18 Febbraio 2026
Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha dichiarato che il Vaticano non parteciperà alla prima riunione del Board of Peace per Gaza, fissata per giovedì 19 febbraio a Washington, "nemmeno come osservatore", in quanto l'organismo creato dal presidente americano Donald Trump riporterebbe "troppe criticità". Ha poi aggiunto che la Chiesa sarebbe "perplessa" dalla scelta dell'Italia di parteciparvi.
La Santa Sede non parteciperà al Board of Peace per Gaza. L’annuncio è arrivato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, al termine del bilaterale con il governo italiano a Palazzo Borromeo, in occasione delle celebrazioni dei Patti Lateranensi. "Il Vaticano non parteciperà per la sua particolare natura, che non è quella degli altri Stati", ha dichiarato, sottolineando tuttavia di aver preso atto della scelta italiana di aderire come osservatore, pur essendo "perplesso".
Parolin ha parlato apertamente di "punti che lasciano perplessi" e di "criticità che avrebbero bisogno di spiegazioni e di essere risolte". La principale riguarda il ruolo delle Nazioni Unite: "A livello internazionale è l’Onu che gestisce questo genere di situazioni di crisi. È un punto su cui abbiamo insistito". Un passaggio che suona come una presa di distanza netta dall’impianto del Board promosso dal presidente americano Donald Trump.
La decisione vaticana arriva alla vigilia dell’avvio operativo dell’organismo internazionale che dovrebbe occuparsi della stabilizzazione e ricostruzione della Striscia. Un’iniziativa che ha già suscitato divisioni in Italia. Alla Camera la maggioranza ha approvato la risoluzione per la partecipazione come osservatori, ma le opposizioni hanno fatto fronte comune criticando l’adesione a un organismo ritenuto alternativo all’Onu.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha difeso la scelta: "Non andare significherebbe non sapere. Vogliamo essere parte della soluzione". Di segno opposto le reazioni delle opposizioni, che parlano di rischio di subalternità e di svuotamento del diritto internazionale.
Il “no” della Santa Sede pesa politicamente e simbolicamente. Oltretevere evita uno scontro diretto con Palazzo Chigi, ma ribadisce la centralità del multilateralismo classico. Una posizione che rafforza il ruolo dell’Onu come sede privilegiata per la gestione delle crisi e segna una distanza rispetto a formule percepite come parallele o alternative.
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