso.
La giuria ha votato esattamente secondo coscienza, finendo per concordare con l’argomentazione della difesa: l’unica intenzione degli imputati era utilizzare gli oggetti, mazze comprese, come strumenti per colpire non solo simbolicamente una fabbrica d’armi israeliana con la quale il governo britannico ha molteplici commesse.
Lo sdegno nazionale per la “terrorificazione” di PA (i sei sono solo alcuni dei 24 attivisti legati al gruppo arrestati in momenti diversi, in custodia cautelare da più di un anno senza processo in barba al limite di sei mesi di detenzione preventiva vigente nel Regno unito, alcuni di loro rischiano/hanno rischiato di morire in carcere per sciopero della fame) sta cominciando a produrre qualche flebile risultato.
Nel frattempo, è in corso un riesame della proscrizione di PA. Un giudice della Corte d’appello scozzese ha concesso l’autorizzazione a procedere. Udienza il 23 febbraio.
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