09 Febbraio 2026
Si è dimessa dall'incarico di direttrice per la Svezia dell'agenzia ONU per i rifugiati Joanna Rubinstein, dopo che sono emersi documenti nei quali il suo nome compariva in alcune delle corrispondenze dell'ex finanziere Jeffrey Epstein, de secretate dal Dipartimento di Giustizia Usa.
Lo scandalo sul caso Epstein sta continuando a fare capitolare, dai loro incarichi di rilievo, personaggi pubblici che si sono visti coinvolti nel giro di conoscenze e contatti dell'ex finanziere ebreo-sionista, accusato di abusi sessuali e traffico internazionale di minorenni. Dopo lo scandalo che ha travolto la politica francese con le dimissioni dell'ex ministro della Cultura Jack Lang dalla presidenza dell'Institut du monde arabe e quelle della figlia Caroline dalla guida di un sindacato di produttori cinematografici; e dopo il terremoto che ha colpito il governo Starmer nella figura del laburista Peter Mandelson, ora è il turno di Joanna Rubinstein.
Non una "persona qualsiasi" ma una rappresentante di spicco non solo dell'UNHCR (l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) bensì - e qui il paradosso - di un Comitato attivo per la lotta alle violenze (anche sessuali) sui bambini, di cui è stata partner fin dal 2017. Figurano infatti, tra i numerosi Epstein files, delle e-mail della Rubinstein indirizzate proprio all'ex finanziere: in una di queste sembra emergere come l'ormai ex direttrice per la Svezia dell'UNHCR si fosse recata nel 2012 sull'isola caraibiche dell'ex imprenditore. Nel carteggio datato 26 Dicembre 2012, Rubinstein scriveva ad Epstein di un "pranzo meraviglioso e un pomeriggio in paradiso :-) È stato un piacere in più per me vederti di persona. (...) I bambini hanno amato le tue storie stimolanti e naturalmente la tua isola".
"Spero che ti aspetti una giornata scientifica entusiasmante" prosegue Rubinstein anche se non è chiaro a cosa abbia fatto riferimento. Le dimissioni di Joanna Rubinstein segnano un'altra capitolazione dell'élite occidentale dietro lo scandalo Epstein. Il caso Rubinstein però è ancora più paradossale se si considera che la stessa, membro del consiglio del consorzio per l'infanzia e la pace ed accademica esperta in salute globale e sviluppo sostenibile, era CEO di World Childhood Foundation USA, una fondazione impegnata nella lotta agli abusi e allo sfruttamento sessuale sui minori.
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