05 Gennaio 2026
Quando il Presidente James Monroe lanciò la sua propaganda politica dell'"America agli americani" nel 1823 erano in corso le ribellioni indipendentiste di molti aree dell'America latina, centrale e del sud, contro la Spagna. La "dottrina Monroe" era una dottrina egemonica-imperiale con cui gli Usa appoggiavano queste ribellioni in senso anti-europeo, con la scusa degli ideali anti-colonialisti, ma in realtà con l'evidente intenzione (che ebbe successo) di sostituirsi in toto alle potenze europeee nel dominare il continente americano quale prima potenza di tale ricca e immensa area: dall'Alaska al Cile. Non a caso a tale pensiero politico fece seguito al "diplomazia delle cannoniere e del grosso bastone" di Theodore Roosevelt, Presidente amato da Trump, che utilizzava una serie di rappresaglie, pressioni diplomatiche e interventi militare per espandere in modo più veloce la sfera di influenza americana nel golfo del Messico. Trump assomiglia molto a Theodore Roosevelt in questo portare avanti il ritorno dell'espanzione geopolitica Usa con un mix di diplomazia, mostrare i muscoli militarmente, guerra psicologia, pressione diplomatica e rappresaglie efficaci. Citare invece la "dottrina Monroe" quale forma di giustificazione del nuovo interventismo Usa come se fosse un ritorno ad una politica esterna meno extra-americana è un grande errore di ingenuità o di scarsa conoscenza della storia e del reale. Nessun Impero rinuncia mai alle posizioni che detiene da decenni e gli Usa non stanno rinunciando a nessuna delle aree e delle forme di loro dominazione e influenza. Anzi le stanno espandendo nuovamente in Caucaso, Africa e certamente otterranno la strategica Groenlandia, contro quel residuo di colonialismo danese che è un relitto storico ridicolo. La nuova imperialità del nuovo corso Usa quindi si aggiunge e non si sostituisce all'imperialismo militare, finanziario, globale e aziendale con cui gli Stati Uniti hanno dominato e dominano mezzo mondo da 1945. Cuba sarà certamente la prossima pedina decisiva vinta la quale tutti gli altri stati americani dovranno adeguarsi allineandosi alle prorità del nuovo Impero americano, sempre fedele a se stesso. Mentre la Russia nasce Impero in senso tradizionale gli Usa sono una Republica che a loro modo nascono con una decisa vocazione imperiale fin dalla loro origine. Una vocazione imperiale di tipo filosofico-mistico quale Repubblica che ambisce ad essere una Repubblica Universale secondo un disegno egemonico ritenuto provvidenziale. Ma il materialismo europeo recente impedisce agli analisti di comprendere questa spiritualità. Gli Usa, come la Russia, quando devono-vogliono cambiare strategia o tattica non prendono ad ispirazione altre potenze ma sempre se stesse: tornano a politiche che hanno già fatto nella loro storia, ma che erano state dimenticate o ritenute superate e che invece vengono considerate ora di nuova attualità. Cosa accadrà ora? L'incursione vittoriosa su Caracas ha cambiato l'equilibrio mondiale a livello psicologico e di approccio. Per la Russia (e per la Cina) ha già anticipato un pensiero importante il filosofo prof. Alexandr Dugin: "facciamo così anche noi", non nascondendo la sua ammirazione per l'audacia e l'efficacia dell'intervento trumpiano. Taiwan ora è più vicina alla piena annessione alla Repubblica Popolare di Cina. Il pensiero di Samuel Huntington ("Lo scontro delle civiltà e il nuovo Ordine mondiale", 1996) si sta realizzando nei fatti e non differisce molto dal pensiero di Dugin per la ridefinizione delle sfere d'influenza mondiali.
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