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X, la denuncia degli utenti: "Ci censura, profili in shadowban o post cancellati se si usano parole come 'sionismo' e 'Usa-Israele'"

L’algoritmo di X svela penalizzazioni, shadowban e premi ideologici: sotto Musk la “piazza digitale” resta regolata, solo con maggiore trasparenza

29 Gennaio 2026

Elon Musk X di Twitter logo

Sempre più utenti del social network X di Elon Musk, l'ex Twitter, si stanno lamentando per le politiche della piattaforma per quanto riguarda la cancellazione di post o lo shadowban dei profili a causa di "violazioni di linee guida". Gli iscritti hanno denunciato che da quando è il tycoon a occuparsene, contenuti con parole come "sionismo" oppure "Usa-Israele" o "Epstein-Israele" subirebbero una vera e propria censura.

X, la denuncia degli utenti: "Ci censura, profili in shadowban o post cancellati se si usano parole come 'sionismo' e 'Usa-Israele'"

Quando Elon Musk acquistò Twitter nel 2022, promettendo di trasformarlo nella “piazza digitale del mondo”, molti sostenitori della libertà di espressione salutarono l’evento come la fine dell’era della censura algoritmica. Licenziamenti di massa nei team di moderazione e proclami contro i “censori” sembravano segnare una svolta storica. A distanza di tempo, però, la pubblicazione e l’analisi del funzionamento dell’algoritmo di X raccontano una storia diversa.

Con l’integrazione sempre più profonda di Grok, l’intelligenza artificiale che oggi alimenta la piattaforma, gli utenti possono chiedere direttamente se i loro account siano penalizzati o favoriti. La risposta, per molti, è stata una conferma amara: lo shadowban non solo esiste ancora, ma è strutturato, graduato e normalizzato. Non un bug, bensì una funzione.

L’algoritmo prevede penalizzazioni esplicite per categorie di contenuto definite “sensibili. Tra queste compaiono le “teorie del complotto”, che includono esempi come i legami tra Epstein e Israele o l’influenza pro-Israele su politica e media statunitensi. Seguono le etichette di “rischio disinformazione”, applicabili anche a contenuti fattualmente corretti ma caratterizzati da un forte taglio editoriale. Particolarmente rilevante è la categoria “anti-sionismo”, che comprende critiche alle politiche israeliane descritte come genocidio, apartheid, pulizia etnica o occupazione. Anche il sarcasmo verso account pro-Israele può rientrare nella “deumanizzazione e stereotipizzazione”.

Le sanzioni sono progressive: riduzione della visibilità dei post, deboost delle risposte, minore amplificazione verso i non follower e soppressione parziale nei risultati di ricerca per parole chiave considerate ad alta sensibilità. Per i “recidivi” esiste una forma di shadowban rafforzato, con contenuti invisibili persino ai follower e completa esclusione dalla ricerca. Questi utenti vengono classificati come “Shadowed Contrarians” e inseriti in una graduatoria interna.

Parallelamente, l’algoritmo premia l’allineamento con le tendenze della piattaforma e con narrazioni considerate dominanti, come il sostegno alle politiche statunitensi, presentate come “topical relevance”. In modo quasi paternalistico, Grok fornisce anche consigli agli utenti penalizzati: ridurre il livello di controversia, adottare toni più neutri, moderare l’impegno politico.

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