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Venezuela, diritto violato e forza coerente: perché il blitz USA segna un precedente globale e ridisegna le regole del potere

Medvedev denuncia l’illegalità dell’azione americana contro Maduro, ma il caso Caracas mostra come la forza torni a prevalere sul diritto in un ordine internazionale sempre più selettivo

04 Gennaio 2026

Venezuela, diritto violato e forza coerente: perché il blitz USA segna un precedente globale e ridisegna le regole del potere

Maduro catturato, fonte: Telegram, @polivox

Medvedev e la verità scomoda sull’illegalità “coerente”

Le parole di Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, colgono un punto essenziale: l’azione statunitense contro il Venezuela è illegale, ma perfettamente coerente con la prassi geopolitica americana. Il sequestro di Nicolás Maduro e di sua moglie, l’annuncio di una gestione diretta della “transizione” e la prospettiva di un controllo sulle risorse non rappresentano una deviazione, bensì una continuità storica. Medvedev sottolinea inoltre un effetto spesso sottovalutato: l’aumento dell’odio antiamericano in America Latina, destinato a sedimentarsi nel lungo periodo.

Il diritto internazionale come architettura asimmetrica

Di fronte all’ennesima violazione del diritto internazionale, molti osservatori sostengono che esso non sia mai realmente esistito. L’argomento non è privo di fondamento: già Hegel osservava che tra Stati sovrani manca un’autorità terza capace di imporre norme e sanzioni effettive. L’ONU nasce proprio per colmare questo vuoto, ma la sua azione si è rivelata strutturalmente selettiva. Le condanne colpiscono gli Stati deboli, mentre i vertici della catena di potere globale, a partire dagli Stati Uniti, restano di fatto immuni.

Giustizia formale e giustizia sostanziale

Dire che il diritto internazionale non esiste, però, è solo metà della verità. Il diritto è la forma della giustizia, e senza un minimo di senso di giustizia sostanziale nessuna norma può reggere. Anche la migliore Costituzione diventa carta morta se chi la interpreta è privo di tale senso. Applicato alla geopolitica, questo significa che non esistono solo violazioni “giuste” o “ingiuste”, ma gradi di comprensibilità delle violazioni, valutabili solo attraverso confronti concreti.

Il caso Venezuela: intenzioni dichiarate

Nel caso venezuelano, le intenzioni statunitensi sono state esplicitate senza particolari infingimenti. Donald Trump ha giustificato l’intervento con motivazioni di sicurezza e narcotraffico, ma ha poi ammesso che Washington controllerà produzione, prezzi e gestione del petrolio, annunciando di fatto un’amministrazione diretta del Paese fino a una “transizione sicura”. La rinnovata Dottrina Monroe, declinata in chiave apertamente coercitiva, è stata accompagnata da messaggi minacciosi verso Colombia e altri Stati della regione.

Confronto con Russia e Ucraina

Il paragone con la Russia in Ucraina, in particolare nel Donbass, è inevitabile. Anche Mosca ha violato il diritto internazionale, come già fecero gli USA in Iraq, Libia o Serbia. Tuttavia, sul piano informale, le ragioni russe appaiono più comprensibili: la minaccia concreta di un’espansione NATO ai confini più vulnerabili e la tutela di popolazioni russofone realmente discriminate. Ciò non cancella la violazione, ma ne modifica il peso politico e storico.

Cina e Taiwan: un caso ancora diverso

Ancora differente è il dossier Taiwan. Un’eventuale azione cinese costituirebbe una violazione giuridica più limitata, dato lo status internazionale ambiguo dell’isola. Le preoccupazioni di Pechino sono legate alla sicurezza marittima e al rischio di un blocco navale statunitense in un’area vitale per i traffici cinesi. Anche qui, sul piano informale, le ragioni di sicurezza risultano comprensibili, pur restando l’uso della forza sempre riprovevole.

Perché il Venezuela è un precedente più grave

Il Venezuela, però, non confina con gli Stati Uniti, non rappresenta una minaccia militare diretta e non ha legami culturali o storici con Washington. L’intervento appare dunque come un atto di dominio strategico puro, finalizzato al controllo delle risorse e alla riaffermazione di una gerarchia regionale. È questo che rende il caso Caracas un precedente sistemico, più inquietante di altri.

Non cadere dal pero

Come ammonimento finale, vale l’invito a non “cadere dal pero” domani, fingendo sorpresa. Il mondo sta tornando a una logica in cui la forza precede il diritto e lo modella a posteriori. Capire questa dinamica non significa giustificarla, ma evitare illusioni. Solo così è possibile leggere con lucidità ciò che sta accadendo – e ciò che potrebbe accadere ancora.

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