30 Gennaio 2026
In quanto "fortezza e orgoglio" dei musulmani, l'Iran "non combatterà da solo" ma sarà sostenuto da due membri centrali delle Forze di Mobilitazione Popolare irachene: Kata'ib Hezbollah e il Movimento al-Nujaba. È quanto ci raccontano i video e le immagini dall'Iraq dove le due milizie più potenti sostenute dal governo di Bagdad, stanno mobilitando le loro forze e risorse umane in vista di un'imminente "guerra totale" contro gli Stati Uniti e Israele.
Il conflitto che potrebbe scoppiare, a breve, tra Washington e Teheran non è destinato a restare circoscritto entro la regione, o comunque entro gli interessi di poche potenze rivali - Israele inclusa. Come infatti dichiarato dallo stesso leader del gruppo di Kata'ib Hezbollah, Abu Hussein al-Hamidawi, la guerra contro la "roccaforte islamista" iraniana arriverebbe a trascendere gli stessi confini, innescando una reazione a catena di multilivello, che richiederebbe l'intervento di Libano, Siria e Yemen. E verosimilmente anche di Hamas a Gaza.
Dal momento che il cosiddetto "Asse della Resistenza" costituito dall'Iran e acerrimo nemico dell'imperialismo statunitense ed israeliano, mobiliterebbe tutti i suoi membri: oltre ai due già citati e all'Organizzazione Badr (irachena), anche Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen. Il coinvolgimento di al-Nujaba e Kata'ib Hezbollah è diretto perché ricevettero sostegno dall'Iran (dai Guardiani della Rivoluzione) nel biennio 2015-2017 per la liberazione dell'Iraq occidentale dall'ISIS. Eppure non si tratta solo di rapporti di "riconoscenza": a mobilitare la compagine islamista sarebbe una sostanziale convergenza ideologica.
E qui s'innesca la denuncia mossa dall'Iraq contro Washington, che vede gli oltre 2000 soldati Usa lì stanziati, e i circa 30-40mila militari presenti nelle basi della regione, come una sostanziale "forma di occupazione straniera". Secondo ultime dichiarazioni rilasciate da Firas al-Yasir, membro del Consiglio Politico di al-Nujaba, "la presenza Usa nelle basi della regione del Kurdistan è stata consolidata. Gli americani hanno stabilito nuove basi nel nord dell'Iraq. (...) Il progetto statunitense è quello di destabilizzare l'Iraq attraverso prigionieri takfiri [jihadisti estremisti come i membri dell'ISIS, ndr] fatti fuggire dalle carceri siriane".
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