04 Gennaio 2026
Maduro catturato, fonte: Telegram, @polivox
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, gli Stati Uniti guidati dal presidente Donald Trump hanno lanciato un attacco militare su larga scala contro il Venezuela, colpendo la capitale Caracas e altre zone strategiche come Miranda, Aragua e La Guira. L’operazione, annunciata come un’azione “contro il narco-Stato”, ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, trasferiti fuori dal Paese sotto custodia americana.
Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, la decisione è maturata durante una riunione straordinaria a Natale. Ufficialmente, l’operazione è stata giustificata come parte della lotta al narcotraffico, ma analisti internazionali sottolineano che il vero obiettivo sarebbe il controllo delle immense riserve petrolifere venezuelane, che rappresentano circa il 18% del mercato mondiale.
L’attacco ha provocato 7 esplosioni a Caracas e ha scatenato una reazione durissima da parte del governo venezuelano, che ha definito l’azione “un’aggressione gravissima” e ha invocato l’intervento dell’ONU. Paesi alleati del Venezuela, come Russia, Iran e Cina, hanno condannato l’attacco, alimentando il timore di un conflitto globale.
Molti osservatori parlano apertamente di un possibile innesco per una Terza Guerra Mondiale, soprattutto se le potenze mondiali dovessero schierarsi militarmente. Le tensioni nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico orientale sono già altissime, con oltre 30 attacchi americani a imbarcazioni sospette negli ultimi mesi.
L’attacco di Trump al Venezuela potrebbe segnare un punto di non ritorno nella geopolitica globale. Se le tensioni non verranno disinnescate rapidamente, il rischio di un conflitto su scala mondiale non è più solo un’ipotesi da romanzo distopico, ma una minaccia concreta. In un mondo già segnato da troppi focolai di crisi dall’Ucraina al Medio Oriente, dal Pacifico all’Africa l’apertura di un nuovo fronte in America Latina rischia di farcollassare l’equilibrio internazionale. Il pianeta è stanco di guerre, ma la diplomazia sembra sempre più in affanno.
Di Nico Combattelli Popoli (Pe)
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