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"Siamo sempre più vicini all'uso dell'atomica, Trump e Israele sono pericolosi, attaccheranno Iran", le parole di Jeffrey Sachs - VIDEO

Nell’intervista a George Galloway, Jeffrey Sachs avverte: gli Usa pronti a colpire l’Iran, Israele spinge alla guerra e il mondo è a 85 secondi dalla catastrofe nucleare

30 Gennaio 2026

In un'intervista con il commentatore George Galloway, l'economista Jeffrey Sachs ha lanciato un allarme molto grave: "Siamo sempre più vicini all'uso della bomba atomica, mancano 85 secondi all'apocalisse mondiale". Una frase sicuramente riferita alla deriva dell'amministrazione Trump, definita "pericolosa", nei confronti dell'Iran, in cui Israele sta collaborando per aumentare l'instabilità.

"Siamo sempre più vicini all'uso dell'atomica, Trump e Israele sono pericolosi, attaccheranno Iran", le parole di Jeffrey Sachs

Il mondo è più vicino che mai alla catastrofe nucleare e l’eventuale attacco degli Stati Uniti all’Iran potrebbe essere la scintilla definitiva. È l’allarme lanciato dall’economista Jeffrey D. Sachs, professore alla Columbia University e consigliere delle Nazioni Unite, in una lunga intervista concessa a George Galloway. Il riferimento iniziale è al Doomsday Clock, l’orologio simbolico del Bulletin of Atomic Scientists, che segna 85 secondi alla mezzanotte, il punto di non ritorno.

Secondo Sachs, la responsabilità principale ricade sulla leadership statunitense. "Ogni presidente americano dal 1992 ha spinto il mondo più vicino alla guerra nucleare", afferma, definendo l’attuale amministrazione Trump "la più instabile e pericolosa". Il rischio imminente, sostiene, è un attacco diretto all’Iran: "Trump colpirà, a meno che il resto del mondo non si opponga apertamente".

Nel suo intervento, Sachs individua in Israele uno dei principali promotori dello scontro. A suo giudizio, Tel Aviv avrebbe perseguito per decenni l’obiettivo di una guerra su larga scala contro Teheran, trascinando Washington in una strategia di destabilizzazione regionale che ha già coinvolto Libano, Siria, Iraq e Yemen. "Questa non sarebbe una guerra rapida o 'chirurgica'", avverte, sottolineando che l’Iran non è un obiettivo facile e che il conflitto coinvolgerebbe inevitabilmente potenze come Russia e Cina.

L’economista denuncia anche il declino della democrazia occidentale, descrivendo gli Stati Uniti come un sistema ormai controllato da miliardari e dal complesso militare-industriale-digitale. "La politica è stata comprata", afferma, citando l’influenza diretta di grandi finanzieri sulla Casa Bianca. In Europa, aggiunge, la situazione non è migliore: leadership deboli, assenza di visione strategica e totale subalternità a Washington.

Nonostante il quadro cupo, Sachs difende il ruolo delle Nazioni Unite, pur riconoscendone la paralisi. "Il mondo ha bisogno del diritto internazionale per sopravvivere", conclude. "Senza una ribellione globale contro la logica della forza, l’apocalisse non è più un’ipotesi astratta".

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