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Uk, gli Epstein files travolgono il governo laburista: Starmer vacilla dopo dimissioni del capo di gabinetto e del direttore comunicazioni

Il gradimento personale del Premier è crollato. E, cosa ancora più preoccupante per un partito tradizionalmente di sinistra, c'è una emorragia di consensi verso la destra radicale di Farage

10 Febbraio 2026

Uk, gli Epstein files travolgono il governo laburista: Starmer vacilla dopo dimissioni del capo di gabinetto e del direttore comunicazioni

Da sinistra: Morgan McSweeney, Keir Starmer, Tim Allan

Quarantotto ore che potrebbero segnare la fine politica di Keir Starmer. Il Primo Ministro britannico, arrivato a Downing Street appena 18 mesi fa con la più schiacciante vittoria elettorale del secolo, si ritrova oggi con il governo sull'orlo del baratro. Tra il 7 e il 9 febbraio 2026, due dimissioni consecutive hanno lasciato il leader laburista sempre più isolato: prima Morgan McSweeney, il suo capo di gabinetto e architetto del trionfo elettorale del luglio 2024, poi Tim Allan, il direttore delle comunicazioni nominato appena cinque mesi fa.

La nomina dell'ambasciatore Mandelson si rivela un boomerang fatale. Cresce il pressing per le dimissioni di Starmer

Il motivo? Uno scandalo che sta travolgendo l'establishment britannico con una violenza senza precedenti: i legami di Peter Mandelson, nominato da Starmer ambasciatore a Washington nel dicembre 2024, con Jeffrey Epstein, il finanziere condannato per reati sessuali su minori morto suicida in carcere nel 2019. "Questa crisi ha il potenziale di inghiottire questo governo come nessun altro scandalo", ha dichiarato il parlamentare laburista Clive Lewis. E i fatti gli stanno dando ragione.

Il cuore dello scandalo

Quando Keir Starmer, nel dicembre 2024, scelse Peter Mandelson come ambasciatore britannico negli Stati Uniti, sapeva perfettamente che l'anziano esponente laburista aveva avuto rapporti con Jeffrey Epstein. Lo ha ammesso lui stesso: i legami erano "di dominio pubblico". Eppure procedette con la nomina nel ruolo diplomatico più importante per il Regno Unito. "Ma nessuno conosceva la profondità delle tenebre di quella relazione", si è difeso successivamente il Premier, in quella che suona sempre più come una giustificazione disperata. La "profondità delle tenebre" è emersa in tutta la sua inquietante evidenza nel gennaio 2026, quando il Dipartimento di Giustizia statunitense ha rilasciato oltre 3 milioni di documenti dall'indagine federale su Epstein. Le email rivelate hanno dipinto un quadro devastante: Mandelson già nel 2003 chiamava Epstein "best pal", il tuo migliore amico, aspetto particolarmente inquietante e imbarazzante che Mandelson usasse questa espressione affettuosa per riferirsi a Epstein in un messaggio di auguri di compleanno del 2003, cosa che dimostra quindi quanto fosse stretta e personale la loro amicizia. Nel 2008, dopo l'arresto del finanziere per reati sessuali su minori, gli scriveva "avevo la massima stima di te " e lo consigliava di "lottare per il rilascio anticipato" dal carcere. Ma il peggio doveva ancora venire. I documenti mostrano che tra il 2009 e il 2010, mentre Mandelson ricopriva la carica di Segretario al Business nel governo di Gordon Brown, passava regolarmente a Epstein informazioni di mercato sensibili. In una email del dicembre 2009, scriveva a Epstein "sto cercando di modificare", riferendosi a una tassa sui bonus dei banchieri durante la crisi finanziaria. Tutto questo accadeva DOPO la condanna di Epstein del 2008 per prostituzione minorile. La tempistica delle reazioni di Starmer racconta l'imbarazzo crescente del governo: a settembre 2025, dopo le prime rivelazioni, il Premier difende pubblicamente Mandelson durante il Question Time al Parlamento. Ma l'11 settembre, quando emergono le email più compromettenti, è costretto a licenziarlo. Il 1° febbraio 2026, Mandelson si dimette dal Partito Laburista. Il 5 febbraio lascia la Camera dei Lord. Il 6 febbraio, la Metropolitan Police perquisisce due proprietà a lui collegate. L'indagine penale per "misconduct in public office" (condotta illecita nell'esercizio di funzioni pubbliche) è ora in corso.

Il crollo dell'entourage

La prima, pesantissima defezione è arrivata domenica 7 febbraio. Morgan McSweeney, 48 anni, il geniale stratega politico che aveva costruito la vittoria schiacciante del Labour nel luglio 2024, ha rassegnato le dimissioni da capo di gabinetto con una dichiarazione che suona come un atto d'accusa: "La decisione di nominare Peter Mandelson è stata sbagliata. Ha danneggiato il nostro partito, il nostro Paese e la fiducia nella politica stessa. Assumo la piena responsabilità per quel consiglio". McSweeneyricopriva una delle posizioni più potenti nel governo britannico, controllando l'accesso al Primo Ministro, supervisionando lo staff politico e guidando strategia e comunicazione. Era considerato il braccio destro di Starmer, colui che lo aveva portato da un Labour devastato dalla peggiore sconfitta elettorale della sua storia al trionfo elettorale. Il dettaglio più imbarazzante? McSweeney era protégé dello stesso Mandelson, in un intreccio di relazioni personali che si è rivelato tossico per tutti i coinvolti. Meno di 24 ore dopo, lunedì 9 febbraio, è arrivata la seconda resa: Tim Allan, veterano consigliere di Tony Blair nominato direttore delle comunicazioni appena nel settembre 2025, ha annunciato le sue dimissioni con una frase lapidaria: "Mi dimetto per permettere la costruzione di un nuovo team a Downing Street". Cinque mesi nel ruolo, e già la fuga. Un segnale inequivocabile: la situazione è ritenuta insostenibile persino da chi dovrebbe difenderla pubblicamente.

La rivolta interna al Labour

La prima crepa nel muro di solidarietà del Partito Laburista si è aperta nel pomeriggio di lunedì, quando Anas Sarwar, leader dello Scottish Labour Party, ha rotto il tabù diventando la prima figura senior a chiedere pubblicamente le dimissioni di Starmer. "La distrazione deve finire e la leadership a Downing Street deve cambiare", ha dichiarato Sarwar in conferenza stampa, ammettendo una "genuina amicizia con Keir Starmer" (sempre che in politica possa davvero esservi qualcosa di genuino) ma anteponendo "il bene del partito e del Paese". Le parole di Sarwar hanno dato voce a un malcontento che serpeggiava da giorni tra i parlamentari laburisti. Neil Duncan-Jordan ha dichiarato alla BBC che serve un "reset" che richiede "cambiare chi è al comando". Rachael Maskell ha definito "inevitabile" che Starmer debba dimettersi. Andy McDonald è stato ancora più esplicito: "Se il Primo Ministro non riconosce l'errore e non articola come affrontarlo, allora temo sia finita, se non oggi certamente nelle settimane e mesi a venire". Clive Lewis, parlamentare laburista che non ha mai nascosto le sue critiche al governo, è andato oltre: "Vorrei vedere chi ha tradito questo Paese, tradito il nostro partito, tradito il nostro movimento, affrontare la piena forza del sistema legale". Emily Thornberry, figura più moderata, ha provato una linea diversa: "Se hai consulenti che ti danno consigli sbagliati, devi trovare nuovi consulenti", lasciando intendere che il problema non è necessariamente Starmer ma chi lo circonda. I numeri, tuttavia, parlano chiaro. Un sondaggio Survation rivela che il 34% dei membri del Partito Laburista vuole le dimissioni di Starmer, mentre il 51% lo sostiene ancora e il 16% è incerto. Ma nei sondaggi di opinione pubblica la situazione è drammatica: Labour è costantemente dietro a Reform UK, il partito della destra radicale guidato da Nigel Farage. Le valutazioni di gradimento personale del Premier sono ai minimi storici. E le elezioni locali di maggio 2026 potrebbero diventare, nelle parole di alcuni analisti, il "catalizzatore" per una sfida formale alla leadership.

L'attacco dell'opposizione

L'opposizione conservatrice ha fiutato il sangue. Kemi Badenoch, leader del partito Tory, ha dichiarato che "la posizione di Starmer è insostenibile", aggiungendo con disprezzo: "È come un sacchetto di plastica che soffia nel vento. Abbiamo bisogno che prenda il controllo, e se non può farlo, allora qualcun altro nel Labour deve farlo, o dovrebbero indire elezioni". In un affondo particolarmente crudele, Badenoch ha poi osservato: "Non c'è una singola persona migliore nelle file Labour", suggerendo che l'intero partito di governo è inadeguato. Nigel Farage, il cui Reform UK ha sorpassato Labour nei sondaggi in uno scenario impensabile fino a pochi mesi fa, ha fatto una previsione secca: Starmer "non sopravviverà oltre le elezioni locali di maggio". Per un Premier che aveva vinto con la maggioranza parlamentare più ampia del secolo, trovarsi davanti a questo scenario dopo appena 18 mesi è un tracollo storico.

La difesa disperata

Starmer ha cercato di tenere la linea. "Non sono preparato ad andarmene", ha dichiarato lunedì mattina. "Mi concentro sul lavoro da fare, portando avanti il cambiamento nel Paese. Sono fiducioso di avere il pieno sostegno del Cabinet". Nel discorso allo staff di Downing Street ha attaccato duramente Mandelson, definendo il suo "comportamento vergognoso" come "del tutto incompatibile con il servizio pubblico". Il sostegno del Cabinet è arrivato, ma appare formale più che convinto. Shabana Mahmood, Home Secretary, e David Lammy, Vice Primo Ministro, hanno espresso pubblicamente la loro lealtà. Ma l'assenza di dichiarazioni entusiastiche da altri ministri chiave è eloquente. La principale arma difensiva di Starmer dovrebbe essere la pubblicazione dei documenti sul processo di nomina di Mandelson. Il Premier ha promesso di rendere pubblici fino a 100.000 documenti che "proveranno che Mandelson ha mentito" durante il processo di vetting (processo di verifica/controllo di sicurezza che si fa su una persona prima di nominarla a una carica importante). Ma i documenti non arrivano. La Metropolitan Police ha avvertito che non tutto può essere pubblicato durante l'indagine penale in corso. E i critici hanno buon gioco nell'incalzare: "O Starmer non ha fatto verificare Mandelson adeguatamente, o sapeva dei suoi legami con Epstein e l'ha nominato comunque. In entrambi i casi, il suo giudizio è compromesso".

Un governo già in difficoltà

Lo scandalo Epstein-Mandelson ha colpito un governo già gravemente indebolito. In 18 mesi, Starmer non è riuscito a mantenere le promesse di crescita economica. I servizi pubblici britannici, allo stremo dopo anni di austerity, non sono stati riparati come promesso. Il governo ha dovuto fare marcia indietro su una serie di misure impopolari, dal welfare ad altre politiche chiave. Il gradimento personale del Premier è crollato. E, cosa ancora più preoccupante per un partito tradizionalmente di sinistra, c'è una emorragia di consensi verso la destra radicale di Farage. Lo scandalo ha anche implicazioni internazionali devastanti. Le relazioni con l'amministrazione Trump sono danneggiate, e l'ironia non sfugge a nessuno: lo stesso Trump ha legami con Epstein che sono oggetto di controversia negli Stati Uniti. Lo "special relationship" tra Regno Unito e Stati Uniti, pilastro della politica estera britannica dal dopoguerra, è sotto pressione. La credibilità internazionale del Paese ne esce gravemente compromessa.

Angela Rayner in agguato?

Tra le figure che potrebbero emergere dalla crisi c'è Angela Rayner, Vice Primo Ministro fino alle sue dimissioni dal Cabinet alla fine del 2025 a seguito di un'indagine su questioni fiscali personali. Nelle ultime settimane, Rayner ha guidato la pressione dei parlamentari backbencher (Deputati senza incarichi) per la trasparenza sui documenti relativi a Mandelson, forzando il governo a una inversione di rotta: non solo il Cabinet Office, ma parlamentari cross-party potranno vedere i documenti sensibili. Secondo fonti parlamentari, Rayner avrebbe detto ai colleghi: "Sarò pronta". Un segnale interpretato da molti osservatori politici come chiara manifestazione di ambizioni alla leadership. In un partito alla ricerca disperata di una via d'uscita dalla crisi, il suo profilo di sinistra e la sua estraneità diretta allo scandalo Mandelson potrebbero giocare a suo favore.

Un establishment in frantumi

Il paradosso della situazione è stridente. Un governo nato dalla più grande vittoria elettorale del secolo si ritrova a lottare per la sopravvivenza dopo appena 18 mesi. Non a causa di politiche impopolari o di una crisi economica, ma per un errore di giudizio: la nomina di un uomo che tutti sapevano essere amico di un pedofilo condannato. Le domande senza risposta si accumulano. Cosa sapeva davvero Starmer quando ha nominato Mandelson? I documenti promessi arriveranno mai? Quanti altri nel Labour erano a conoscenza della profondità dei legami tra Mandelson ed Epstein?Perché nessuno ha fermato quella nomina? Lo scandalo Epstein non si limita a colpire la monarchia britannica, già gravemente danneggiata dal caso del principe Andrew, il fratello di Re Carlo III spogliato di tutti i titoli reali nell'ottobre 2025 e ora indagato per aver passato informazioni riservate a Epstein quando era inviato commerciale britannico. Lo scandalo travolge l'intero establishment: un governo laburista che prometteva "politica come forza per il bene" si ritrova impelagato nella protezione di un uomo che consigliava a un pedofilo condannato di "lottare per il rilascio anticipato". Come ha detto Clive Lewis: "Ha tradito il nostro Paese, tradito il nostro partito, tradito il nostro movimento". E Keir Starmer, che pure ha licenziato Mandelson, non riesce a scrollarsi di dosso la responsabilità più grande: averlo nominato in primo luogo, nonostante tutto. La domanda ora non è se Starmer sopravviverà, ma per quanto tempo ancora. E ogni giorno che passa, con nuove dimissioni, nuove rivelazioni, nuove pressioni, la risposta sembra sempre più scontata: non molto.

Di Eugenio Cardi

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