09 Febbraio 2026
Da sinistra: Morgan McSweeney, Keir Starmer, Tim Allan
Morgan McSweeney, capo di Gabinetto del primo ministro britannico Keir Starmer, e Tim Allan, direttore delle comunicazioni di Downing Street, hanno ufficialmente rassegnato le loro dimissioni dopo il loro coinvolgimento nel cosiddetto caso Epstein. Il governo britannico sta perdendo pezzi dopo il passo indietro compiuto, una settimana fa, dal laburista Peter Mandelson, coinvolto in giri di denaro con l'ex finanziere pedofilo e fotografato in mutande in compagnia di una giovane donna in accappatoio.
Keir Starmer e il suo governo stanno duramente vacillando ora che moltissimi documenti segreti su Jeffrey Epstein e il traffico sessuale internazionale di minorenni di cui è accusato sono emersi. Oggi, lunedì 9 Settembre, a lasciare il suo incarico è stato Tim Allan, a capo delle comunicazioni di Downing Street dallo scorso settembre. Si tratta ormai del quarto caso di dimissioni per l'ufficio Comunicazioni governative durante la presidenza Starmer. Prima di Allan a lasciare l'incarico erano stati Matthew Doyle, James Lyons e Steph Driver; "Ho deciso di farmi da parte per permettere la costruzione di una nuova squadra a Downing Street" sono state le dichiarazioni rese da Allan. La sua decisione segue quella di 24 ore prima di Morgan McSweeney, che ha lasciato la carica di capo di gabinetto, ritenuto responsabile della nomina di Mandelson ad ambasciatore UK negli Usa.
Morgan Sweeney, l'uomo forte dell'esecutivo Starmer e vicinissimo a Tony Blair, era stato quello ad insistere affinché l'amico Peter Mandelson ottenesse il ruolo di ambasciatore del Regno Unito a Washington. A quanto risulta, Mandelson aveva stretti legami con Epstein, gli avrebbe rinnovato l'amicizia anche dopo le accuse e l'incarcerazione per abusi sessuali, e avrebbe condiviso con lui documenti sensibili sulla crisi finanziaria del 2008-2010 e sulla vendita di asset statali quando era vice di Gordon Brown. L'accesso dato ad Epstein a molti file confidenziali chiarisce come l'ex finanziere fosse tenuto al corrente di molti processi decisionali e aspetti delicati nella leadership britannica. Sweeney ha deciso così di dimettersi per il pressing mediatico che la scelta di Mandelson - peraltro coinvolto in giri di denaro - ha generato. Il capo di gabinetto, in una dichiarazione di dimissioni, ha affermato di assumersi piena responsabilità per aver "raccomandato" Mandelson, definendo il suo passo indietro l'unica soluzione "onorevole".
Intanto, anche Tim Allan, che aveva lavorato per Blair per sei anni (1992-1998), ha lasciato la sua posizione di direttore della comunicazione del primo ministro "per permettere la costruzione di un nuovo team". Il primo ministro Keir Starmer è alle strette, eppure non molla, nonostante Anas Sarwar, leader laburista scozzese, abbia chiesto al premier le dimissioni dalla carica e dalla guida dei Labour dopo gli scandali trapelati. Secondo quanto riportato, Sarawar ritiene che diversi errori commessi da Starmer abbiano danneggiato il partito laburista scozzese, dato in terza posizione nei sondaggi dopo lo Scottish National Party e il Reform Party. Dai vertici di governo però arriva la smentita dell'ipotesi di dimissioni di Starmer: il primo ministro è "positivo, fiducioso e determinato".
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