09 Febbraio 2026
Francesca Albanese, fonte: imagoeconomica
Gli Stati Uniti ha innalzato il livello delle sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, e per diversi giudici e funzionari della Corte Penale Internazionale per averli accusati di essere complici del genocidio a Gaza. Ora, le sanzioni sono a "livello terroristico". Ciò implica il congelamento dei beni nel Paese, il divieto di ingresso e il blocco finanziario.
La Casa Bianca ha adottato sanzioni di livello “terroristico” contro funzionari della Corte Penale Internazionale (Cpi) e contro la relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, congelando i loro beni e ostacolando indagini su crimini di guerra.
Le misure rientrano nell’Executive Order 14203, firmato dal presidente statunitense Donald Trump il 6 febbraio 2025, che autorizza l’imposizione di restrizioni economiche e divieti di ingresso negli Stati Uniti per persone coinvolte negli sforzi della Cpi di indagare o perseguire cittadini americani o di paesi alleati come Israele.
L’obiettivo ufficiale di Washington è penalizzare la Cpi e la relatrice Onu in risposta a indagini contro ufficiali statunitensi e israeliani e al lavoro critico della relatrice su presunte “violenze gravi dei diritti umani” a Gaza e nei territori occupati.
Per Francesca Albanese – la prima relatrice Onu a essere sanzionata dagli Stati Uniti – le misure comprendono:
Congelamento di beni e asset negli USA (tra cui un appartamento a Washington, valore circa 700 mila$)
Blocco dell’accesso al sistema finanziario statunitense, con chiusura di conti bancari e carte di credito e difficoltà a ottenerne di nuovi
Divieto di transazioni con cittadini, banche e aziende statunitensi, che rischiano sanzioni se aiutano o finanziano gli individui sanzionati
Queste restrizioni, tipiche delle sanzioni designate per terrorismo o traffico di armi, possono estendersi anche a banche europee e altri istituti internazionali che operano in dollari, dove la conformità con le regole americane è spesso richiesta per non subire pene economiche o l’esclusione dal sistema finanziario globale.
Inoltre, l’ordine esecutivo prevede divieti di visto o ingresso negli Stati Uniti per i funzionari della Cpi e altri soggetti collegati alle indagini giudiziarie.
L’Onu e difensori dei diritti umani considerano queste misure illegali e un attacco all’indipendenza della giustizia internazionale, poiché la relatrice gode di immunità diplomatiche ai sensi della Convenzione Onu sulle immunità.
Organizzazioni come Amnesty International hanno definito le sanzioni un “attacco vergognoso alla giustizia internazionale”, mentre critici avvertono che tali misure compromettono indagini su crimini di guerra e la capacità della Cpi di operare efficacemente.
Le sanzioni sono state utilizzate anche contro giudici e procuratori della Cpi e contro Ong palestinesi fornitrici di prove al tribunale, ampliando l’impatto della politica statunitense sul sistema internazionale di giustizia.
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