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"Pagate o il ragazzo morirà", i volti dei dispersi in Mediterraneo

In Egitto famiglie chiedono notizie dei figli partiti per l'Europa

18 Febbraio 2026

Sharqiya (Egitto), 18 feb. (askanews) - Nel villaggio di Kafr Abdallah Aziza, nel delta del Nilo, uomini e donne mostrano le fotografie dei figli e dei fratelli scomparsi dopo aver tentato di raggiungere l'Europa attraversando la Libia e il Mediterraneo.

La crisi economica - con la valuta in caduta e l'inflazione in crescita - ha alimentato le partenze. In questo villaggio agricolo, spiegano i residenti, sempre più giovani scelgono la rotta clandestina verso la costa libica.

Ahmed Ezzat tiene in mano la foto dello zio Adel Hamed, partito senza informare tutta la famiglia: "Sua madre e suo fratello maggiore non sapevano che era partito. Quando hanno scoperto che si trovava a Sallum, vicino al confine con la Libia, lo hanno chiamato e gli hanno proposto di inviargli del denaro per tornare. Lui ha risposto che non poteva più tornare perché era già con i libici, i trafficanti. Ha spiegato che lo avrebbero aiutato ad attraversare il confine e ha avvertito che se avesse provato a rientrare lo avrebbero ucciso".

"Quando è arrivato in Libia, il trafficante di migranti ci ha contattati e ha chiesto il pagamento. Ha detto che se non avessimo pagato non avrebbe potuto partire e che, se fosse tornato indietro, sarebbe stato ucciso e gettato in mare. Tornare non era più un'opzione. L'unica soluzione era pagare."

Youssef Ibrahim, 28 anni, fratello di un disperso: "Vogliamo sapere se i dispersi sono ancora vivi e, se sono vivi, dove si trovano. Adesso siamo smarriti".

Refaat Abdelsamad, farmacista: "Questo fenomeno non riguarda solo il nostro villaggio, ma tutti i villaggi vicini. Si potrebbe dire che riguarda tutti i villaggi del governatorato di Sharqiya: tutti i giovani pensano alla migrazione irregolare. È diventata una tendenza, che purtroppo non riguarda solo alcune fasce d'età. Quasi tutti sono ragazzi, a partire dai 14 anni".

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