04 Gennaio 2026
Trump con Hegseth, Rubio, Miller Fonte: X @nicksortor
Nella notte del 3 gennaio 2026, esplosioni hanno squarciato il cielo di Caracas. La ormai fin troppo nota operazione militare statunitense ha portato alla cattura del Presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores nel complesso militare di Fuerte Tiuna. Trasportati a New York, i due sono ora detenuti in attesa di processo con accuse di narcoterrorismo.
Ma dietro la giustificazione ufficiale della lotta al narcotraffico si nasconde una realtà molto più complessa e inquietante: l'appropriazione delle più grandi riserve petrolifere del mondo e l'affermazione di una nuova dottrina espansionista americana che minaccia la stabilità globale. "Gestiremo noi il Paese", ha dichiarato Trump da Mar-a-Lago, "fino a quando non ci sarà una transizione appropriata". E ha aggiunto, senza mezzi termini: "Manderemo le nostre grandi compagnie petrolifere americane, le più grandi del mondo, a spendere miliardi di dollari per riparare l'infrastruttura petrolifera gravemente danneggiata e iniziare a fare soldi per il Paese". Il Venezuela possiede 303 miliardi di barili di petrolio accertati - circa un quinto delle riserve mondiali, superiori persino a quelle dell'Arabia Saudita. L'operazione contro Maduro non è dunque una semplice azione anti-droga, ma l'inizio di un'occupazione americana di un Paese sovrano per controllarne le risorse energetiche.
Per comprendere cosa sta realmente accadendo, bisogna guardare alle figure che circondano Trump e ne plasmano le politiche. Come nel classico film investigativo "Tutti gli uomini del Presidente", emerge un network di ideologi, fanatici e opportunisti che sta spingendo gli Stati Uniti verso una pericolosa deriva autoritaria ed espansionista.
Al centro di questo sistema c'è Stephen Miller, 39 anni, deputy chief of staff per le politiche e consigliere per la sicurezza nazionale. Definito dall'NBC News come "la figura più influente dell'amministrazione Trump dopo il Presidente stesso", Miller è l'ideologo principale del trumpismo, con posizioni descritte come di estrema destra, anti-immigrazione e, secondo il Southern Poverty Law Center che lo ha inserito nella lista degli estremisti, white nationalist. Miller è l'artefice delle politiche più dure: la separazione dei bambini migranti dalle famiglie, il Muslim ban, le deportazioni di massa. Ha recentemente minacciato di sospendere l'habeas corpus - la protezione costituzionale contro la detenzione arbitraria - per proseguire il programma di espulsioni. La sua influenza permea ogni aspetto dell'amministrazione, dall'immigrazione alla politica estera. "Stephen è intoccabile", ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca all'NBC. "Lui, sua moglie Katie e Sergio Gor [capo del personale] sono gli unici membri intoccabili del team di Trump". La voce di Miller è quella che argomenta - senza prove - che "giudici marxisti" stiano eseguendo un "colpo di stato giudiziario" identificando limiti all'autorità presidenziale. È lui che ha caricato decine di ordini esecutivi perché Trump li firmasse nei primi mesi di mandato, su temi che vanno dalla dichiarazione di emergenza nazionale al confine meridionale allo smantellamento dei programmi di diversità nel governo federale.
Al fianco di Stephen c'è la moglie Katie Miller (nata Waldman), 33 anni, ex portavoce del Dipartimento della Sicurezza Nazionale e poi direttrice delle comunicazioni del vicepresidente Mike Pence. Dopo un periodo come advisor di Elon Musk al Department of Government Efficiency (DOGE), ha lanciato un podcast conservatore che funge da strumento di propaganda per l'amministrazione. Ma è un suo post su X del 3 gennaio 2026 - proprio il giorno dell'attacco al Venezuela - a rivelare il pensiero di questa coppia di potere. Katie ha pubblicato una mappa della Groenlandia interamente colorata con la bandiera americana. Un solo messaggio, visivo e brutale, visto da oltre 10 milioni di persone: la Groenlandia deve diventare americana. Il post ha scatenato reazioni internazionali. Il giornalista Will Fritz ha commentato: "Questa è la moglie di un alto funzionario dell'amministrazione Trump che chiede apertamente l'annessione del territorio di uno stato membro dell'Unione Europea". L'autore Dave Keating ha aggiunto: "Dalla moglie del Deputy Chief of Staff della Casa Bianca. Europa, non dire che non sei stata avvertita". I Miller rappresentano il cuore ideologico dell'espansionismo trumpiano. Si sono conosciuti nel 2018 mentre lei lavorava al Dipartimento della Sicurezza Nazionale e lui alla Casa Bianca. Come ha rivelato il giornalista Jacob Soboroff, Katie "si è innamorata di Stephen per le politiche di separazione familiare" al confine. Quando fu mandata al confine meridionale nella speranza che ciò che vedeva la rendesse più compassionevole, "non ha funzionato", secondo le sue stesse parole.
Il Segretario di Stato Marco Rubio, 54 anni, figlio di emigrati cubani, porta nell'amministrazione un'ossessione personale contro Cuba, Venezuela e tutti i governi di sinistra in America Latina. Durante la conferenza stampa dopo la cattura di Maduro, Rubio ha lanciato minacce velate ma chiarissime a Cuba. "Se vivessi all'Avana e fossi nel governo, sarei preoccupato, almeno un po'", ha dichiarato Rubio, accusando Cuba di essere "gestita da uomini incompetenti e senili" e affermando che le guardie di Maduro e l'intera agenzia di intelligence venezuelana erano "piene di cubani". Rubio vede Cuba come il prossimo obiettivo. Trump stesso, alla stessa conferenza stampa, ha definito Cuba "una nazione in fallimento" e ha detto: "Vogliamo aiutare il popolo di Cuba, ma anche aiutare le persone che sono state costrette a lasciare Cuba e vivono in questo Paese". Il senatore Lindsey Graham ha concluso il suo post su X sull'operazione in Venezuela con due parole inequivocabili: "Free Cuba". Ma le ambizioni di Rubio non si fermano a Cuba. Ha minacciato anche la Colombia con azioni militari usando la scusa del narcotraffico, e ha espresso posizioni durissime contro il Nicaragua e Haiti. La sua visione, condivisa dalla diaspora cubana di Miami, è di rovesciare tutti i governi di sinistra dell'emisfero occidentale.
Come ha riportato il Christian Science Monitor intervistando membri della comunità cubano-americana a Little Havana: "La nuova filosofia degli Stati Uniti sugli affari esteri riflette le prospettive della maggior parte di noi all'interno della comunità cubano-americana: porre fine al regime in Venezuela, porre fine al regime a Cuba". Una residente, Adela Diez, ha dichiarato fuori da una caffetteria: "Perché la gente chiede se è legale? Bombardateli. Maduro è sostenuto dai soldi della droga. Maduro sostiene Cuba. Devono cadere tutti - Marco Rubio e Donald Trump hanno l'idea giusta".
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, 45 anni, ex conduttore di Fox News senza esperienza in ruoli governativi senior, ha descritto l'operazione in Venezuela come "America First, questa è la pace attraverso la forza". Durante l'audizione di conferma al Senato, si è rifiutato di escludere l'uso della forza militare per prendere il Canale di Panama e la Groenlandia. Pam Bondi, Attorney General, ha promesso su X che Maduro affronterà "la piena ira" del sistema giudiziario americano. Le accuse contro Maduro - cospirazione per narcoterrorismo, importazione di cocaina, possesso di armi - sono state preparate dal Dipartimento di Giustizia fin dal 2020. Insieme, Hegseth e Bondi rappresentano il braccio esecutivo militare e giudiziario della nuova dottrina Trump: attaccare preventivamente, catturare leader stranieri e processarli negli Stati Uniti, occupare Paesi per "periodi transitori" non definiti.
L'operazione in Venezuela non è un caso isolato. Fa parte di una strategia complessiva che Trump ha delineato nella National Security Strategy del dicembre 2025 con quella che è stata chiamata la "Trump Corollary" alla Dottrina Monroe. La Dottrina Monroe del 1823 avvertiva le potenze europee di non interferire nell'emisfero occidentale. Trump l'ha trasformata in una giustificazione per l'intervento militare americano. Durante la conferenza stampa del 3 gennaio, ha dichiarato: "La Dottrina Monroe è importante, ma l'abbiamo superata di molto, di molto. Ora la chiamano la Donroe Doctrine. Il dominio americano nell'emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione".
Le ambizioni territoriali di Trump sono vastissime e apertamente dichiarate:
Dietro le giustificazioni sulla sicurezza nazionale e il narcotraffico, il vero obiettivo è chiaro: il controllo delle risorse naturali, in particolare del petrolio venezuelano.
Trump è stato esplicito: "Il Venezuela ha costruito l'industria petrolifera con talento, determinazione e competenze americane, e il regime socialista ce l'ha rubata. Questo ha costituito uno dei più grandi furti di proprietà americana nella storia del nostro Paese". Gli Stati Uniti producono circa 13 milioni di barili al giorno. Il Venezuela, pur avendo le maggiori riserve mondiali, produce solo circa 1 milione di barili al giorno (lo 0,8% della produzione globale), contro i 3,5 milioni di prima del regime chavista. La produzione è crollata per mancanza di investimenti, manutenzione e sanzioni internazionali. L'azienda statale PDVSA dice che le sue pipeline non sono state aggiornate in 50 anni. Riportare la produzione venezuelana ai livelli massimi costerebbe 58 miliardi di dollari, secondo le stime. Ma le compagnie petrolifere americane potrebbero trarne enormi profitti: il petrolio venezuelano è pesante e denso, e le raffinerie americane sono state costruite proprio per processare questo tipo di greggio. Quando usano petrolio venezuelano, le raffinerie USA sono molto più efficienti rispetto a quando usano petrolio americano. Trump ha promesso che "le nostre grandissime compagnie petrolifere americane, le più grandi del mondo, entreranno, spenderanno miliardi di dollari, ripareranno l'infrastruttura gravemente danneggiata e inizieranno a fare soldi per il Paese". E ha aggiunto: "Venderemo grandi quantità di petrolio ad altri Paesi. Siamo nel business del petrolio. Glielo venderemo".
Questo include venderlo a Cina, Russia e Iran - i partner commerciali che Trump afferma di voler contrastare.
L'operazione in Venezuela ha provocato condanne internazionali e preoccupazioni per la violazione del diritto internazionale:
Persino all'interno del movimento MAGA emergono critiche. La deputata Marjorie Taylor Greene è stata tra i primi sostenitori MAGA a criticare Trump per perpetuare l'aggressione militare e sostenere guerre straniere - "le cose stesse per cui pensavamo di votare per fermarle. Ragazzo, ci sbagliavamo".
Ciò che emerge da questa analisi è un quadro allarmante: un'amministrazione americana guidata da un ristretto network di ideologi estremisti, fanatici anti-immigrazione, falchi militari e opportunisti economici, che sta perseguendo una politica estera aggressiva, espansionista e destabilizzante.
L'operazione in Venezuela stabilisce precedenti pericolosissimi:
I nuovi "uomini del Presidente" - Stephen Miller, Katie Miller, Marco Rubio, Pete Hegseth, Pam Bondi - non sono semplici funzionari governativi. Sono gli architetti di una visione del mondo basata su nazionalismo bianco, suprematismo americano, odio verso gli immigrati e i "diversi", appropriazione delle risorse altrui, e uso unilaterale della forza militare.
La Groenlandia colorata con la bandiera americana sul profilo X di Katie Miller non è uno scherzo o un'innocua provocazione. È una dichiarazione d'intenti. Così come il rapimento di Maduro non è solo un'operazione anti-droga, ma l'inizio di una campagna di occupazione e appropriazione.
Trump ha dichiarato nel suo discorso inaugurale del 20 gennaio 2025 di voler riportare il "manifest destiny", quella dottrina che nel XIX secolo giustificò l'espansione americana verso ovest sterminando i nativi americani. È stato il primo Presidente a usare quella frase in un discorso inaugurale. Il mondo sta assistendo non a una politica estera americana tradizionale, per quanto aggressiva, ma a qualcosa di nuovo e più pericoloso: un nazionalismo imperiale del XXI secolo che combina suprematismo ideologico, avidità economica e disprezzo per il diritto internazionale. Come nell'Iraq del 2003, come nel Vietnam, come in Afghanistan, gli Stati Uniti stanno entrando in un territorio che non comprendono, con obiettivi contrastanti, senza piano di uscita, guidati da ideologi che credono nella superiorità americana e nel diritto di imporre la propria volontà al mondo.
La domanda non è se questo finirà male. La storia ci ha già dato la risposta. La domanda è: quanto male, quante vite costerà, e quanto destabilizzerà l'ordine internazionale che, per tutti i suoi difetti, ha evitato conflitti globali per ottant'anni? I "nuovi uomini del presidente" stanno scrivendo una storia pericolosa. E il mondo intero ne pagherà il prezzo.
Di Eugenio Cardi
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